Baarìa centro del mondo

Il kolossal di Giuseppe Tornatore apre la rassegna

      Bagheria centro del mondo: era così per Giuseppe Tornatore bambino e lo è tuttora perché dalla provincia il mondo si vede ridotto ai minimi termini e dunque più nitido nella scelta tra l’essere e l’apparire, i sogni e le delusioni, il bene e il male. «Baarìa», ha aperto ieri Venezia 66, kolossal da 300 attori e da 25 milioni di euro.

    «Baarìa» sarà nelle sale italiane dal 25 settembre in circa 500 copie, distribuito da Medusa che lo ha anche prodotto, ed è un affresco storico e sociale del luogo in cui il regista premio Oscar è nato, nella provincia siciliana. Il suo film più personale, si è detto da subito, «50 per cento verità, 50 per cento immaginazione ma ho lavorato tantissimo», spiega Tornatore, «per mescolarle e fare diventare tutto verosimiglianza».

    Il finale della storia invece è tutto autobiografico: i filmini super8 girati in famiglia quando aveva 10, 11 anni e registrazioni vocali di personalità del paese dalla scrittrice Dacia Maraini a Renato Guttuso, dal poeta Ignazio Buttitta allo scrittore Ferdinando Scianna, da una ristoratrice del paese al padre stesso, fino all’onorevole Giuseppe Speciale cui Tornatore dice di essere molto legato: «Io ero il consigliere comunale giovane e lui il più anziano nello stesso gruppo comunista».

    Nella storia d’amore del comunista Peppino (Francesco Scianna) e di sua moglie Mannina (Margareth Madè) che gli darà innumerevoli figli passa la storia delle relazioni sociali, del costume, l’infanzia miserabile, l’istruzione scolastica, via via la costruzione di una famiglia unita nell’amore. «In questo p
    ersonaggio dalle umili origini al passo però con l’evoluzione del mondo c’è tutto l’orgoglio, la fierezza, l’amor proprio di essersi fatto da solo», spiega Tornatore che rivendica l’assoluta sincerità di Peppino, anche nel suo rapporto con la politica.

    Il film ha infatti sullo sfondo il fascismo, gli americani che liberano la Sicilia, le lotte dei braccianti, la mafia che uccide sindacalisti e comunisti ma anche le delusioni della politica, i compromessi e le mazzette. «Crediamo di abbracciare il mondo ma abbiamo le braccia corte», dice il protagonista del film nel definire il riformismo del padre. «E’ un concetto», spiega il regista, «che mi piace molto perché esprime consapevolezza dei limiti e della superbia al tempo stesso».

    Nel film che ha avuto il contesto musicale di Ennio Morricone, una partitura eccezionale, c’è «commedia e dramma, una vecchia ricetta cinematografica che ho cercato di rispolverare: se un film fa ridere e piangere contemporaneamente è un buon film». «Baarìa» ha già avuto una recensione d’eccezione del premier Silvio Berlusconi che martedì da Danzica ha espresso critiche positive. «Non sapevo facesse anche il critico, ma non sono sorpreso, per una personalità così complessa come la sua c’è spazio anche per questo mestiere.

    Sarei ipocrita a dire che non mi ha fatto piacere, soprattutto perché arriva da una persona che la pensa diversamente da me in politica. Meglio comunque come critico che come produttore, è stato nel giudizio positivo un pochino intempestivo, in genere i complimenti arrivano dopo. Come produttore, se è stato un produttore, non ci ho mai parlato», ha voluto sottolineare.
    3 settembre 2009
     

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