di ANTONIO DE FRENZA
PESCARA. Non c’è pace nella vertenza Villa Pini. Ieri si è dimesso improvvisamente Ugo Zurlo nominato la settimana scorsa commissario della clinica teatina dalla procura di Chieti. Al suo posto arriva il commercialista pescarese Sergio Cosentino dopo un tentativo andato a vuoto con l’ex commissario della sanità abruzzese Gino Redigolo. È stato proprio Redigolo ieri mattina a informare dell’avvicendamento l’assessore Lanfranco Venturoni.
Zurlo avrebbe deciso di rinunciare vista l’imminenza dell’udienza fallimentare del 9 febbraio ma la sua scelta lascia qualche interrogativo, perché l’udienza era stata fissata ben prima della nomina del professionista veneto.
Se il cambio di commissario tutela comunque l’iter che dovrà portare i lavoratori della clinica teatina a ottenere lo stato di crisi e subito dopo la cassa integrazione in deroga, resta aperto il problema dei 500 lavoratori dei 21 centri di riabilitazione del gruppo San Stefar, sempre della galassia Villa Pini, che non sono sottoposti a commissariamento e che ieri hanno deciso assieme ai sindacati di interromere qualsiasi prestazione a partire da mercoledì prossimo se nella riunione convocata da Venturoni per martedì non usciranno decisioni soddisfacenti per il futuro dei posti di lavoro.
Venturoni, che ieri sera ha incontrato lavoratori e sindacalisti nella sede della Regione in viale Bovio, vedrà martedì in via Conte di Ruvo, sede dell’assessorato, i direttori generali delle Asl e i subcommissari per capire come sistemare i pazienti dei centri riabilitativ
i del gruppo: «Per la San Stefar», spiega Venturoni, «c’è la
sospensione dell’accreditamento e non la revoca. Le Asl hanno tempo
tre mesi per prendersi in carico i pazienti. Le ipotesi sul tavolo
sono più di una e martedì decideremo cosa fare. Io penso che si
dovrà ricorrere comunque ai lavoratori della San Stefar perché le
Asl sono attrezzate solo per il trattamento degli acuti e non fanno
riabilitazione».
All’incontro parteciperanno su loro richiesta anche i sindacati
Cgil e Cisl mentre i lavoratori presidieranno l’assessorato.
«Noi vogliamo che la politica si assuma le proprie
responsabilità», dice
Angela Scottu della Cgil al
termine di una lunga assemblea nella sede della Regione, «non si
può attendere la magistratura per sapere che fine faranno i centri
San Stefar o Cicala o Mari Stella».
«Per i lavoratori», aggiunge
Davide Farina della
Cisl, «martedì è l’ultimo giorno entro il quale avere una risposta
definitiva e concreta sul futuro di San Stefar. Se non ci sarà una
risposta dal giorno dopo dichiareremo la sospensione unilaterale di
tutte le attività e faremo manifestazioni in tutte le sedi
possibili». La decisione che sarà ribadita oggi da un comunicato
congiunto di Cgil e Cisl è stata presa al termine di una giornata
convulsa iniziata con il presidio della Regione in viale Bovio dove
era riunito il Cicas, il comitato per le crisi industriali. Al
Cicas i sindacati e i lavoratori avevano chiesto di avviare l’iter
per la cassa integrazione in deroga, ma anche ieri l’assessore
Gatti ha ribadito che solo dopo la dichiarazione di stato di crisi
da parte della proprietà (e nel caso di Villa Pini del commissario)
sarà in grado di provvedere.
30 gennaio 2010