di Paolo Di Vincenzo
La splendida voce di Carmela Remigio ha illuminato il teatro Marrucino di Chieti, perfettamente sostenuta dall’Orchestra sinfonica abruzzese diretta da Marcello Bufalini. Il soprano pescarese si è esibito, martedì sera, per un concerto il cui incasso (oltre quattrocento i biglietti venduti a 20 euro) è stato interamente devoluto al Fondo Carloni, ideato da Francesco Sanvitale e dal presidente della Fondazione Carichieti Mario Di Nisio.
Il Fondo Carloni, sostenuto anche dal quotidiano il Centro, è una iniziativa mirata per i musicisti aquilani e in particolare per gli studenti del conservatorio.
Intende raccogliere fondi per acquistare gli strumenti musicali agli artisti che li abbiano perduti dopo il terremoto del 6 aprile 2009 (si veda anche il riquadro a lato).
Con il biglietto del concerto di martedì sera a ogni spettatore è stata consegnata una copia del nuovo doppio compact disc di Carmela Remigio, «Arias» (Decca Universal) con brani di Francesco Paolo Tosti e Gioacchino Rossini per l’accompagnamento al pianoforte di Leone Magiera.
La serata si è aperta con un breve intervento del presidente della Fondazione Carichieti, Mario Di Nisio, che ha spiegato il senso dell’iniziativa.
Il liutaio di Boiano Camillo Perrella ha realizzato (e consegnato a Di Nisio) una chitarra che farà parte del corpus di strumenti da distribuire ai giovani aquilani.
Il concerto si è aperto con Mozart, un autore sotto la cui buona stella Carmela Remigio sta effettuando una brillante carriera in tutto il mondo (ha appe
na concluso le recite del «Don Giovanni» alla Scala). Dopo l’o
uverture delle Nozze di Figaro la cantante pescarese ha eseguito in
maniera esemplare «Voi che sapete» e «Giunse alfine il momento...
Deh, vieni, non tardar».
La capacità vocale e interpretativa della Remigio è spettacolare e
con un gesto, uno sguardo, un’inclinazione del viso riesce a far
immedesimare lo spettatore in un’opera in cui mancano le scene e i
costumi. La voce è piena, potente e cesellata pur nella tessitura
di un soprano lirico qual è lei.
L’Orchestra sinfonica abruzzese, sapientemente diretta da Marcello
Bufalini, ha dimostrato, ancora una volta, una crescita e una
maturazione corposa. La sinfonia dal Barbiere di Siviglia, per fare
un solo esempio, ha messo in luce un ottimo corno (Alessandro
Monticelli) come pure bravissimo è stato l’oboe nell’Italiana in
Algeri (Riccardo Bricchi). Tutti da applaudire gli archi e in
generale l’intero organico.
Carmela Remigio ha poi eseguito una suadente e delicata «Io son l’u
mile ancella» dall’Adriana Lecouvreur di Cilea e una eccellente
«Ideale» di Francesco Paolo Tosti (presentata nell’orchestrazione
di Marco Della Chiesa d’Isasca, di proprietà dell’Istituto
nazionale Tostiano).
Gran finale con la Canzone di Vilja dalla Vedova allegra di Lehàr.
Spesso l’operetta, erroneamente, viene definita una sorta di
sorella minore dell’opera lirica. Quasi che un approccio più
leggero, ironico, alla trama debba necessariamente provocare un
giudizio di merito (negativo). Che così non è lo ha dimostrato
Carmela Remigio martedì sera al Marrucino, con la sua verve e
briosità vocale e con un acuto finale straordinario.
Non a caso per regalare un supplemento di gioia agli ascoltatori
la Canzone di Vilja è stata proposta come bis, a coronamento di
cinque minuti di applausi.
25 febbraio 2010