di Andrea Bene
PESCARA. Il Comune vuole licenziare Guido Dezio. Ieri il dirigente, arrestato nel 2008 per presunte tangenti e condannato il 24 febbraio scorso a 4 mesi, in primo grado, per false dichiarazioni in un concorso, ha ricevuto dall’ente un atto disciplinare che lo sospende dal lavoro e annuncia l’avvio della procedura di licenziamento.
Il provvedimento è arrivato a due settimane e mezza dalla sentenza del giudice dell’udienza preliminare
Guido Campli, che lo ha ritenuto colpevole del reato di false dichiarazioni, nella parte in cui
Dezio ha autocertificato di aver ricoperto incarichi dirigenziali alla Regione, per poter partecipare e vincere il concorso per dirigente del Comune, bandito nel 2007. Per l’ex braccio destro del sindaco
D’Alfonso è l’ennesima batosta. Per il sindaco
Luigi Albore Mascia, invece, il provvedimento è un atto dovuto. «Sono state applicate le procedure previste dalla legge per questi casi», ha commentato.
ATTO FIRMATO IERI E’ forse la prima volta che il Comune di Pescara emana un atto disciplinare così pesante. A convincere l’amministrazione ad adottarlo è stata la condanna in primo grado di Guido Dezio. In pratica l’ente, a seguito della decisione del tribunale, ritiene che il suo dirigente ai servizi demografici non sia più affidabile. E’ quanto emerge dalla lettura del documento. Il Comune avvia «il procedimento disciplinare nei confronti di Dezio, dirigente a tempo indeterminato del Comune di Pescara», si legge, «per
l’applicazione della sanzione disciplinare del licenziamento senza
preavviso, in relazione alla falsità dichiarata (come riportato nel
dispositivo della sentenza) al fine di partecipazione al concorso
pubblico per esami, indetto dal Comune per la copertura di 2 posti
di dirigente amministrativo, per uno dei quali è risultato
vincitore». Nel frattempo si dispone la sospensione dal lavoro del
dirigente assunto nel 2007 con la corresponsione solo di un’i
ndennità, pari al 50 per cento dello stipendio tabellare.
RIFERIMENTI DI LEGGE L’atto, firmato dal dirigente al
personale
Maria Gabriella Pollio, riporta con
precisione tutte le norme nazionali, tra cui la legge Brunetta, che
consentirebbero alla pubblica amministrazione di poter sospendere
un dipendente dal lavoro e di avviare le procedure di
licenziamento.
La dirigente al personale cita, in proposito, l’articolo 55, comma
1, del decreto legislativo 165 del 2001, che stabilisce
espressamente «la sanzione disciplinare del licenziamento, nel caso
di falsità documentale o dichiarative commesse ai fini, o in
occasione, dell’instaurazione del rapporto di lavoro, ovvero di
progressioni di carriera».
Inoltre, la Pollio ricorda il comma 2 dell’articolo 9 del
Contratto nazionale di lavoro, il quale stabilisce che «il
dirigente può essere sospeso dal servizio con privazione della
retribuzione anche nel caso in cui sia sottoposto a procedimento
penale».
«NON ME L’ASPETTAVO» «Avevo messo in conto tutto, ma un
provvedimento così pesante non me l’aspettavo». Dezio, contattato
telefonicamente dal Centro, non ha nascosto la sua amarezza per l’a
tto disciplinare e la preoccupazione per ciò che sarà ora il suo
futuro.
Il dirigente, che ha moglie e due figli piccoli, resta con lo
stipendio dimezzato fino al probabile licenziamento. «Questo
provvedimento mi comporterà gravi problemi economici», ha
confessato.
Ma Dezio non si dà per vinto. «Ho già incaricato i miei avvocati
di verificare se le procedure siano corrette», ha detto, «poi,
deciderò cosa fare».
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18 marzo 2010