di Antonio De Frenza
L’AQUILA. E’ stato un match a due tra l’opposizione e la giunta. Perché sulla legge che blocca gli accreditamenti alle cliniche private che non pagano gli stipendi ai dipendenti, i consiglieri di maggioranza sono rimasti silenziosi, limitandosi a votare e ad approvare la norma.
Il capogruppo
Gianfranco Giuliante ha preso la parola solo per la dichiarazione di voto. La maggioranza ha parlato soprattutto per bocca dell’assessore alla sanità
Lanfranco Venturoni e del presidente
Gianni Chiodi. Per l’intera discussione Giuliante è rimasto in silenzio. L’ex governatore Del Turco parlava di malpancismo quando vedeva i suoi consiglieri votare di malavoglia certi provvedimenti che la giunta portava in aula. Il malpancismo era evidente ieri tra i banchi. E già prima dell’inizio della seduta c’era perplessità sui tempi dei lavori. Da un lato per la delicatezza del provvedimento, dall’altro perché questo è il primo consiglio regionale dopo le polemiche delle settimane scorse tra Giuliante e la componente forzista del Pdl. Giuliante è probabilmente un capogruppo a termine. Nel Pdl si dice che verrà sostituito dopo le elezioni provinciali. E ieri in aula si notava un attivissimo
Ricardo Chiavaroli pronto a richiamare i consiglieri al voto o a lanciare l’applauso durante gli interventi di Chiodi o Venturoni.
Ma nonostante i mal di pancia, la legge voluta dall’assessore è passata. Un articolo unico, emendato dallo stesso Venturoni durante una lunga e t
ormentata interruzione. La norma modifica l’articolo 7 della legge
32 del 2007 e in sostanza dà tre mesi di tempo al gruppo Villa Pini
(la legge naturalmente non è ad personam, stabilisce un principio
generale) per mettersi in regola, con stipendi e contributi, se non
vuole vedere dapprima sospesa e successivamente cancellata la
convenzione con la Regione.
La legge, approvata di fronte a una platea molto composta ma
preoccupata di dipendenti del gruppo Villa Pini, da sette mesi
senza stipendio, stabilisce che ai privati accreditati verso i
quali la Direzione sanità regionale accerti «una situazione di
irregolarità nell’adempimento agli obblighi contributivi e
retributivi nei confronti del personale» di almeno «tre mensilità
consecutive», sono «automaticamente sospesi» dalla giunta regionale
«l’accreditamento istituzionale o quello predefinitivo».
La sospensione resta in vigore fino all’eventuale regolarizzazione
dei versamenti. Se questo non avviene entro sei mesi dall’a
ccertamento della irregolarità, l’accreditamento viene
automaticamente revocato dalla giunta regionale. Come conseguenza
della revoca, la struttura privata non potrà erogare prestazioni
per conto del servizio sanitario ad eccezione dei pazienti già
ricoverati.
Questi ultimi però, in base alla nuove legge, verranno trasferiti
ad un’altra struttura privata o pubblica accreditata entro 90
giorni dalla sospensione, sulla base di un programma predisposto
dalla giunta regionale.
Nel suo intervento Venturoni ha sottolineato la necessità «di
riorganizzare la sanità abruzzese e definire i compiti del pubblico
e del privato. In questo processo», ha detto Venturoni «vanno
ridefinite anche le regole. La sanità privata ha causato buchi di
bilancio alla Regione perchè ci sono state regole non applicate e
budget mai rispettati. La soluzione è nel fatto che l’imprenditore
privato abbia diritti e doveri. Finora», ha aggiunto l’assessore «i
diritti hanno straripato in abusi che questa giunta non tollererà
mai più».
Alle perplessità dell’opposizione sul destino dei dipendenti in
caso di cancellazione dell’accreditamento, Venturoni ha assicurato
che «il processo di sospensione permette entro 90 giorni di far sì
che il datore di lavoro si metta a posto, altrimenti la giunta fa
un programma per la ricollocazione dei pazienti e del personale,
perché queste sono attività necessario che devono svolgersi e la
Regione non può assumere personale nuovo».
Anche l’utilizzo degli ammortizzatori sociali è uno strumento utile
da applicare, ha aggiunto Venturoni, «se a oggi non è mai avvenuto
è perché abbiamo creduto nella riconversione industriale dell’a
zienda e nell’impegno preciso preso dall’azienda di pagare i
dipendenti».
Secondo
Gianni Chiodi che ieri ha avuto anche un
lungo confronto con i dipendenti durante una pausa dei lavori,
«questa legge ha il compito di disegnare un percorso più chiaro
sanzionatorio nei confronti di chi non rispetta le regole.
Per il capogruppo del Pd
Camillo D’Alessandro,
quella approvata è una «legge-fuga», con cui la giunta «sfugge
dalle proprie responsabilità». D’Alessandro ha accusato la giunta
di aver fatto passare troppi mesi lasciando inapplicata una legge
già in vigore (quella modificata dalla norma approvata ieri) che
prevede la revoca dell’accreditamento a chi viola il contratto
nazionale di lavoro. Critico il capogruppo di Rifondazione
Maurizio Acerbo secondo cui l’unica strada è che
la Regione chieda al prefetto di commissariare Villa Pini. Per
Antonio Saia (Comunisti italiani) resta irrisolto
il problema dei pazienti e dei lavoratori. E
Carlo
Costantini (Idv) è infine sbottato: «Questa è una gara tra
azzeccagarbugli».
18 novembre 2009