di Enrico Nardecchia
L’AQUILA. Prigioniero dei suoi stessi annunci (il primo maggio disse: il 10 settembre case pronte in 14 aree) il premier, pur di non sforare con le date, mette cappello sulle casette di legno degli onnesi. Degli onnesi e dei trentini, degli umbri e della Croce Rossa che ci ha messo i soldi. E consegna lui, sotto i riflettori della "terza camera", il "Porta a Porta" dell’aquilano Vespa, l’asilo di Giulia e le prime chiavi della prima casa di "Onna Nuova". Poi, non gli pare vero quando sente il saluto dell’arcivescovo Molinari che è, per tre quarti, un inno a Berlusconi. Ecco, allora, che il capo del governo, che davanti all’asilo era rimasto zitto, si riprende la scena, prima di rinunciare alle altre due consegne perché tira aria di contestazione.
"OLTRE LA MORTE". Bertolaso lo ripete al microfono mentre cerca di gestire al meglio la calca che si affolla davanti al nuovo asilo. Ma che non è una festa lo capisci senza che nessuno te lo dica. Ci sono le nuove case. Sono belle, sì, nessuno lo può negare. Ci sono i fiori alle finestre, col frigo pieno di minestre in busta e la dispensa pure, con lo spumante Martini, i dolci Aveja, il torrone Nurzia, le pile di asciugamani immacolati, ma senza iniziali, e il biglietto autografo di Berlusconi. Stanotte tre famiglie potranno già dormirci. Alle altre 91 toccherà domani. Ma c’è poco da festeggiare, sì, per chi nel terremoto ha perso tutto, il sangue del proprio sangue, le case, il paese, il passato e il futuro. E allora il palchetto, le transenne, le scorte, le auto blu, i cordoni di polizi
a, i lenzuoli bianchi con su scritto "E agli altri chi ci pensa?"
sono tutto un contorno di cui gli abitanti di questo "paese nuovo"
avrebbero fatto volentieri a meno.
Ma non riescono, no, a fermare la giostra. E allora, almeno, gli
onnesi facciamoli passare avanti, come dicono e ridicono al
microfono. Ma chi li sente? Ha la faccia scura, tirata, il
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi quando arriva, poco dopo
le 15, e depone una corona d’alloro, anturium e rose bianchi e
rossi sotto all’albero della memoria, l’acero che ha dato ombra
alle 41 vittime estratte dalle macerie. Poi s’infila nella prima
delle casette, si dà una rinfrescata e si cambia d’abito, pronto a
uscire giusto giusto davanti ai comitati di cittadini che lo
contestano. Legge gli striscioni, sente la gente che lo chiama e
gli chiede di fermarsi.
Ma lui tira dritto e guadagna il palchetto dove lo aspettano, tra
gli altri, Bertolaso, il giornalista Giustino Parisse, Franco
Papola dell’Onna onlus, Angela Bove mamma della studentessa morta
Giulia Carnevale, il presidente della Regione Gianni Chiodi, il
sindaco Massimo Cialente, la presidente della Provincia Stefania
Pezzopane, il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo
Dellai, l’arcivescovo Giuseppe Molinari.
Qui le parole di mamma Angela fanno sciogliere anche i muri tirati
su nuovi di zecca. "Con questo asilo andiamo oltre la morte. Giulia
era nata ad Arpino 22 anni fa. Era gioviale, sempre allegra,
disponibile con tutti, bravissima a scuola. Dopo il liceo Classico
ha scelto Ingegneria all’Aquila. Era al quarto anno. Amava la vita,
ma il terremoto ha spezzato i suoi sogni, i suoi progetti. Lei ci
ha lasciato quest’opera. Il progetto dell’asilo l’abbiamo scoperto
nel computer ritrovato in macchina. È bello vederlo realizzato.
Oltre la morte".
"RISPETTATECI". Da una mamma a un padre. Giustino
Parisse chiude il suo discorso scandendo bene queste parole:
"Rispettate il nostro dolore, rispettate la memoria di chi ci ha
lasciato". Le pareti dell’asilo sono di vetro e si vede tutto.
Fuori si parla di morte e lì dentro tanti piccoli frugoletti si
stanno rotolando ormai da ore tra i giochi. In libreria sono già
pronte le fiabe di Alì Babà e i 40 ladroni, i Musicanti di Brema e
il Gatto con gli stivali.
E c’è pure la Bibbia a fumetti. Restando in tema, parola all’a
rcivescovo Molinari. "Carissimo presidente, un augurio affettuoso
anche per Lei. Il Vangelo condanna chi chiacchiera e non fa
concretamente. E lo stesso Vangelo loda chi alle chiacchiere
sostituisce fatti concreti. Io le auguro di poter continuare a fare
del bene non solo alla nostra terra così devastata e così provata
ma anche a tutta la nostra bellissima e amatissima nazione: l’I
talia. Alla gente umile e semplice, che è poi la migliore e la più
numerosa dell’Aquila, dell’Abruzzo e dell’Italia intera, non
interessano le chiacchiere sterili della politica. Questa nostra
gente desidera solo ciò che serve a una vita dignitosa, tranquilla
e sicura. A questa nostra gente interessa il lavoro, una giustizia
che funziona, un’amministrazione pubblica che non diventi mai.
burocrazia che soffoca ed esaspera i cittadini, ma sia di vera
utilità a tutti. E, naturalmente, questa nostra gente desidera una
sempre più equa distribuzione della ricchezza".
Sento un osservatore rimasto indietro che dice: "Ma chi è che
parla, Bonaiuti?". E contemporaneamente questo sermoncino rianima
Berlusconi che cambia faccia. Prima era teso, ora è sereno,
annuisce e accenna un sorriso. Il presule riprende: "Perciò noi
auguriamo al Suo governo di fare presto e bene le riforme delle
quali il nostro paese ha più bisogno (e che spesso non costano
nulla!). Il popolo ha eletto i suoi rappresentanti per questo. Ed è
stanco di assistere a una vita politica fatta di risse, insulti,
odio e di discussioni imcomprensibili, che non hanno nulla a che
fare con una sana e autentica vita democratica. Auguri, Presidente!
E continui a ricordarsi di noi, di Onna e della nostra città dell’A
quila che, come ha detto il Santo Padre, ora è ferita, ma ha tutta
la voglia, prepotente e decisa, di tornare a volare! Grazie! Prego
per lei e per tutti coloro che sono stati chiamati a servire il
nostro popolo con l’impegno politico, impegno che è la forma più
moderna, vasta ed efficace della carità".
16 settembre 2009