Filumena, femminista in anticipo

La protagonista difende con forza i figli e la famiglia E’ una commedia che ha inciso molto sulla società italiana

    di Paolo Di Vincenzo «I figli so’ figli e so’ tutti uguali». E’ una delle tante frasi del teatro di Eduardo diventate ormai modi di dire della lingua italiana. La frase è tratta da «Filumena Marturano» (si veda scheda).

    La commedia sarà in scena a Pescara domani alle 21 al teatro Massimo per la stagione di prosa della società Luigi Barbara (repliche martedì alle 21 e mercoledì alle 17).

    Sul palco Lina Sastri, nei panni di Filumena Marturano, e Luca De Filippo, in quelli di Mimì Suriano. Regia di Francesco Rosi.

    Una felice coincidenza vuole che la rappresentazione arriva nel giorno della festa della donna, e Filumena sicuramente rappresenta una donna forte, orgogliosa del proprio ruolo di madre. Luca De Filippo, figlio di Eduardo, è il protagonista della pièce e ne ha parlato nell’intervista esclusiva che segue.

    Maestro, porta Filumena Marturano a Pescara nel giorno della Festa della donna. Filumena è una femminista ante litteram?
     
    «Beh, Filumena, come tutti i personaggi femminili di Eduardo (se pensa a “Natale in casa Cupiello”, o a “Sabato domenica e lunedì”), è una donna molto forte, che prendono in mano la situazione. Femminista? Sì, si può dire. Certo, difende molto la maternità e la famiglia, lo dice tante volte durante lo spettacolo, “la famiglia, ci ho pensato tante volte in 25 anni”. Questa è una commedia che ha inciso moltissimo sulla nostra vita, ha portato in Parlamento il problema del riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio».

    E’ un lavoro geniale, come tutti quelli scri
    tti da suo padre. Le frasi, le parole ormai celebri, passate nella lingua, la genialità del gesto di riconsegnare la banconota a Mimì Suriano strappando però l’angolo con la data... E’ incredibilmente perfetta, non trova?
     «E’ vero, la commedia è molto bella, ed è scritta con grandissima maestria teatrale, ci sono colpi di scena molto forti. Tanto è vero che il pubblico segue la storia e vuole sapere come va a finire. Tutti conoscono il titolo, molti l’hanno vista, ma soprattutto i giovani spesso la ignorano o non conoscono lo svolgimento della storia così come l’ha scritta Eduardo. Io li sento, dal palco, che vogliono sapere come va a finire...».

    Il tema dei figli è oggi quanto mai attuale.
     
    «Sì, è molto attuale, nel senso che ancora oggi non c’è una reale parità tra figli nati nel matrimonio o fuori. Tanti passi avanti sono stati fatti, è vero, ma ancora non siamo a una totale parità».

    Eduardo è uno dei pilastri del teatro mondiale. Ma la vostra è una famiglia di attori e autori di teatro. Lei non sente la necessità di scrivere a sua volta, anche per continuare una tradizione di famiglia?
     
    «No, no, sinceramente no. Non mi sono mai cimentato e mai ho sentito il desiderio di farlo. Non è qualcosa che mi stimola particolarmente. Sono un attore, e questo mi basta e mi avanza e mi fa molto piacere».

    Il teatro vive tempi difficili. Ma come mai non è riuscito a far nascere nuovi autori negli ultimi, dica lei, 30 anni?
     
    «Sì, ma ci sono due considerazioni da fare. Prima di tutto nel Novecento sono nati nuovi mezzi come il cinema e la televisione. Gli autori hanno preso strade diverse, abbiamo avuto ottimi sceneggiatori e li abbiamo ancora. Il teatro, disgraziatamente, da un punto di vista strutturale soffre molto. L’a utore che vuole fare teatro vede che le sue commedie non sono messe in scena, trova grandi difficoltà ad andare avanti, a quel punto si rivolge ad altri mezzi. Ma gli autori ci sono. La seconda considerazione è che in Italia, negli ultimi cento anni, abbiamo avuto in Italia tre autori straordinari: Pirandello, mio padre e Dario Fo. Allora diciamo che tre autori in un secolo sono tanti. Sarebbe ingordigia chiedere di più. Io spero tantissimo che nasca un altro autore come loro. Ma autori molto bravi e che hanno tante cose da dire ci sono, certo non hanno vita facile».

    Come si vive al fianco di una leggenda? Per lei papà era l’attore, il genio, o semplicemente quello che le rimboccava le coperte o le comprava il gelato?
     
    «Attore, sicuramente, nel senso che lo vedevo lavorare, padre sicuramente, genio è un discorso diverso. Quando tu hai una quotidianità da vivere le cose si vedono in modo diverso, era una persona come tutte le altre, magari capita che ti ci scontri anche. Era una persona di grande personalità e non è male confrontarsi con i grandi, è sempre una bellissima cosa. Quanto mi manca? E beh, molto, mi manca proprio la sua guida, i suoi punti di riferimento».

    A Pescara viene spesso. L’affetto del pubblico è sempre cordialissimo. Ma lei come si sente qui?
     
    «Mi sento che mi fa piacere questo rapporto che si è instaurato nel tempo. Appunto, venendo spesso, quasi ogni anno, alla fine ci si conosce e non c’è più solo un rapporto di spettacolo, c’è un rapporto quasi di conoscenza ed è molto bello».
    7 marzo 2010
     

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