Stavolta ci ha deluso. Silvio il penitente o Silvio il renitente? Processione, comunione, indulgenza; sacro e profano mescolati in una mal riuscita miscela mediatica. Non s’è fatto nulla, per carità. Meglio così. La ventunesima visita all’Aquila del presidente del Consiglio, in occasione delle celebrazioni della Perdonanza celestiniana, è saltata lasciandosi una coda di veleno. La penitenza aquilana stava dando i suoi risultati. In questi cinque mesi lo abbiamo visto tra le macerie, nelle tendopoli, abbracciare volontari e incoraggiare chi ha perso tutto. Berlusconi tra i terremotati ha conquistato consenso e realizzato, grazie all’efficienza della Protezione civile, le prime case della ricostruzione leggera. Il successo del G8 prima e il rispetto dei tempi nella costruzione degli alloggi poi ha fatto passare in secondo piano persino qualche promessa improbabile, tipo tutti in crociera o gli sfollati ospiti nelle sue ville. All’Aquila davvero Silvio IV ha provato a far dimenticare i suoi guai pubblici: le frequentazioni di minorenni ed escort, la rottura con la seconda moglie Veronica Lario. Argomenti di etica politica, trattandosi di un capo di governo, non di moralità privata, quasi che si trattasse di un Mario Rossi qualsiasi. Poi è arrivata l’inquietante querela contro Repubblica, il giornale che con tenacia da mesi gli chiede conto dei suoi comportamenti.
Di fronte a domande sgradite si può rispondere se si hanno gli argomenti giusti; oppure tacere sperando che tutto finisca nell’oblio. Ma non si possono querelare le domande in
quanto tali, perché è evidente che si vuol far tacere chi osa
sollevare temi sgraditi al potere. Non è da paese
occidentale.
Ma agli occhi di tanti terremotati questioni pur così delicate per
la vita di una democrazia possono passare in secondo piano, di
fronte ad una dura emergenza dalla quale bisogna pur uscire.
Berlusconi però ha voluto strafare. La sua presenza ai riti
celestiniani - s’è capito dopo - era funzionale solo al tentativo,
fallito, di incontrare il segretario di Stato di Papa Ratzinger.
Si stenta a ricordare rapporti così tesi tra il governo italiano e
la Santa Sede. Siamo al paradosso che la Lega di Bossi dà del
comunista al Vaticano perché critica le scelte sull’i
mmigrazione.
Siamo su Scherzi a parte, per caso? Purtroppo no. Così Dino Boffo,
il direttore di Avvenire, giornale dei vescovi critico col governo,
s'è preso le sue dosi di randellate _ giornalistiche, s'intende _
dal Giornale riaffidato a Vittorio Feltri dalla famiglia
Berlusconi. Caso esploso proprio nel giorno in cui ci doveva essere
l'incontro pacificatore. La cena fortissimamente voluta dal premier
con il cardinal Bertone è dunque saltata. Il minimo di fronte a
tanta arroganza.
No cena, no processione. Lo spot questa volta non è riuscito.
Berlusconi non si è proprio fatto vedere all'Aquila sommerso dalle
macerie politiche causate dai suoi fedelissimi. La Perdonanza
naturalmente è rimasta quel che è: rito dal profondo valore
penitenziale, per chi ha il dono della fede; manifestazione di
orgoglio civico, per chi è agitato dal laico dubbio. Comunque, una
giornata di intensa responsabilità collettiva. A tratti commovente.
Quest'anno più che mai.
Peccato, dunque. Berlusconi torni all'Aquila quanto prima. La sua
presenza si sta rivelando importante. Favorisce velocità e certezza
degli impegni. Il rispetto delle promesse ai terremotati sarà la
sua penitenza.
30 agosto 2009