Molinari a Ortona per l'apertura di "Donne in jazz"

    di Paolo Di Vincenzo Un tour in estremo Oriente, un nuovo disco e una esibizione di fronte al Papa. Sono gli impegni di Simona Molinari, 27 anni, nata a Napoli ma cresciuta all’Aquila, un solo passaggio a Sanremo (nel 2009 con «Egocentrica») e un successo immediato. Simona è brava e bella e soprattutto propone un sound originale con un occhio al jazz. Non è un caso, dunque, che venerdì 5 aprirà «Donne in jazz» (si veda riquadro).

    La Molinari ha rilasciato al Centro l’intervista che segue. Venerdì al teatro Tosti di Ortona aprirà la rassegna «Donne in jazz». «Sono tesa ed emozionata perché è una rassegna di grande qualità che fino a qualche anno fa seguivo da spettatrice. Il giorno dopo si esibirà Sarah-Jane Morris, che conosco bene, nel senso che l’ho ascoltata a lungo. Nina Zilli, che chiude “Donne in jazz”, invece la conosco meno, l’ho solo sentita a Sanremo ». Chi le è piaciuto al Festival di Sanremo? «Sono una fan di Simone Cristicchi, e mi sarebbe piaciuto essere io a scrivere la sua canzone, “Meno male”.

    Quello di quest’anno è stato un festival molto televisivo e poco si è soffermato sulla musica. Però, devo dire, che come spettacolo è stato proprio bello». Cosa pensa del finale, con i ripescati che si sono piazzati al primo e secondo posto? «Francamente mi è sembrato assurdo il secondo posto. Perché Valerio Scanu vincitore può anche andar bene, ma il secondo a Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici proprio no». Quest’anno lei non è andata al Festival perché sta preparando il nuovo disco.

    «No, avevo preparato un brano per Sanremo, ero rientrata anche negli
    ultimi nomi ma poi hanno fatto altre scelte. Va bene così, ho avuto già tanta visibilità dopo il Sanremo 2009. Credo molto in questo nuovo brano e forse lo metteremo nel prossimo disco dove ci saranno otto inediti, scritti da me. In questo cd ho collaborato molto con Raffaele Pallozzi, il mio pianista, sulmonese, e con Carlo Avarello, che è il mio produttore e manager. I pezzi sono stati tutti arrangiati dalla Mosca jazz band, che è ormai la mia band abituale, formata, oltre che da Pallozzi, anche da Nicola Valente, chitarra, e poi dagli abruzzesi Fabrizio Pierleoni, contrabbasso (di Celano), e Fabio Colella, batteria (di Trasacco).

    La direzione artisica è di Carlo Avarello. L’uscita è prevista prima dell’estate». Intanto si prepara al tour in estremo Oriente. «Ad aprile faremo cinque date tra Macao, Shangai, Hong Kong. Ma sabato prossimo, 6 marzo, avrò la grande opportunità di esibirmi di fronte a Papa Benedetto, nella sala Nervi in Vaticano, per un concerto organizzato dalla Protezione civile. Canterò naturalmente “ Nell’aria”, il brano che ho scritto con il mio amico pescarese Giò Di Tonno. I proventi della vendita del videoclip di questo brano, dedicato a tutte le persone colpite dal sisma in Abruzzo e primo a essere stato girato tra le rovine dell’Aquila dopo il terremoto, sono devoluti totalmente all’associazione Saving L’Aquila.

    L’operazione, di cui sono testimonial, prevede anche la vendita di un ciondolo e di un portachiavi, che insieme al video, contribuiranno a raccogliere fondi per la costruzione di un centro per persone diversamente abili». Cosa pensa del trend di questi ultimi anni di una presenza sempre maggiore di interpreti donne nel panorama musicale italiano? «Non so se mi fa così tanto piacere perché è vero che c’è sempre un po’ di solidarietà femminile, ma c’è anche più concorrenza (ride). Credo sia un’inversione di tendenza perché fino a qualche anno fa erano più che altro gruppi e uomini. Forse il successo di Laura Pausini ha un po’ sdoganato le interpreti femminili».
    28 febbraio 2010
     

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