di Sandro Marinacci
«Nel 1949 Frieda, Gustav e Robert raggiunsero Hans in Brasile, trasportando con loro quel magnifico pianoforte a coda che Frieda aveva portato con sé in tutte le peripezie in Italia, che aveva permesso alla famiglia di sopravvivere e anche in Brasile contribuì a fare di Frieda un’apprezzata insegnante di musica. La famiglia Lichtner trovò finalmente la pace, la libertà e la prosperità». Questa è la storia della famiglia Lichtner, del calvario e del salvataggio degli ebrei stranieri in Italia durante la guerra e il fascismo, in particolare il fascismo abruzzese.
E’ una piccola grande storia. A far da filo rosso quel pianoforte a coda, che ha viaggiato da Vienna a Pescara e poi da Penne fino a San Paolo in Brasile. Sono state le tappe dei Lichtner scampati all’Olocausto. La loro avventura romanzesca è l’incredibile vicenda che racconta Giuseppe Perri nel libro «Il caso Lichtner - Gli ebrei stranieri, il fascismo e la guerra» (Jaka Book, 266 pagine, 24 euro), narrazione in puro stile di ricostruzione archivistica e sulla base di testimonianze inedite di alcuni dei momenti più drammatici della nostra storia, arricchita da documenti diplomatici e lettere private, rapporti ufficiali di polizie e prefetture che aiutano a comporre l’intero mosaico.
Perri - professore di filosofia alla Scuola Europea di Bruxelles, già docente all’università D’Annunzio di Chieti e autore di saggi sui campi d’internamento in Abruzzo durante il secondo conflitto mondiale - ha conosciuto Hans Lichtner, oggi ottantasettenne, che vive tuttora in Brasile, e suo fratello Robert che invece
dopo il Brasile ha vissuto un periodo negli Stati Uniti per poi
trasferirsi definitivamente in Israele. Ha faticato a vincerne il
riserbo, ma con le loro voci è riuscito a trasmettere la
drammaticità di impressioni e ricordi che il tempo ha mantenuto
intatti.
Epicentro della narrazione è l’Abruzzo a cavallo degli anni
1938-45. Hans e Robert avevano 15 e 11 anni quando giunsero a
Pescara con i loro genitori, Gustav Lichtner e Friederike (Frieda)
Kanz. Erano una famiglia di ebrei viennesi che si trasferirono in
Italia dopo l’Anschluss, l’annessione dell’Austria alla Germania e
la presa del potere dei nazisti.
Il nostro Paese si presentava come una specie di porto franco per
gli stranieri con una legislazione accogliente, ma il 1938, sull’o
nda dell’Anschluss in Austria e del rafforzamento del patto di
ferro con la Germania nazista, coincise con il varo delle leggi
razziali che introducevano pesanti limiti all’ingresso e al
soggiorno dei cittadini stranieri ebrei. Che si inasprirono poi con
lo scoppio della guerra, e successivamente sotto l’occupazione
tedesca diventarono persecuzioni, arresti, deportazioni nei campi
di sterminio.
Gustav, Frieda e i ragazzi si stabilirono a Pescara dove era
prefetto Renzo Chierici, originario di Reggio Emilia e fedelissimo
di Italo Balbo, uno dei gerarchi più in vista del regime, ideatore,
gran protettore e ministro della giovane Arma Aeronautica e lui
stesso pilota avventuroso. Balbo era sinceramente «anti tedesco»,
ammirava gli Stati Uniti e in politica interna oppositore della
svolta antisemita del regime, l’attribuiva al prezzo da pagare per
l’alleanza con i nazisti. Come il suo potente protettore, Chierici
non era di sentimenti razzisti. Questo spiega le molte
«distrazioni» provvidenziali per la sorte dei Lichtner.
La lettera con la quale presenta al ministero dell’istruzione la
richiesta della signora Frieda di insegnare musica in una scuola
privata, definisce «di razza ariana» i Lichtner; e fu lui a fare
carte false - letteralmente - affinché comparissero solo come
«cittadini stranieri». Anche il fascismo pescarese, con il
segretario Giacomo Acerbo che si rifaceva alla corrente
monarchica-moderata, non si dava un gran da fare contro gli ebrei
stranieri.
Nel «graziare» i Lichtner, il prefetto Chierici e «il fascismo
abruzzese sui generis», nel ritratto che Perri ne fa con la
documentazione di cui si avvale, seguirono a loro modo la linea
antitedesca di Balbo. Alla stessa maniera, il libro sottolinea l’a
tteggiamento di opposizione alla politica razzista del regime da
parte del vescovo di Chieti, Giuseppe Venturi. Il porporato che per
proteggere la sua gente riuscirà a far dichiarare Chieti «città
aperta». La scuola presso la quale la signora Katz intendeva
insegnare era il collegio Aterno dei padri resurrezionisti
istituito a Pescara da monsignor Venturi. Fu così che il vescovo
aiutò i Lichtner a salvarsi, battezzò i due ragazzi e cresimò la
signora Frieda.
Il «Caso Lichtner» è un documento storico da leggere, ma è anche la
radiografia di una profonda e dolente trasformazione esistenziale
in cui si sovrappongono le vecchie istantanee di una fanciullezza
serena e le più dure immagini di terrore e di persecuzioni. «Hans e
Robert Lichtner erano ragazzi quando vennero in Italia - scrive
Perri - e la loro vita cambiò per sempre. Ho chiesto ad Hans che
significato avessero avuto per lui le sue vicende giovanili, la
risposta è stata molto chiara: ho capito, mi ha detto, di essere
ebreo».
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17 marzo 2010