di Paolo Di Vincenzo
Le icone ucraine, ricche di colore (contrariamente a quelle bizantine e slave più ricche d’oro) e di luce, secondo le indicazioni dei teologi «che insegnavano come il cielo benedicesse la terra con la sua luce», sono ancora poco conosciute in Italia. Particolarmente interessante, dunque, è la mostra che si apre domani (e che sarà presentata oggi a mezzogiorno) nella Mole Vanvitelliana di Ancona.
La mostra si intitola «L’epoca d’oro delle icone ucraine» ed è stata curata da Serhiy Krolevets e Giovanni Morello.
La presentazione di oggi avrà come relatori Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo (per anni arcivescovo di Chieti); Tetiana Izhevska, ambasciatore straordinario e plenipotenziario presso la Santa Sede e l’Ordine di Malta; Gian Mario Spacca, Presidente della Regione Marche; Fiorello Gramillano, sindaco di Ancona; Giovanni Morello, presidente della Fondazione per i beni e le attività artistiche della chiesa; Serhiy Krolevets, direttore generale della riserva nazionale storico-culturale di Kyiv-Pechersk.
Per la prima volta sarà in Italia la straordinaria raccolta di icone ucraine, datate tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo.
Le oltre quaranta icone provengono dalla riserva nazionale storico-culturale di Kyiv-Pechersk e dal museo nazionale Andriy Sheptytskyi di Lviv. Inoltre sarà esposta una raffinata selezione di oggetti e paramenti liturgici, realizzati con preziose sete e decorate con ricami in oro e argento.
In mostra alcune delle icone consacrate a Maria, come la Vergine Odigitria, che indica il camm
ino, cioè Gesù, oppure la Madonna della chiesa della Trinità di San
Illya o la Madonna di Pochayiv, fra le immagini mariane più
venerate in Ucraina, dove la devozione alla Santa Vergine è
testimoniata sin dai primi tempi della sua cristianizzazione.
Accanto alle immagini del Salvatore e della Vergine Maria, e degli
episodi principali delle storie evangeliche, sono presenti alcune
immagini tipiche dei santi della tradizione iconografica
slavo-bizantina, come santa Paraskeva, i santi Antonio e Fedossio
di Pecersk, fondatori del monastero della Lavra di Kiev, o San
Nicola, egualmente venerato in Occidente come in Oriente.
Il cristianesimo in Ucraina ha una storia ormai millenaria. Secondo
una antica tradizione sarebbe stato l’apostolo Andrea, il fratello
di Pietro, a predicare per primo il Vangelo nelle regioni attorno
al Mar Nero. Ma bisogna arrivare a prima dell’anno Mille, sotto il
regno del principe Igor (914-945), per trovare delle comunità
cristiane fiorenti nei territori della Rus’ di Kyiv. La moglie di
Igor, Olga, reggente alla morte del marito (945-957), ricevette
ufficialmente il battesimo e mantenne relazioni amichevoli sia con
Bisanzio che con l’imperatore Ottone I, a cui chiese l’invio di un
vescovo per proseguire l’opera di evangelizzazione. Furono però
essenzialmente i monaci bizantini a diffondere la Buona Novella in
tutto il territorio ucraino.
Con il cristianesimo entrava in quelle terre anche lo splendore
della liturgia bizantina, espresso nel sontuoso decoro dei suoi
parati liturgici e, soprattutto, nella maestosa ieraticità delle
sante icone. Nella tradizione cristiana orientale l’icona
costituisce la forma principale dell’arte liturgica, ma è anche il
mezzo privilegiato di contatto con il sacro. In una prima fase la
produzione delle icone nelle terre dell’antica Ucraina si
riallacciò direttamente alla produzione costantinopolitana, da cui
trasse stile e ispirazione.
Successivamente le icone ucraine acquistarono una loro precisa
identità, che rispecchiava anche le peculiarità delle diverse
tradizioni locali. Nel corso del sedicesimo secolo sono soprattutto
gli artisti delle regioni della Galychyna e della Volynia a
produrre opere significative, che pur conservando i temi e i canoni
di Bisanzio, come quello del Pantocrator o Salvatore Onnipotente;
una icona che accoglie il visitatore all’ingresso della mostra, non
ne riproduceva più pienamente lo stile.
Lo stile delle icone ucraine, posteriori al secolo XV, è ormai
sottolineato dalla solennità delle forme, da una lineare plasticità
e dall’intensa colorazione che costituiscono i caratteri peculiari
dello stile classico dell’icona ucraina. Nei due secoli seguenti
sono soprattutto le regioni di Kiev e di Cernighiv ad assumere un
ruolo determinante nella produzione delle icone, mentre nella Lavra
di Kiev-Pecersk (monastero delle Grotte di Kiev), il principale
centro religioso della chiesa ortodossa in Ucraina, prende vita la
scuola di pittura, aperta alle influenze dell’arte occidentale.
2 marzo 2010