di Enrico Nardecchia
L’AQUILA. Il gran rifiuto, stavolta, lo fa lui. E, a ben vedere, quella di Berlusconi all’Aquila è una di quelle classiche assenze che fa parlare di più di tante presenze. Niente cena tra Berlusconi e Bertone. Il lavoro dei grandi tessitori va in fumo all’edicola, con l’attacco del Giornale (di proprietà della famiglia Berlusconi) al direttore di Avvenire (giornale dei vescovi) per una vicenda a sfondo sessuale.
«NIENTE CENA». Il faccia a faccia tra il cardinale salesiano e il presidente del Consiglio, l’esclusiva cena del disgelo governo-Vaticano nella città degli sfollati e della Perdonanza, con trenta posti a tavola al Federico II, più venti per gli uomini della scorta, salta per un articolo di giornale. Il ricavato dell’«agape fraterna» va ai terremotati. La sala stampa della Santa Sede annulla, con propria nota, l’appuntamento al ristorante «per evitare strumentalizzazioni ». Berlusconi, subito dopo, rinuncia al ventunesimo viaggio all’Aquila dopo il terremoto. Prende le distanze da quello che scrive il giornale di proprietà del fratello («La vita privata è sacra per tutti»).
E delega Gianni Letta, grande tessitore per eccellenza, a rappresentarlo col numero 2 del Vaticano per cercare di riannodare i fili. Ora tirati davvero oltre il massimo. L’attacco del Giornale di Vittorio Feltri chiama in causa una vicenda giudiziaria passata del direttore del quotidiano della Conferenza episcopale italiana. Un «incidente sessuale ». Boffo, da 15 anni direttore di Avvenire e di Sat 2000, tv satellitare della Cei, secondo il
Giornale, avrebbe «intimidito la moglie dell’uomo col quale aveva
una relazione ».
Il caso sarebbe stato chiuso con un patteggiamento da 516 euro.
Feltri, che non ha digerito gli attacchi alla vita privata del
premier usciti sul quotidiano della Cei, parla di «bue che dà del
cornuto all’asino» e denuncia il caso di un «super censore
condannato per molestie». Insomma, una ritorsione contro chi ha
osato criticare il Cavaliere.
Il Giornale dà conto anche di un rapporto della polizia che
segnalerebbe lo stato di omosessualità dello stesso Boffo. L’Italia
dei valori insorge: presenterà un’interrogazione urgente al
ministro Maroni per sapere se i corpi di polizia stiano davvero
schedando i gay. Durissima la reazione di Boffo: «killeraggio »,
dice. E annuncia la causa a Feltri. Subito dopo la Cei difende il
direttore. «Si intende confermare piena fiducia al direttore di
Avvenire, dottor Dino Boffo, giornale da lui guidato con indiscussa
capacità professionale, equilibrio e prudenza».
Quindi la sala stampa della Santa Sede, alle 13, annuncia: niente
cena. Letta, secondo il sito Dagospia, avrebbe saputo già giovedì
sera dello «scoop» di Feltri e avrebbe prontamente avvertito il
presidente della Cei, Angelo Bagnasco. Il cardinale, considerato
sponsor di Boffo, avrebbe provato di tutto per impedire la
pubblicazione dell’articolo, senza riuscirci. Quindi il gran
rifiuto di Berlusconi e il faccia a faccia di Bertone con Letta,
nella tenda- sagrestia davanti alla basilica, in un clima di grande
serenità.
Bertone ribadisce che la Chiesa non è per lo scontro, Letta si
sforza di riavvicinare il centrodestra al mondo ecclesiale e all’e
piscopato, oggetto di attacchi frontali come sull’immigrazione.
Niente indulgenza per Berlusconi, con grande dispiacere di molti,
primi tra tutti l’arcivescovo Giuseppe Molinari, il sindaco Massimo
Cialente, la presidente della Provincia Stefania Pezzopane e, non
ultimo, il rettore della basilica don Nunzio Spinelli: «La sua
presenza avrebbe dato un altro significato alla Perdonanza. Ha
ascoltato cattivi consiglieri. Avrebbe dato un segno del suo essere
credente, della sua appartenenza alla Chiesa. Sono rammaricato».
MINISTRI CAUTI. La presenza di Letta, mediatore
per eccellenza, oscura tutti. «Questo è un luogo di preghiera e non
di parole», dice l’ex giornalista. Tuttavia, se Mara Carfagna non
si getta nella mischia, ad assicurare che non c’è alcun «caso
politico » ma solo l’ennesima «bolla mediatica» è il ministro per
l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi, in prima fila
davanti all’altare col prefetto Franco Gabrielli, Guido Bertolaso,
Franco Marini, Tommaso Ginoble, Antonio Cicchetti gentiluomo di Sua
Santità, Gianni Chiodi, Nazario Pagano e, più dietro, i
parlamentari, tra i quali Andrea Pastore e Paola Pelino.
VESCOVI IMBARAZZATI. Tra i presuli d’Abruzzo e
Molise (ne sono 11, tutti presenti) che si riparano dal sole
cocente prima della messa c’è pochissima voglia di parlare del
caso-Berlusconi. Per tutti lo fa Carlo Ghidelli, il presidente
della Conferenza episcopale abruzzese e molisana. «No comment su
Berlusconi. Sulla cena, invece, dico che è stato meglio non farla,
visto che, in un clima di sobrietà com’è quello che
contraddistingue questa tradizione aquilana, che non è una festa,
aveva poco senso.
C’è stato il terremoto, ci sono le tendopoli. Sarebbe stato un
controsenso». Gli fa eco Giancarlo Bregantini (Campobasso-Bojano):
«La cena? Non dovevano nemmeno pensarci. Io, ad esempio, mi sono
tirato subito fuori: ho tre ore di macchina da fare e non era il
caso di restare. Eppoi, non era bello che nella città con la gente
in tenda noi uomini di Chiesa si facesse una cena.
Quanto ai giornali laici, non devono pensare di far tacere la
Chiesa che oggi grida forte: accogli il povero e la vedova. Il
problema degli immigrati esiste, ma la soluzione è: accoglienza ».
Più esplicito Angelo Spina (Sulmona-Valva): «È un bene che sia
saltata la cena. Berlusconi? Noi siamo qui per fare altro. Tutto il
resto non ci riguarda». No comment di Bruno Forte (Chieti- Vasto),
di Michele Seccia (Teramo-Atri) («Ma il premier è pur sempre un’a
utorità ») e di Tommaso Valentinetti (Pescara-Penne) che pure a
Berlusconi fece arrivare una letterina sul libretto spedito ai
parroci in cui il premier diceva di «incarnare » la dottrina
sociale della Chiesa.
A sera, allora, l’unica cena è un rinfresco frugale all’Emiciclo.
«Riservato ai preti che devono confessare tutta la notte», si
affrettano a precisare dalla Curia. La cena riparatoria-bis con
Bertone e Berlusconi è il prossimo obiettivo di Letta, il grande
tessitore. Ma non all’Aquila.
29 agosto 2009