PESCARA. La protesta dei detenuti del San Donato non si ferma. Anche ieri i reclusi nel carcere pescarese hanno battuto pentole e posate contro le inferriate per far sentire la loro voce. Da sabato protestano per chiedere che si ponga rimedio ai problemi della struttura carceraria: sovraffollamento, strutture fatiscenti e carenza persino di carta igienica. Una situazione esplosiva che, ad esclusione di una rissa col coltello scoppiata domenica, per ora è stata pacifica. Tuttavia il San Donato resta una polveriera e i detenuti chiedono un nuovo indulto.
PENTOLE SULLE SBARRE La protesta dei carcerati è sempre la stessa da sabato scorso: per attirare l’attenzione all’esterno, battono contro le inferriate pentole e posate. Nei giorni scorsi qualcuno ha anche incendiato degli stracci e li ha gettati dalle finestre. «La contestazione è pacifica», sottolineano fonti della polizia penitenziaria. «I detenuti chiedono l’attenzione delle istituzioni per la situazione critica delle carceri italiane».
I reclusi sperano di ottenere il trasferimento di alcuni di loro in altre strutture. L’obiettivo è però un altro: sperano di ottenere un nuovo indulto, considerato l’unica soluzione rapida al problema delle carceri.
RISSA CON L’APRISCATOLE Per ora tutto sembra sotto controllo, ma che la situazione possa degenerare da un momento all’altro è dimostrato dalla rissa scoppiata domenica pomeriggio tra due detenuti. Un recluso è stato ferito a una gamba da un compagno di cella con un oggetto di ferro ac
uminato, probabilmente un apriscatole. I danni causati dalla ferita
sono lievi, ma anche la rissa trova le sue radici nel
sovraffollamento del carcere pescarese. Nella stessa cella si sono
trovate due persone coinvolte in una lite familiare all’esterno del
carcere. Sembra che in passato l’uomo accoltellato abbia puntato
una pistola contro la moglie dell’accoltellatore. I due si sono
trovati a condividere i pochi metri quadri della stessa cella, i
vecchi rancori sono riemersi ed è scoppiata la rissa.
NOVE IN UNA CELLA Del resto al San Donato ci
sarebbero delle celle occupate anche da nove detenuti. «I letti a
castello a tre piani non bastano più», racconta una fonte interna
al carcere. «Per far stare tutti nelle celle bisogna ricorrere a
degli stratagemmi. In alcuni casi le brande sono mobili. Per
lasciare ai detenuti lo spazio per mangiare, durante la giornata
alcune brande sono posizionate sotto altri letti a castello. La
notte vengono tirate fuori e montate su degli sgabelli».
NIENTE CARTA IGIENICA E i problemi di spazi non
sono gli unici. L’altro grave problema è la mancanza di acqua
calda. L’impianto, collegato a una caldaia che serve tutta la casa
di reclusione, non riesce a riscaldare l’acqua durante tutte le 24
ore. Bisogna lavarsi a turni e con orari contingentati. Del resto
tutta la struttura carceraria è definita fatiscente sia dai
carcerati, sia dalla polizia penitenziaria. I problemi nella rete
idrica sono più evidenti di altri, ma è tutto il plesso che ospita
il carcere ad avere gravi carenze. E non è tutto: anche la carta
igienica fornita dall’amministrazione penitenziaria è
insufficiente. I detenuti sono costretti ad acquistarla in proprio
e anche questo è un motivo di tensione e fastidio.
AGENTI IN DIFFICOLTÀ I problemi dei detenuti si
riflettono su chi lavora dentro il carcere, in particolare gli
agenti della polizia penitenziaria. «Noi siamo consapevoli che loro
soffrono», spiega un poliziotto, «e stiamo facendo il possibile per
venire incontro ai loro problemi. “Questa protesta non è contro di
voi”, ci hanno spiegato. E del resto anche noi viviamo in una
situazione difficile. In questo momento 33 di noi sono in malattia.
Per coprire i servizi facciamo turni di 12 ore. Noi siamo pochi,
loro sono troppi». I problemi del personale che lavora al San
Donato sono stati già segnalati in passato dai sindacati. «Tutto
quello che emerge ora è stato già denunciato a suo tempo ai
responsabili e all’opinione pubblica», afferma
Carlo
Balbo della Cgil Fp. «Spero che qualcuno faccia qualcosa e
chiedo che il sindaco e i politici di qualsiasi colore vengano a
verificare di persona la situazione».
24 novembre 2009