di MAURIZIO PICCININO
PESCARA. «Siamo uniti, vogliamo i nostri stipendi e il nostro posto di lavoro». Gridano dal Ponte del Mare di Pescara i dipendenti di Villa Pini che formano una catena umana che unisce in un arco di mani tese le due sponde della riviera di Pescara. Le bandiere dei sindacati sventolano e le richieste dei 1.600 dipendenti del gruppo sanitario della famiglia Angelini sono le stesse da nove mesi.
«Vogliamo i nostri stipendi e il nostro posto di lavoro». Alle 12 in molti chiedono di formare un corteo. Sono tutti d’accordo. I delegati della Cgil, Cisl e dell’Ugl sono contattati dalla digos, ma non ci sono problemi per l’ordine pubblico. La manifestazione improvvisata prende il via per arrivare sulle scalinate del palazzo della Provincia. Ancora una decisione spontanea. Si chiede a gran voce di fare un assemblea ma non sulle scale. Ancora una mediazione e la presidenza della amministrazione provinciale fa sapere che è possibile fare l’assemblea nella sala dei Marmi. «Si stava generando un clima di tensione ed è stato giusto dare la possibilità ai lavoratori di Villa Pini incontrarsi e discutere del loro futuro», racconta
Angela Scottu, segretaria regionale responsabile del dipartimento sanità, «gli animi sono esasperati, i lavoratori sono stanchi di questa lunga storia».
Il dibattito ha toni accesi, la rabbia è tanta per una vertenza che è diventata unica in Italia, ma non ci sono scontri o dispute anti sindacali.
«Siamo stati dimenticati. La Regione mantenga le promesse. Abbiamo atteso ma non abbiamo a
vuto nè i soldi e nemmeno garanzie per i nostri posti di lavoro»,
dicono i lavoratori.
«Siamo in attesa di altri importanti appuntamenti con la Regione,
e di decisioni dei tribunali e prefetti», spiega la Scottu, «ma,
soprattutto, siamo in attesa di una decisione della proprietà del
gruppo, la famiglia
Angelini.
Vogliamo sapere se l’azienda può dichiarare lo stato di crisi,
altrimenti, la giunta regionale può chiedere la cassa integrazione
così come è accaduto per le strutture dell’Aquila. Noi abbiamo
urgenza di uscire da questo pantano, perchè per ogni giorno che
passa rischiamo di non riuscire più a governare la protesta. Le
strutture, inoltre, come nel caso della Santa Maria di Avezzano ora
sono vuote. Non ci sono più pazienti e i dipendenti sono stati
messi in ferie. Questa la situazione».
I sindacati per evitare ancora ulteriori rinvii sono riusciti ad
avere un impegno dai vertici istituzionali di Regione e Asl con la
Commissione d’inchiesta parlamentare venga rispettato fino in
fondo. «La dottoressa
Baraldi, sub commissario
regionale alla sanità», racconta la responsabile regionale della
Cgil, «ha dato il suo assenso ad una negoziazione della Regione con
il Ministero per riassorbire il personale del Gruppo Villa Pini all’
interno del Servizio sanitario regionale, verificando i risparmi
che la Regione conseguirebbe con il disaccreditamento del Gruppo
Villa Pini: almeno 60 milioni di euro».
Per la Cgil è possibile dare una svolta. «I risparmi ci sono, a
cominciare da quelli derivanti dal disaccreditamento per l’a
ssistenza psichiatrica», osserva infine Angela Scottu, «i 16
milioni annui di spesa sostenuti dalla Regione per le strutture di
riabilitazione psichiatrica del Gruppo Angelini possono e devono
essere riconvertiti per assicurare l’appropriatezza dell’assistenza
e per riassorbire il personale nel sistema pubblico».
20 gennaio 2010