di GIAN PAOLO COPPOLA
PESCARA. Quando i difensori di tutti gli indagati, Luciano D’Alfonso escluso, si preparano a formalizzare davanti al gup le richieste di rito abbreviato, forti della convinzione che bastino le carte raccolte nel fascicolo per far uscire indenni i loro clienti dalle accuse di falso o abuso, a confezionare la sorpresa è il pm Paolo Pompa.
Il quale, alla seconda udienza preliminare sul concorso per l’assunzione in Comune di
Guido Dezio, chiede l’inserimento nel fascicolo di documenti nuovi, acquisiti attraverso un procedimento parallelo, rimasto nascosto fino a ieri mattina e che ha già maturato l’avviso di conclusione delle indagini. Così, a sorpresa, salta fuori che in questa storia - che era stata chiusa due anni fa con un’inchiesta da record durata un mese e mezzo - c’è un nuovo indagato, un funzionario della Regione, nei confronti del quale è ipotizzato un falso in relazione ai requisiti per la partecipazione di Dezio al concorso come dirigente comunale.
Un’indagine bis, insomma, portata avanti nell’ombra e che la procura ritiene ora fondamentale per definire meglio i contorni dell’inchiesta madre e rendere più solida l’accusa.
La risposta della difesa dell’ex sindaco accusato di abuso patrimoniale, di Dezio (che deve rispondere di falso) e dei tre componenti della commissione, imputati di abuso d’ufficio, è però immediata.
Augusto La Morgia,
Medoro Pilotti Aielli,
Marco Spagnuolo e
Giuliano Milia stoppano tutto
. Chiedono come è ovvio di poter analizzare i nuovi documenti
depositati dal magistrato, che saranno a disposizione degli
avvocati soltanto da oggi, si riservano di chiederne l’i
nammissibilità in aula e ottengono dal gup
Guido
Campli il rinvio dell’udienza preliminare all’11 dicembre,
rimettendo così di fatto in discussione le stesse richieste di
abbreviato, comunque non ancora verbalizzate.
In sostanza, il pm cercherà di far entrare un procedimento nuovo
in quello vecchio. Un fascicolo evidentemente messo in piedi in
pochissimo tempo, dal momento che la stessa pubblica accusa si era
detta pronta a discutere le richieste di rinvio a giudizio già lo
scorso giugno, all’epoca della prima udienza, poi saltata per
omessa notifica a un componente della commissione, l’aquilano
Vincenzo Montillo, ex segretario generale del
Comune di Pescara, al quale - non certo per sue responsabilità -
già non era stato notificato per 14 mesi l’avviso di conclusione
delle indagini. Una mossa, quella del pm, sorprendente in questa
fase, a inchiesta abbondantemente chiusa (a novembre 2007 l’avviso,
a febbraio 2009 la richiesta di processo) e che potrebbe
ridisegnare la questione concorso. D’Alfonso, assente ieri in aula,
avrebbe commesso l’abuso patrimoniale favorendo l’assunzione a un
livello superiore del suo uomo di fiducia.
Per la procura, il posto assegnato a Dezio non era da «staff»,
bensì da responsabile di un settore vero e proprio del Comune.
Inoltre, per l’accusa, non c’erano i requisiti richiesti per la
qualifica da ricoprire.
A Dezio, che in aula invece c’era, il pm contesta di aver
dichiarato il falso per aver attestato alla commissione di aver
ricoperto incarichi dirigenziali per cinque anni (dal 2000 al
maggio 2003 alla Regione e dal giugno 2003 al novembre 2004 al
Comune).
Vincenzo Montillo,
Paola Di
Marco e
Carlo Montanino, che hanno fatto
parte della commissione per il concorso da dirigente
amministrativo, sono accusati di aver ammesso Dezio alla prova d’e
same e poi aver approvato la graduatoria finale che lo dichiarava
vincitore.
21 ottobre 2009