di Giuliano Di Tanna
PESCARA. Cola a picco il credito concesso alle imprese nei primi nove mesi del 2009. Lo rivela l’ufficio studi della Cna Abruzzo, secondo la quale, in base ai dati di Bankitalia, tra gennaio e settembre dell’anno scorso, c’è stato una diminuzione di un miliardo e 386 milioni di credito alle imprese.
Questo magro bilancio è stato presentato, ieri a Pescara, dal presidente e dal direttore regionali della Confederazione nazionale dell’artigianato,
Italo Lupo e
Graziano Di Costanzo.
Il 55% del credito non erogato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è concentrato, secondo la Cna, nel settore industriale (-765 milioni), ma con flessioni significative anche nei campi dei servizi (-373), dell’edilizia (-179) e delle micro-imprese (-76). A questo scenario negativo fa da contraltare il buon risultato raggiunto da pubblica amministrazione (+190 milioni) e dalle famiglie (+233): frutto, quest’ultimo di una quota destinata ad acquisto dell’abitazione (+144) e di una quota per l’acquisto di beni e servizi (+89).
«Nei primi tre trimestri 2009 rispetto agli stessi del 2008», ha detto
Aldo Ronci, che dirige il centro studi della Cna, «le variazioni del credito alle imprese pongono in evidenza una notevole e allarmante decrescita: segno della condizione in cui si trovano ad operare le imprese in un Abruzzo che attraversa, in questi anni, una fase di oggettiva difficoltà e che cresce meno sia rispetto ai dati nazionali che a quelli del Sud. Infatti, la diminuzione di
credito alle imprese è Italia è stata nello stesso periodo dell’1
,29%, mentre in Abruzzo si attesta un valore più alto, il
2%».
In Abruzzo, invece, si è verificato un «effetto terremoto». Solo la
provincia dell’Aquila, infatti, ha fatto registrare un incremento
positivo nella concessioni di crediti (+316 milioni di euro), a
fronte della grave caduta di quella di Chieti (-225), della
flessione di quella di Pescara (-24) e della lieve crescita di
quella di Teramano (+64).
Sul fronte degli istituti bancari, a erogare la maggior parte del
credito sono state le banche di maggiori dimensioni, con 750
milioni di euro, uniche in grado di realizzare una performance
positiva, mentre quelle di medie dimensioni hanno segnato un taglio
di un miliardo e 59 milioni di euro, le piccole di 342 e quelle
minori di 106. Quando alle «sofferenze», infine, i primi tre
trimestri del 2009 hanno fatto registrare un incremento di 293
milioni di euro, pari al 28,8%. Un altro sintomo, secondo la Cna,
del malessere in cui versa l’Abruzzo.
In un momento in cui si torna a parlare di semplificazioni del
sistema bancario regionale (con la trattativa in corso per l’a
cqusizione della Caripe da parte della Tercas: si legga l’articolo
qui sotto) viene da chiedersi se gli istituti di credito regionali
siano adeguati alla sfida della crisi attuale.
«In Abruzzo», spiega Di Costanzo, «le banche locali hanno un
quantità di impieghi sopra il 50 per cento. In Italia quella quota
scende sotto il 30 per cento. Il nostro studio mette in evidenza
che anche questa tipologia di banche, pur presentando nei tre
trimestri considerati, un saldo positivo superiore a 300 milioni di
euro degli impieghi (che è la differenza fra i dati al 31 dicembre
2008 e quelli al 30 settembre 2009), nel’analogo periodo del 2008
erano a quasi 800 milioni».
Un sistema caratterizzato dalla presenza di banche locali di
dimensioni superiori a quelle attuali agevolerebbe il credito alle
imprese?
«Difficile dirlo», risponde il direttore della Cna. «Certo, se ci
fosse una grande banca abruzzese, la situazione sarebbe più
semplice. Con un polo bancario unico si potrebbe affrontare meglio
una prospettiva di ripresa dello sviluppo».
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20 marzo 2010