Ricostruzione in diretta tv

    di Luigi Vicinanza Due terremoti. Due mondi. C’è il terremoto rappresentato e spettacolarizzato. E quello dolorosamente vissuto. Spesso stridono. Ma fanno parte della stessa realtà. Sono le due facce dell’Aquila e dei paesi del “cratere” oggi. Obama e Sarkozy, Benigni e Verdone, George Clooney e Renzo Arbore. Concerti e G8, beneficenza e solidarietà. Non è ancora finita. In questa dura estate abruzzese l’antica capitale dell’Appennino è un grande palcoscenico. E’ “un’icona pop”, l’ha così definita su “Repubblica” il politologo Ilvo Diamanti; un luogo dove bisogna esserci. Dovunque continuano iniziative a favore dei terremotati; merito della dignità e della compostezza mostrate dagli abruzzesi. L’Italia - si può dire con amarezza - finalmente ha scoperto L’Aquila e l’Abruzzo, la qualità delle sue genti, la bellezza dei luoghi e la ricchezza dei suoi monumenti. Chi ha un volto famoso, non può mancare nel farsi un giro nelle zone terremotate. Fa così pop. Tutto sommato è un bene, mantiene alta l’attenzione su una ricostruzione lunga e faticosa.

    Il principe del terremoto in diretta tv resta il capo del governo. Dalla “malanotte” del 6 aprile Silvio Berlusconi è venuto già venti volte, l’ultima nel giorno di Ferragosto. Verrà ancora. Aveva detto che avrebbe preso casa per agosto, promessa non mantenuta; poco male. I lavori di costruzione delle case per 13-14mila sfollati procedono a ritmo serrato: i primi alloggi saranno pronti tra una ventina di giorni. E’ questo quel che conta. Il premier delle veline e delle notti sexy ha scelto la città devastata dal sisma come pubblico confessionale
    per tentare di redimersi agli occhi del suo elettorato smarrito. “ Non sono un santo” dice, eccolo dunque all’Aquila nelle vesti del presidente-operaio che innalza pareti di casa e annuncia frigoriferi pieni di ogni bene. A chi si scandalizza della sua doppia vita risponde dando ai primi sfollati case a tempo di record. Sarebbe sbagliato pensare che la ricostruzione in corso sia solo propaganda. No, dopo un’estate infernale passata nella promiscuità delle tende, gli alloggi ci sono. Alcuni sembrano anche meglio dei casermoni tirati su da una certa edilizia raffazzonata, presente già prima del sisma nella periferia aquilana.

    La Protezione civile ha fatto un lavoro egregio. Gliene va dato atto. Grazie al decisionismo di Bertolaso, Berlusconi sta per incassare uno straordinario successo, maggiore rispetto all’aver eliminato i rifiuti dalle strade di Napoli. E nello stesso tempo i terremotati - almeno una parte di essi - stanno per recuperare un tetto. E la loro dignità. Nelle prossime settimane assisteremo in ogni tg a tagli di nastri e consegne di chiavi. C’è poco da polemizzare, dal momento che servirà ad alleviare le sofferenze di alcune migliaia di persone. Certo, sfruttare il dolore di una comunità per trarne consenso politico su scala nazionale può apparire cinico. Forse lo è. Tuttavia come negare che la prima parte della ricostruzione si sta concretizzando? Di fronte al presenzialismo aquilano di Berlusconi l’opposizione di centrosinistra ha risposto con un borbottio malmostoso. E’ mancata invece la proposta alternativa da contrapporre alle scelte governative o comunque per migliorare le decisioni già prese a Roma. In particolare il Pd si è impantanato nella polemica sui soldi che non ci sono ed ora è spiazzato nel mentre le case di emergenza cominciano a prender forma.


    Tutto bene dunque nel migliore dei mondi berlusconiano? Purtroppo no. Perché gli alloggi, si sa, non sono sufficienti per tutti. Perché la riparazione delle case parzialmente danneggiate è pressoché bloccata da norme confuse; perché l’erogazione dei contributi per chi ha scelto un’autonoma sistemazione procede con una lentezza insostenibile; perché persino i sussidi per la cassa integrazione arrivano in ritardo; perché della zona franca, necessaria per rilanciare l’economia terremotata, non c’è traccia; perché il Comune, nonostante le buone intenzioni del sindaco Cialente, arranca nel gestire una situazione così straordinaria; perché sul centro storico - la vera ricostruzione dell’Aquila - manca ancora un piano. Perché, perché, perché...  Basta sfogliare la collezione del nostro giornale: ogni terremotato ha un valido motivo per dire che le cose non vanno bene. E’ il terremoto vissuto sulla pelle della gente. Il tremendo quotidiano. Ma non fa ascolto, non fa audience. In tv non se ne parla. E’ ancora agosto, l’Italia sonnecchia...
    23 agosto 2009
     

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