di ROSSANO ORLANDO
BOMBA. Al largo, ciò che resta del pontile
sono due tronconi ad angolo retto. A una passerella è legato il
catamarano giallo. L’imbarcazione gemella è affondata nei paraggi.
A terra, la staccionata è in parte divelta e cumuli di attrezzature
sono sulle sponde, lambite dall’acqua.
I rimasugli del campo di gara dei Giochi del Mediterraneo
sono tutti qui, in pochi metri quadri del lago di Bomba, dirimpetto
al rimessaggio delle barche e allo spogliatoio per canoisti e
canottieri chiusi e delimitati dal cancello scorrevole con su i
loghi della Provincia di Chieti, della Comunità montana Valsangro e
dell’Aceaelectrabel, la società dell’acqua.
Quello che doveva essere il fiore all’occhiello del turismo, il
feticcio al quale aggrapparsi per rilanciare il comprensorio grazie
anche alla presenza della campionessa pluridecorata
Iosefa
Idem, è la solita solfa delle opere pubbliche all’i
taliana: prima i lavori realizzati in fretta perché in ritardo sul
cronoprogramma; poi le strutture aperte alle gare ma in parte non
collaudate; infine gli impianti abbandonati perché ancora non si
decide chi deve usarli tra enti proprietari ed enti gestori.
Tutto questo succede sul lago di Bomba, dove i Giochi del
Mediterraneo della scorsa estate con le gare di canoa e canottaggio
sono costati alle casse pubbliche circa 2 milioni di euro per avere
in cambio investimenti bloccati e già in rovina. E’ vero che il
campo di regata è stato smantellato: non ci sono più i gavitelli
che delimitano le corsie di gara, non c’è più la torretta dei
giudici. E nessuno sa dove il materiale sia stato trasferito. Ma
sono rimaste le passerelle, a tratti sommerse dall’acqua, mentre
uno dei catamarani dei Giochi è affondato e le attrezzature
spicciole sono rimorchiate sulle sponde dalle correnti.
Eppure il campo di regata è costato 400mila euro. Restano, è anche
vero, l’impianto per il rimessaggio delle banche e lo spogliatoio,
con le annesse sale massaggi, riscaldamento e stampa, ma tutto è
chiuso a chiave. Con la riqualificazione della strada lungolago, si
è speso oltre un milione di euro.
Dalle gare di luglio sono passati sei mesi, ci sono state riunioni
all’assessorato regionale allo sport, il carteggio tra gli enti è
voluminoso, ma la questione resta quella di chi deve gestire e
utilizzare quegli impianti e quelle attrezzature tra Comitato
giochi, Regione, Federazioni di canoa e canottaggio, Comunità
montana e privati. Una piccola storia tutta italiana.
13 gennaio 2010