di Antonella Formisani
Il luogo dell'aggressione
MARTINSICURO. Dopo l’omicidio va a ballare in un locale della zona. Il 17enne - l’ultimo a tirare un pugno ad Antonio De Meo, il cameriere 23enne di Castel di Lama ucciso domenica notte a Villa Rosa - probabilmente inconsapevole di quanto accaduto ha deciso di finire così la serata. Una serata speciale, quella del suo compleanno. E’ questo uno dei passi del racconto fatto ieri mattina, durante l’interrogatorio dei due ragazzi rom - il terzo ha 13 anni e non è imputabile - arrestati dai carabinieri all’indomani della morte nel parco giochi di Villa Rosa.
I ragazzi sono stati trasportati dall’istituto di prima accoglienza di Ancona, dove erano reclusi, al tribunale dei minori dell’Aquila. Qui, dopo l’interrogatorio, il gip Vincenzo Venezia non li ha rimessi in libertà. Per due motivi. Innanzitutto perchè sussisterebbe il pericolo di reiterazione del reato e in considerazione dell’allarme sociale che si è generato intorno ai fatti di Villa Rosa. Ma Venezia va anche oltre: devono restare in carcere perchè così si renderanno conto della gravità di quanto hanno fatto. Così ieri nel primo pomeriggio, appena emessa l’ordinanza, i due ragazzi sono stati trasferiti all’istituto minorile di Roma, a Casal del Marmo. Alla notizia si sono spaventati, supplicando invano di non andare.
E che si tratti in ogni caso di adolescenti è emerso chiaramente dagli interrogatori. Il 17enne, assistito dall’avvocato Luca Sarodi alternava momenti di lucidità a confusione. Entrambi hanno comunque confermato di aver colpito il cameriere. Gli assistenti sociali dell’ist
ituto di Ancora hanno raccontato di crisi di pianto dei due e di un
processo di rimozione in atto, per cui a tratti i ragazzi non
ricordano quanto accaduto domenica notte. Il 17enne a volte -
racconta l’avvocato - pensa ancora che sia il suo compleanno. Anche
il 15enne - assistitito da Piergiuseppe Sgura - è provato. Il
ragazzo era peraltro già seguito dai servizi sociali prima dell’a
ggressione. Intanto oggi si terrà l’udienza di convalida al
tribunale di Teramo per suo padre, 40enne di Alba arrestato per
favoreggiamento reale, ricettazione e incendio doloso del motorino
rubato su cui era il figlio. Sarodi, infine, annuncia che
presenterà, dopo Ferragosto, ricorso al tribunale del riesame per
ottenere la scarcerazione. Si discuterà per fine mese.
L’AUTOPSIA. Ieri pomeriggio all’ospedale di Sant’O
mero si è svolta l’autopsia. Oltre all’anatompatologo nominato
dalla procura, Giuseppe Sciarra, c’erano quelli di parte: Cristian
D’Ovidio, Claudio Pedicone e Francesco Cacaci (per la famiglia De
Meo). Da una Tac eseguita prima dell’autopsia è risultato che il
giovane ha riportato le fratture al doppio seno mascellare e al
setto nasale, che gli avrebbero provocato un’ampia emorragia
cranica. La parte destra del volto è tumefatta e i pugni potrebbero
essere stati addirittura più di tre. Hanno causato una vasta
emorragia a livello cerebrale, che ha interessato entrambi i lobi,
con una raccolta di sangue alla base cranica che ha compresso il
midollo e causato la morte. Il ragazzo non si è difeso: non ci sono
escoriazioni su braccia e mani.
La battaglia sarà sull’entità e sul numero dei colpi. Forse
importante sarà l’esame dell’encefalo - che è stato messo in
formalina per la conservazione - e che fra una ventina di giorni
verrà esaminato attentamente, anche dal punto di vista vascolare,
per capire se ci sono delle concause che hanno determinato la vasta
emorragia.
13 agosto 2009
Inviato da ottofranz
il 13 novembre 2009 alle 09:17