di GIUSEPPE BOI
SAN VALENTINO. Strutture vecchie, celle strapiene e rischi per detenuti e poliziotti. In Italia è emergenza carceri. «Servono nuovi penitenziari», tuona la politica. Ma c’è un paradosso: nel Paese esistono strutture nuove e mai utilizzate. Un esempio è a San Valentino Citeriore. A 36 chilometri da Pescara, dove il San Donato scoppia, c’è un carcere in cui non ha mai messo piede un detenuto.
Il carcere di San Valentino è stato completato nel 1994 ed è costato tre miliardi di vecchie lire. Doveva essere una casa mandamentale. In questi istituti sono detenute le persone in attesa di giudizio per reati lievi, oppure condannate a pene fino a un anno. Ormai sono quasi tutti dismessi. Così in Italia ci sono altri 40 istituti penitenziari come quello ai piedi della Maiella. Sono tutti già costruiti, spesso ultimati, a volte anche arredati e vigilati, ma sono inutilizzati e versano in uno stato d’abbandono totale.
L’esempio che troviamo a due passi da Pescara è lampante. La casa mandamentale di San Valentino è un oggetto misterioso anche per i 2 mila abitanti del paese. «Guardi che si sbaglia, qui non ci sono carceri», dice una ragazza. «Ma sì che c’è», interviene un passante, «è lì, in contrada Trovigliano, è una struttura con il cancello blu tra il cimitero e il parco giochi per i bambini. Ma non c’è niente, ci troverà solo cani e capre».
Ed eccolo il carcere. Lo si nota dalla strada proprio per le inferiate blu. Delimitano un’area su cui sorge una struttura in mattoni e cemento armato. Il giardino è in completo stato d
’abbandono. Gli arbusti crescono indisturbati e le radici hanno
fatto saltare la pavimentazione. L’erba, invece, è bassa. A curarla
non è stato un giardiniere, ma le capre e le pecore che vi
pascolano indisturbate. Così, davanti a quello che doveva essere l’i
ngresso del penitenziario, c’è un letamaio alimentato dalle feci
degli animali.
Insieme a capre, cani e, a quanto pare, qualche mucca, gli unici
ad usufruire del carcere sono i vandali. Scavalcare la prima
recinzione è un attimo, poi basta rompere un vetro e si è dentro la
struttura. Così i soliti ignoti hanno bivaccato all’interno degli
uffici e degli appartamenti destinati agli agenti di custodia. E
qualcuno ha anche assaporato il brivido di passare una notte in
cella.
Nel corso dei diversi raid vandalici sono state rotte porte e
finestre, distrutto l’impianto elettrico, scaricato il contenuto
degli estintori antincendio. Il carcere di San Valentino non è mai
stato aperto, ma all’interno mancava solo il mobilio. All’esterno c’
è anche il contatore del gas. Segna un consumo inferiore al metro
cubo. Chissà se l’amministrazione penitenziaria ha pagato anche la
bolletta, o la ha lasciata in carico allo Stato.
La proprietà della casa mandamentale è infatti passata da circa un
anno al demanio. E ora il Comune spera di ottenerne l’uso per
sfruttare i quasi mille metri quadri della struttura. «Vorremmo
dare un senso a questo spreco di risorse pubbliche», spiega il vice
sindaco
Giovanni Taglieri. «Magari costruendo un
polo per anziani e bambini collegato all’adiacente parco giochi.
Poi, con tanto spazio a disposizione, c’è posto per laboratori
artigianali e tante altre iniziative». Così, mentre in Abruzzo e in
tutta Italia le celle scoppiano, a San Valentino si pensa a come
riconvertire il carcere fantasma.
16 gennaio 2010