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PESCARA. «Se Villa Pini diverrà insolvente chiederemo un curatore fallimentare e il fallimento dell’azienda. Nessun spirito persecutorio ma la famiglia Angelini non ci concede altre scelte». E’ la posizione della Cisl che attraverso Davide Farina responsabile sanità privata indica la prossima iniziativa di lotta.
Il piano del sindacato è legato al blocco degli accreditamenti e alla revoca delle convenzioni per il Gruppo Villa Pini che scatteranno da giovedì prossimo, secondo quanto prevede la legge regionale. Conto alla rovescia che la Cisl segue con preoccupazione. Per il sindacato il problema è capire quello che arriverà dopo il blocco degli accreditamenti che per Villa Pini significa anche il blocco dei ricoveri.
«Come prima cosa chiederemo di nuovo un incontro con la giunta regionale, i sindacati e la proprietà», spiega
Davide Farina, «così come aveva preannunciato la giunta con il presidente
Gianni Chiodi e l’assessore alla sanità
Lanfranco Venturoni. L’obiettivo è sapere se la proprietà ha nuove proposte, o iniziative da mettere in campo. Un passaggio che per noi non è affatto secondario perchè con la sospensione degli acceditamenti scatterà anche da parte nostra l’impossibilità di recuperare parte degli stipendi non pagati. La nuova legge prevede che il Gruppo Villa Pini non potrà fare più ricoveri, conseguentemente le procedure giudiziali che abbiamo nel passato chiesto ed ottenuto risulteranno inefficaci».
Finora, infatti, attraverso i decreti ingiu
ntivi i lavoratori sono riusciti ad avere alcune mensilità arretrate. Il meccanismo era quello previsto dalla legge e concordato anche con la Regione e le Asl.
Tra pochi giorni lo scenario sarà diverso. «Nel momento che Villa Pini non farà più ricoveri», spiega ancora il dirigente della Cisl, «ci troveremo di fronte alla insolvenza da parte della proprietà che è l’anticamera dello stato fallimentare, perchè a quel punto il Tribunale prenderà atto dello stato di insolvenza e per verificare se la struttura ha qualche possibilità di uscire dalla crisi può nominare un curatore e un commissario straordinario».
La Cisl è per l’attivazione di questa procedura richiamando l’applicazione del decreto legislativo 270 del 1999 che detta le regole per la procedura di insolvenza con «finalità conservative del patrimonio produttivo, mediante prosecuzione, riattivazione o riconversione dell’attività imprenditoriale».
«Saranno poi il commissario e il tribunale a valutare se il Gruppo Villa Pini, anche cedendo rami d’azienda, potrà rimettersi in moto oppure diversamente dichiarare lo stato di fallimento», osserva Farina, «si tratta di passaggi delicati che la Cisl vuole fare con la massima trasparenza e rispetto delle regole per questo fin da ora chiediamo alla Regione di promuovere un nuovo incontro e verificare le strade da intraprendere».
4 gennaio 2010