«Mi sento come un aquilano che non ha
mai lasciato questa città. Per me è la continuazione di un lavoro
iniziato il 6 aprile e che prosegue con le autorità locali. Le
carriole? Non c’è nulla di politico, almeno dal punto di vista
dell'originalità dell’idea. Vogliono essere di stimolo per le
autorità locali perché il lavoro di 10 mesi passati possa
continuare con lo stesso impegno e determinazione. Per questi
motivi sono al loro fianco. Tuttavia, il lavoro non sarà breve e
chi pensa che con una carriola si possa portare via tutto sbaglia.
San Guido? I santi sono in Paradiso e lì stanno bene.
Il popolo delle carriole rappresenta un sentimento di disagio e
preoccupazione, ma anche di speranza. Il problema, però, è più
complesso e per far sì che dall’Aquila spariscano le macerie ci
vorrà tempo. L’abbiamo detto dal primo giorno. In mezzo ci sono
rifiuti speciali e pezzi di monumenti. Pensare di rimuoverle in
tempi brevi non è possibile». Poi, sull’inchiesta in cui è indagato
per corruzione: «Resto amareggiato e confuso, ma fino a quando mi
manterranno in questo incarico andrò avanti per la mia strada senza
guardare in faccia a nessuno, come abbiamo fatto nel passato, con
l'unico obiettivo di dare risposte a chi ha dei problemi.
All'Aquila, in Abruzzo e in Italia».
ALLA DE AMICIS. C’è il direttore dell’ufficio scolastico
Carlo Petracca ad accoglierlo alla «nuova» De Amicis dove gli
regalano un segnalibro in tombolo delle «maestre del Comune», un
pacco di letterine e un uovo di Pasqua di carta.
ZEPPOLE A PILE. Alle 14,10, zeppole e Lepore
rosso scuro lo aspettano nella scuola «Rodari» di Pile dove a un
certo punto, dopo farfalle di pasta, fritti e salsiccia fresca
spalmata sul pane arriva pure la panna cotta. «Abbiamo fatto tutto
noi», dice il dirigente Armando Rossini circondato dalle
donne-cuoche della scuola che fanno la fila per una foto. Poi un
saluto ai bimbi del tempo pieno. In prima C all’inizio non lo
riconoscono. A quelli della lezione di musica promette: «Torno per
il saggio». Poi un salto dalle Maestre Pie Filippini.
MENSA DEI POVERI. Scarpe nel fango, Bertolaso alle 15,30
controlla il cantiere della mensa di Celestino di padre Quirino
Salomone, che sta nascendo a piazza d’Armi grazie al contributo dei
lettori del Centro e ai fondi della Protezione civile. Qui verrà
portata proprio la campana prelevata da San Bernardino. Presenti al
sopralluogo il direttore responsabile del Centro Luigi Vicinanza e
il consigliere preposto alla divisione Centro-Sud della Finegil
Domenico Galasso. I lavori, sia nei 13 alloggi per i bisognosi sia
nella mensa vanno avanti a spron battuto. E il 19 marzo riapre
anche la chiesa delle Anime Sante. Bertolaso invita a fare presto.
Prima di lasciare una dedica su un tricolore che viene steso tra
due cavalletti. Uscendo, un uomo col casco gli dice: «Mi
raccomando, ci aiuti lei da fuori». E lui: «Aiutatemi voi da
dentro!». La replica: «Sa, perché a sentire quello che si dice ti
girano un po’». E Bertolaso: «A voi? Non sapete quanto mi girano a
me che quasi quasi decollo...».
L’AMICA STEFANIA. L’ultimo impegno pubblico del
primo giorno all’Aquila post-bufera è per la consegna degli ultimi
55 Map a Barisciano. Anche qui applausi e consensi. E la
solidarietà del sindaco Domenico Panone. In 150 entrano nelle nuove
case. Taglio del nastro, visita a una famiglia. Qui ritrova e
abbraccia «l’amica Stefania», la presidente della Provincia
Pezzopane. Assunta Bernardi gli regala pistilli di zafferano. A
sera il ritorno a Coppito. Qui il «generale» raduna le truppe
ancora di stanza all’Aquila, dove si appresta a passare la notte. E
un’altra mezza giornata.
13 marzo 2010