La Cassazione dà una mano a Venturoni

L’assessore alla sanità Lanfranco Venturoni esce dall’inchiesta sull’appalto da 12 milioni di euro degli uffici amministrativi della Asl aquilana. Una sentenza della Cassazione ha stabilito che non c’è reato se il bando di gara non è stato espletat

     


    LA RIUNIONE.
    Il 15 luglio 2009, all’assessorato regionale alla sanità, a Pescara, Mileti promuove la riunione decisiva con Venturoni e Marzetti. Dalle intercettazioni, salta fuori che, per realizzare l’opera, ci vogliono quasi 6 milioni (3 per l’e dificazione e altrettanti per il valore del terreno), il resto è guadagno (il corrispettivo ipotizzato è di quasi duemila euro al metro quadro). L’obiettivo è evitare la gara per favorire Venturi. Questo, almeno, ritiene la procura.

    IL DIETROFRONT.
    Ad agosto, però, Marzetti intuisce di essere stato messo alla porta, blinda i fondi dell’assicurazione destinandoli alla ristrutturazione degli immobili danneggiati e fa saltare l’affare. D’Alesio e Mileti progettano di riproporlo al nuovo manager dell’Asl aquilana. Ma la procura interviene e arresta i due per millantato credito presso Venturoni, Marzetti e Mancinelli «nei confronti dei quali», recita l’avviso di fine inchiesta, «svolgevano azione di pressione e persuasione affinché i predetti pubblici ufficiali agissero al fine di precostituire a Venturi l’aggiudicazione della gara».

    IL GUADAGNO. Che cosa avrebbero incassato i due intermediari? Secondo l’accusa, tuttora in piedi, Mileti e D’Alesio si sarebbero fatti promettere da Venturi denaro, per una quota stabilita in un terzo di quattro milioni di euro, e «utilità economiche». Venturi si sarebbe impegnato, scrive il pm, a concedere a D’Alesio una quota di proprietà di un appartamento da costruirsi nello stesso complesso immobiliare della Asl.

    VENTURONI. Gli arresti bloccano l’operazione, impediscono che il reato venga portato a compimento e che il bando venga redatto. Non esistono neppure documenti che dimostrino la preparazione del bando illecito. Così, sulla scia della Corte Suprema, si apre la strada per l’archiviazione delle posizioni di Venturoni, Marzetti, Venturi e Tessitore.

    MANCINELLI. La corruzione resta in piedi invece per Mancinelli, che avrebbe «promesso di influire sulla redazione del bando di gara e degli atti di procedura, in modo da modellarli sulle caratteristiche della futura offerta del Venturi, e di trattare l’appalto nell’ambito dell’acquisizione di beni e servizi in modo da evitare l’approvazione della giunta regionale». Non a caso, sostiene la procura, Mancinelli aveva fornito precisi suggerimenti a Marzetti sugli atti amministrativi che dovevano essere adottati.

    LA 2ª INCHIESTA.
    Perché Mancinelli resta sott’accusa, a differenza di Venturoni e Marzetti? La risposta sta nella seconda indagine che scatta contestualmente agli arresti del 16 novembre quando, a intercettazioni in corso, alcuni indagati esprimono i loro timori in relazione ad alcune fatture, che vengono fatte acquisire dal pm Varone.

    LA GARA.
    Mancinelli, secondo il pm, avrebbe favorito Pirocchi, titolare della Mediass spa, società di brokeraggio in cui avevano interessi sia Mileti sia D’Alesio. L’intervento del funzionario regionale sarebbe stato teso a escludere dalla gara di appalto per l’affidamento del brokeraggio per le Asl abruzzesi l’a ntagonista della Mediass, cioè l’Ati Marsh spa, che aveva vinto la gara. La Mediass aveva presentato ricorso contro l’aggiudicazione provvisoria e Mancinelli aveva sottoposto a verifica di anomalia «soltanto», dice il pm, l’offerta Marsh spa, predisponendo un formale provvedimento di esclusione dalla gara della Marsch «in aperta violazione del dovere di imparzialità».

    L’ASSUNZIONE.
    Come contropartita, Mileti e D’Alesio, d’a ccordo con Pirocchi e l’avvocato Cichella, in cambio dell’i nteressamento di Mancinelli sia per gli uffici Asl sia per l’a ssicurazione, gli avrebbero fatto assumere la figlia per un anno nello studio dell’avvocato, con la retribuzione di quasi 1200 euro al mese. L’intesa perfezionata per il primo mese, scrive il pm, prevedeva «che il denaro occorrente per il pagamento delle retribuzioni mensili sarebbe stato fornito dalla Mediass di Pirocchi alla Ifei srl di D’Alesio, mediante il pagamento di una fattura di 10 mila euro, somma che D’Alesio si era impegnato a versare, mensilmente, all’avvocato Cichella».

    Il quale, per giustificare secondo l’accusa l’uscita di denaro dalla Ifei, avrebbe emesso a sua volta una fattura di 1434 euro del 12 novembre scorso «per operazioni inesistenti», con la causale «prestazione di consulenza professionale».

    19 gennaio 2010
     
     

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