Il Tar: «Devono pagare». Le ditte costrette a sborsare fino a 500mila euro
di Antonella Formisani
TERAMO. Le imprese abruzzesi perdono la battaglia, forse quella decisiva, sugli sgravi contributivi. Il Tar del Lazio ha respinto l’ultimo ricorso volto, nei fatti, a evitare il pagamento di somme in alcuni casi elevatissime all’Inps.
Il terreno di scontro è lo stesso da 15 anni: l’esclusione dagli sgravi contributivi disposta dal decreto Mastella del ’94. E ora, come allora, buona parte delle aziende che hanno presentato ricorso al Tar sono teramane. Ma ora l’ultima decisione del Tar mette in ginocchio molte aziende che si ritrovano a dover versare all’Inps somme elevatissime.
Il decreto Mastella con effetto retroattivo negava alle imprese abruzzesi di avvalersi degli sgravi previsti per le zone Obiettivo 1, considerate depresse dall’Unione europea. La battaglia legale arrivò fino al Consiglio di Stato: nel 2006 con due sentenze a favore degli imprenditori il decreto venne annullato. Il ministero avrebbe dovuto rifare un decreto per concedere gli sgravi per il periodo 1994-’96. Ma non è mai arrivato. Fino a quando il Tar Lazio ha nominato un commissario ad actus per emanare il decreto: nel luglio 2008 venne pubblicato, ma in sostanza diede parere negativo al riconoscimento degli sgravi. Da qui il ricorso presentato nel luglio scorso al Tar, che con una sentenza pubblicata giorni fa nei fatti “condanna” le imprese abruzzesi a pagare. Il Tar in sostanza ritiene il ricorso «manifestatamente infondato» in quanto il commissario ad acta si è richiamato al parametro valutativo del Pil (prodotto interno lordo) che all’epoca non
faceva rientrare l’Abruzzo in zona depressa.
Intanto l’Inps chiede indietro i soldi: da settembre Equitalia sta inviando le cartelle esattoriali. Alcune aziende hanno impugnato la cartella ed hanno avuto la temporanea sospensiva dal giudice, adducendo come motivazione che c’era un ricorso pendente al Tar Lazio. Altre aziende con importi non molto alti da restituire hanno preferito procedere al versamento del dovuto attraverso una rateizzazione. La situazione è preoccupante soprattutto per la prima categoria di imprese.
«Ci sono aziende del tessile-abbigliamento che sono in profonda crisi», spiega
Emma Baroni, consulente del lavoro teramana che segue gli interessi di diverse imprese, «a cui sono già arrivate cartelle esattoriali anche fino a 500mila euro. Si immagini che significa per un’azienda già in difficoltà dover pagare una simile somma. Significa la chiusura. L’attuale rateizzazione non risolve un granchè, se l’azienda ha poca liquidità. Penso che la politica abruzzese si debba far carico della questione. E’ possibile che nella prossima Finanziaria nazionale non si possa inserire un emendamento che preveda agevolazioni particolari?»
10 dicembre 2009