di Giuliano Di Tanna
Massimiliano dice che: «Co tutti si coppi (tegole) che ci stanno ngiro, ju Giro d’Italia ju vincemu sicuro!». E aggiunge: «Alle C.a.s.e. ci stanno già j’arberi de natale beh Se pinsi che alle case deju centro ci stanno ancora gli cocchi de pasqua!». Ekt dice che: «A collebrinciò ajiu posto de fa jiu progetto C.a.s.e. hanno fatto jiu progetto B.a.i.t.e.». Federika dice che: «Ju Boss ha riaperto e Cioni è aperto?? Freghite!!! Stà propriu aperto». Battute e allusioni in dialetto aquilano. Sembrano chiacchiere da bar, e forse lo sono. Solo che ad ascoltarle non c’è un oste, dall’altra parte del bancone, ma chiunque abbia voglia di avventurarsi su un sito internet che sta facendo furore.
E’ un blog che si chiama «Dice che» - sottotitolo «Le chiacchiere della gente» - e si trova all’indirizzo diceche.com. Raccoglie sfoghi, battute, video e altro. Sono gli aquilani che parlano di loro stessi e della città dopo il terremoto del 6 aprile. In quattro mesi, il sito - che ha avuto una vetrina nazionale con un articolo sulla rivista Panorama - ha collezionato 1.573 messaggi, tutti (o quasi) introdotti da un rituale «dice che». Ce n’è per tutti i gusti: dal gioco di parole (dice che co su sciame pure alle api gli spettano le casette) allo sfottò politicamente scorretto (dice che Stefania Pezzopane prima del terremoto era alta).
A inventarselo sono stati due ragazzi dell’Aquila, amici d’infanzia, Francesco Paolucci e Mauro Montarsi, che nella homepage del sito sono fotografati seduti su una panchina - impassibili come due copisti-archivisti flaubertiani -, uno che
legge Libero, l’altro l’Unità, come ad avvertire: toglietevi dalla
testa di poterci inquadrare politicamente.
Sul sito si presentano così: «Maurom e Franciscus si conoscono dal
1982 circa. Prima del terremoto vivevano nel quartiere di Pettino a
dieci metri di distanza l’uno dall’altro, dopo il 6 aprile la
distanza si è accorciata, le loro roulottes distano ora una
manciata di centimetri. La mini roulotte di Franciscus è simbolo di
vita parca e raccolta, mentre la dimora estiva di Maurom, chiamata
anche “Villa cialde amore e fantasia”, è epicentro di kermesse
continue e di incontri mondani. Maurom vive d’espedienti,
Franciscus li riprende». Che Maurom e Franciscus avessero, fin dall’
inizio, le idee chiare sul loro blog lo si capisce anche dal fatto
che, già dall’estate, avevano pronte le t-shirt col logo «Dice
che». E’ del 4 agosto il lancio sul blog, con tanto di foto di un
prototipo di maglietta (prezzo 10 euro), firmato M&F, alla
maniera di D&G, Dolce e Gabbana: un autosberleffo.
Come Bouvard e Pécuchet, Maurom e Franciscus, raccolgono, ordinano
per argomento, pubblicano. Che cosa? Il maelstrom verbale e visivo
scatenato dal terremoto in una città già di per sè auto-ironica e
disincantata al punto da celebrare la Festa delle malelingue, ogni
21 gennaio, giorno di Sant’Agnese. E, quindi - sì - dicerie
inventate di sana pianta, pettegolezzi, ma anche denunce,
segnalazioni, Sos pratici e psichici. Un esempio? Ecco un estratto
dei messaggi del 6 dicembre.
Ciao «dice che co quanti vip so venuti, mo su la collina de Roio
ce scrivono Holliwod».
Mira «dice che mo che rrapre Ju Boss (un pub dell’Aquila ndr), le
assegnazioni deji bicchieri la fa Bertolaso».
Massimiliano «dice che se eremmo tutti tassi non ci steano
problemi a paga’ le tasse»; e ancora lui, qualche secondo dopo,
«dice che la carispaq è la banca che te sta vicino talmente tanto
che te se mette arrete e loco spigne».
Diceche.com funziona come un Vernacoliere in dialetto aquilano,
anziché livornese, un busto di Pasquino elettronico, un luogo dove
sfogarsi contro il potere e i potenti, con licenza di
beceraggine.
L’8 dicembre, uno dei pasquini aquilani più prolifici si presenta
sotto il nickname di peppò e scrive: «o ma dice che quest’anno ji
pandori e ji panettù sò chiù bassi pe rispettà ji regolamenti
sismici». Sempre lui aggiunge: «dice che dopo j’affrescu deju 700
che hanno troatu a San Pietro a Coppito, pare che hanno retroato na
guantiera ancora sana e in perfetta conservaziò deji mitici
tramezzini de scataglini (mo vatte a spiegà che era scataglini e
quji tramizzini.. ancora me ji sogno)».
Bracioletta, invece, torna con il ricordo alla metropolitana, una
delle incompiute più discusse della storia cittadina, un progetto
che oggi - dopo il 6 aprile - sembra un rigurgito di preistoria più
che un annuncio di futuro: «dice che resmontano tutti ji pali della
metro cuscì a nisciunu pò vinì mmente de mpiccacci Tempesta e
compari. Che cazzata immane la metropolitana a L’Aquila».
Nel messaggio 1573 numero, l’ultimo, di ieri sera, giusy «dice
che: hannu sfollato pure ju pajaccio de ju Mac Donald e j’hannu
fatto la casetta antisismica». Ma nei thread delle discussioni
spunta a intermittenza anche un tono elegiaco che la dice lunga sui
tempi necessari ad elaborare il lutto.
Due giorni fa, il solito peppò scriveva: «annalà ma te ricurdi le
ji bignè che vennea la pasticceria cullù a via delle tre marie???
quatrà esso è triste a dillo. ma tutto quello che teneamo e chi ce
lo reà! quelle belle serate a buzzicu barattulu (un gioco dei
ragazzini all’Aquila ndr) ma speremo che si quatrani la potranno
revedè come la semo vista nojatri».
13 dicembre 2009