di Fabio Iuliano
L’AQUILA. Sono partiti da Nuoro mercoledì e hanno attraversato il mare per raggiungere L’Aquila e consegnare a 19 allevatori abruzzesi le prime 450 delle 1000 pecore donate da 350 pastori di tutta la Sardegna. Una speciale transumanza della solidarietà che ricalca la tradizione sarda de «Sa paradura» (la riparazione): quando un allevatore perdeva il gregge, i pastori del circondario offrivano una pecora a testa, in modo da rimettere in piedi l’azienda del malcapitato.
IL VIAGGIO. Gli allevatori hanno raggiunto giovedì mattina il vecchio piazzale dell’Italtel, dove c’è il campo base della Croce Rossa, sistemando le pecore sul campo. A decine gli agnellini che sono nati durante il viaggio. Al primo che ha emesso il suo primo belato all’Aquila è stato messo il nome di Ospitone, in onore di un re nuragico, un capo dei capi dei Sardi Barbaricini, vissuto nella seconda metà del VI secolo. E’ stato concepito nel Gennargentu per nascere ai piedi del Gran Sasso. Il primo agnellino, in verità, è nato sul mar Tirreno, quando il gregge era ancora in viaggio. A lui è stato messo nome Gigi, in segno di rispetto nei confronti di Gigi Sanna, leader del gruppo musicale nuorese degli «Istentales» e ideatore dell’iniziativa. E’ stato lui a coinvolgere la Coldiretti e la Regione Sardegna per finanziare la spedizione, a cui si sono aggiunte poi la Provincia di Nuoro e la Camera di Commercio locale. «Siamo contenti di aver riproposto qui questa antica tradizione che si perde nella notte dei tempi», ha spiegato Sanna. «Spero che questo sia il segno
dell’inizio di un’amicizia».
GLI ISTENTALES. Ieri la giornata della consegna,
che gli «Istentales» di Gigi Sanna hanno animato con le loro
canzoni. «Istentales» non ha in italiano una traduzione letterale
propria: è comunque una stella della costellazione di Orione, usata
in antichità da pastori e contadini come punto di riferimento per
semine, raccolti, orari. I testi del gruppo che dà nome anche ad un’
associazione culturale, ricalcano le problematiche tipiche della
Sardegna: sequestri, emigrazione, faide. Tematiche affrontate con
rabbia e la consapevolezza dei gravi disagi che esse recano all’i
mmagine della grande isola.
GLI ALLEVATORI. Non poteva che essere un clima di
festa quello che ha accompagnato la cerimonia di consegna delle
greggi a cui hanno partecipato alcuni degli allevatori colpiti dal
terremoto. Molti di loro devono ancora lasciarsi alle spalle i
problemi della fase post-sisma. Tra questi Eugenio Cionni di
Barete. «Abbiamo vissuto un momento difficile, sia per i danni
strutturali, sia per i cali delle vendite», ha raccontato Cionni.
«Io fortunatamente non ho avuto problemi a casa, ma la sede della
mia attività ha problemi strutturali».
Poi c’è il problema del calo delle vendite. «Il terremoto lo
abbiamo registrato nella settimana di Pasqua», spiega ancora «e per
noi in quel periodo è stato difficilissimo vendere». Stessa
situazione a Barisciano. «Siamo stati costretti a tirar fuori i
greggi dalle aziende», ha spiegato l’allevatore Stefano
Cocciantelli «e quindi con la bassa temperatura e le pioggie si è
rallentato il ciclo produttivo». Oppure ad Arischia, «dove sono
ancora tanti i problemi connessi con questo settore», sottolinea l’a
llevatore Fiorino Lorenzetti. Del resto, dal Comune tardano ad
arrivare i pagamenti per i prodotti utilizzati nelle tendopoli.
LA GIORNATA. Ma tutto questo non turba affatto una
giornata di festa, con uno scambio di prodotti tipici della
tradizione sarda ed abruzzese. Un impegno per salvare un mestiere
antico ricco di tradizione e mantenere vive le campagne, ma che
offre anche produzioni di carne e formaggi di pecora di qualità
particolarmente importanti per la ripresa economica in Abruzzo. La
consegna è stata allietata dai versi del poeta locale Filippo
Crudele, prontamente tradotti in sardo. Poi è arrivato il turno dei
rappresentanti della Coldiretti e degli assessorati all’agricoltura
di Sardegna e Abruzzo, che hanno ricordato l’importanza dell’i
niziativa per una regione come la nostra dove l’agroalimentare
incide per oltre il 15% sul Pil regionale, con oltre 82mila
aziende.
Poi il pranzo sardo con assaggi di prosciutto, pecorino, ma anche
olive “in confettu”, creme con pane carasau e Marraccones alla
Nuorese. Una festa a cui hanno partecipato, tra gli altri, l’a
ssessore all’Agricoltura della Regione Sardegna Andrea Prato e l’a
ssessore alla Protezione civile della Provincia di Nuoro Rocco
Celentano. Presente anche l’associazione “Sardi d’Abruzzo” con
Antonello Cabras.
IL SETTORE. Nella zona dell’Aquilano interessata dal
terremoto sono presenti 1500 aziende agricole. «Il terremoto», ha
detto Michele Errico, direttore regionale della Coldiretti «ha
provocato danni stimati per 100 milioni di euro e danneggiato oltre
400 aziende agricole soprattutto impegnate nell’attività di
allevamento con il crollo di strutture di ricovero per gli animali
e le materie prime e la morte di molti animali per non parlare
delle conseguenze psicologiche che le scosse sismiche hanno
prodotto sulle greggi». C’è stata di fatto una minore produttività,
con molti animali che sono andati dispersi mentre gli altri,
spaventati, hanno ridotto la produzione di latte, ma anche un
aumento dei casi di aborto, fenomeno che si verificata in
circostanze simili.
Gli allevatori abruzzesi attendono ancora i risarcimenti previsti
dalla misura 126, la normativa che riguarda il recupero di
potenziale di produzione agricola a seguito di disastri naturali,
come il terremoto. A ribadirlo anche l’assessore all’Agricoltura
della Regione Abruzzo Mauro Febbo, a margine della cerimonia di
consegna. «Sono circa 400 le aziende danneggiate dal terremoto», ha
detto «c’erano stati promessi degli aiuti in relazione alla misura
126, la normativa che permette la ricostruzione al 100% delle
strutture che sono andate distrutte per il terremoto, con copertura
a carico dello Stato, delle Regioni e dell’Unione europea.
Tuttavia al momento, di questo finanziamento si è persa traccia,
Coldiretti e Cia ci stanno aiutando dandoci una mano a livello
nazionale». La misura deve essere finanziata dalla conferenza delle
Regioni. «Auspichiamo», ha concluso Febbo «un atto di solidarietà
simile a quello che l’Abruzzo fece a suo tempo nei confronti di
Marche e Umbria».
21 novembre 2009