di Maurizio Piccinino
PESCARA. Lo hanno fermato e bloccato nella stanza. Non più una semplice occupazione dell’assessorato regionale alla sanità ma una intimazione che sconfina nel sequestro di persona. Iniziativa contro cui hanno preso fermamente le distanze Cgil e Cisl. E’ accaduto ieri sera a Lanfranco Venturoni assessore alla sanità, al sesto piano del palazzo della Regione in via Conte Ruvo. Il braccio di ferro è stato innescato dapprima da una cinquantina di dipendenti del Gruppo Villa Pini. Poi sono arrivati «i riforzi» con circa altre 200 persone guidate da Duilio Carusi marito di Chiara Angelini amministratrice del gruppo sanitario teatino.
«Ho visto queste persone che mi hanno costretto a rimanere nella mia stanza e su consiglio della Digos ho intavolato una discussione che però è stata subito interrotta dalle richieste perentorie di Carusi», racconta Venturoni.
Le richieste erano la convocazione immediata del tavolo tecnico sulla Cip (Commissione ispettiva permanente) l’organismo che controlla per conto della Regione la regolarità delle prestazioni effettuate dalle cliniche private. Verso la Cip, Villa Pini rivendica il ricalcolo di alcune somme (la proprietà parla di oltre 100 milioni di euro) che sono però in contenzioso giudiziario.
La riunione della Cip con Angelini, Regione, Asl e Commissario di Governo Gino Redigolo era però subordinata alla dichiarazione della proprietà, ufficializzata al prefetto dell’Aquila Gabrielli, di quanti stipendi avrebbe pagato il Gruppo ai 1500 dipendenti senza salario da sette mesi.
Salt
ato l’incontro all’Aquila Venturoni ha disdetto anche il vertice
con la Cip a Pescara.
La cosa non è piaciuta ad Angelini e parte dei dipendenti. «Quando
abbiamo saputo che la riunione della Cip non si sarebbe svolta
allora ci siamo recati all’assessorato», racconta Elisabetta Rossi
dipendente di Villa Pini, «abbiamo chiesto a Venturoni le
motivazioni, lo abbiamo bloccato e preteso che interloquisse con
noi. Gli abbiamo anche detto che non sarebbe uscito dalla Regione
prima di convocare la Cip e fissare un incontro con il dottor
Carusi. C’era la Digos ma a Venturoni non gli abbiamo consentito
nemmeno di andare in bagno e fumare il suo sigaro preferito».
Alle 20 Venturoni per sbloccare una situazione che si era fatta
man mano più incandescente ha chiamato il presidente della Cip,
Muraglia che da Vasto è arrivato a Pescara per decidere una
riunione con Angelini, Asl e Commissario per questa mattina alle
10. Stupefatto di quanto accaduto Venturoni. «Come prima questione
dico che le istituzioni non possono essere messe sotto sequestro»,
commenta l’assessore, «l’atteggiamento avuto è grave ed è
altrettanto grave che un presidente di una Commissione ispettiva
come la Cip subisca pressioni. Per il resto mi rendo conto che ci
sono famiglie che da mesi sono senza soldi ma non è alla Regione
che possono chiedere soldi. Capisco la disperazione e quindi non
condanno chi ha esagerato ma condanno chi ha portato alla
disperazione queste persone. Far pressione su un organo come la Cip
e come far pressione sui giudici».
Ieri la giornata era iniziata anche con un comunicato a firma di
Chiara Angelini, amministratrice del gruppo Villa Pini indirizzato
al presidente Berlusconi, al ministro Maroni e al prefetto dell’A
quila. Una lunga nota dove si raccontano le traversie del Gruppo.
«Apprendo a mezzo stampa e con rammarico che Sua Eccellenza il
Prefetto dell’Aquila ci taccia di “scarso rispetto delle
istituzioni”. E’ doveroso spiegare a Sua Eccellenza il nostro punto
di vista», scrive la Angelini criticando la classe politica. Per la
Angelini la crisi del gruppo è derivata da un episodio. «Nel 2008
Enzo Angelini ha fatto quello che in Italia non si dovrebbe fare
mai, per nessun motivo: ha parlato. Da allora, ogni genere di
vessazione è stato perpetrata ai danni di questa azienda, basti
pensare che sono intervenute 192 ispezioni sulle Aziende del Gruppo
solo negli ultimi due anni».
13 novembre 2009