di Maria Rosa Tomasello
Franco D'Intino, Asl (il secondo da destra)
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PESCARA. Dopo gli arresti, l’inchiesta sul nuovo scandalo alla Asl di Pescara riparte dalla documentazione prelevata nel corso degli blitz di lunedì, quando la polizia ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare, sequestrando incartamenti, faldoni e computer che occupano un intero ufficio al primo piano della questura.
Da un primo esame del materiale, Franco D’Intino, il dirigente della Asl finito in carcere con accuse che vanno dalla corruzione, al falso ideologico alla truffa aggravata, avrebbe avuto infatti la titolarità, come responsabile unico (Rup), di numerosi altri procedimenti, forse una ventina. Ma il numero e il contenuto, dovrà ora essere accertato, così come annunciato lunedì dal dirigente della squadra Mobile Nicola Zupo. Che le indagini debbano continuare del resto lo sottolinea lo stesso gip Guido Campli nella sua ordinanza: «Le investigazioni hanno necessità di essere completate e le sue risultanze consolidate con ulteriori atti di acquisizione della prova». Nell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Gennaro Varone, dunque, si annunciano sviluppi.
I dettagli, intanto, sembrano confermare il quadro che il gip definisce «allarmante». Nel corso delle perquisizioni, infatti, in un locale dell’abitazione di D’Intino, a Turrivalignani, gli agenti avrebbero scoperto circa quindici infissi in alluminio destinati ai lavori di ristrutturazione della casa che sembrerebbero provenire dal cantiere del polo materno-infantile. Gli infissi, identici a quelli montati durante i lavori della palazzina, infatti, sono marchiati con ad
esivi della Cre Impianti Tecnologici di Giulio Piancone, in carcere
assieme al suo braccio destro Giacomo Piscitelli: sul bancale ci
sarebbe l’indicazione “piano 3º, ala 3”: secondo gli investigatori,
(ma l’ipotesi dovrà ora essere provata), il materiale potrebbe
essere entrato nel cantiere dell’ospedale, essere stato registrato
nello stato di avanzamento dei lavori e quindi essere uscito per
entrare nella casa del funzionario della Asl. Gli infissi,
peraltro, sembrerebbero essere stati realizzati a misura per
studio, camera, cameretta.
Il cantiere per la costruzione del nuovo dipartimento di
Ostetricia e ginecologia, del resto, sulla base degli atti, sembra
trafficato come lo scalo merci di una stazione ferroviaria. Strani
movimenti, scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare, si
registrano quando Piancone apprende che il direttore generale
Claudio D’Amario, «ormai preoccupato del possibile intervento della
magistratura», è intenzionato a fermare l’appalto che però la Asl
avrebbe «cercato di salvare sino all’ultimo» nonostante le
«gravissime irregolarità». È necessario «cercare di arrivare almeno
fino al 22» avrebbe detto il direttore dei lavori Damiana Bugiani,
ai domiciliari come il collega Alfonso Colliva perché, secondo l’a
ccusa, avrebbero riscosso parcelle da decine di migliaia di euro
senza, in realtà, scrivere gli atti di contabilità pubblica e
omettendo i controlli. Lo scopo, secondo Campli, è evidente:
bisogna «consentire a Piancone di restare nel cantiere quanto più
possibile». L’imprenditore, infatti, si sarebbe dato «un gran da
fare a trasportare sul cantiere macchinari e oggetti inutili per
aumentarne la consistenza e poter, dunque, calcare la mano sulle
riserve e i danni». A sostenere questa ipotesi, ci sarebbe anche
una telefonata del 17 dicembre 2009 in cui Piancone sollecita un
familiare a portare all’ospedale materiale obsoleto.
Poco prima che D’Amario (indagato per falso per avere avallato una
perizia di variante che portava da 3 a 7 milioni il costo dei
lavori) blocchi tutto con un atto di auto-tutela, viene fatto un
tentativo estremo di salvare l’appalto. Ovvero, una variante della
variante. Anche questa, secondo l’accusa, redatta da Piscitelli per
l’impresa. Si tratta, in sostanza, di dividere in due lotti la
perizia da 7 milioni: sarebbe stato un éscamotage per non superare
con la variante, come previsto dalla legge, il 50 per cento del
costo iniziale. Le intercettazioni documentano le conversazioni di
Piscitelli prima con un tecnico amico, poi con Colliva. Dice al
primo: «Le tavole ci penso io, tu mi devi dividere solo a livello
di numeri». In seguito parla con Colliva: «Ti sto mandando la
relazione, perché intanto te la cominci a masticare. Io avrei
finito il lavoro di separazione (nei due lotti, ndr). Penso di aver
fatto una cosa discreta, ti chiedevo se lunedì potevi passare di
qua, in modo che così io ti davo i numeri e le indicazioni». E
Colliva risponde solo «sì». Dunque, per il gip, la conferma che «è
l’impresa che ha redatto i nuovi calcoli» e che i direttori dei
lavori, pagati dalla Asl, in realtà «non si siano mai interessati
della redazione di alcun atto contabile» e che si siamo «limitati a
sottoscrivere acriticamente quelli predisposti dall’azienda e a
incassare le parcelle».
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17 marzo 2010