di Paola Aurisicchio
g="0" cellspacing="0" style="width: 95%;">
PESCARA. L’ospedale di Pescara punterà all’e
mergenza chirurgica e medica, il presidio di Popoli diventerà un
polo riabilitativo in grado di attrarre pazienti anche da fuori
regione, mentre quello di Penne avrà una forte caratterizzazione
geriatrica. Per trenta giorni,
Claudio D’Amario,
da cinque mesi direttore generale della Asl di Pescara, ha lavorato
al piano di riorganizzazione della sanità pescarese. «Un progetto
lineare, prendendo a modello piani nazionali ed europei». «Ma un
progetto folle», prosegue il manager, «perché, attualmente, è come
se l’Abruzzo avesse 35 ospedali su un quartiere di Roma. Un po’
troppi».
L’Abruzzo è una delle regioni italiane a dover sopportare il peso
di un piano di rientro dai debiti sanitari, sotto l’occhio del
commissario governativo
Gino Redigolo. «Il
consuntivo del 2008», spiega D’Amario, «è di meno 30 milioni di
euro, un disastro economico finanziario». E’ questo il numero da
cui D’Amario è partito per costruire il suo piano biennale:
«Razionalizzazione della spesa, diminuzione dei costi,
diversificazione dei presidi ospedalieri, dando risposte adeguate
al territorio e creando dei poli. Qualità delle prestazioni
sanitarie attirando anche pazienti da altre regioni. Con questo
programma, è previsto un rientro di 10 milioni di euro già nel
2009».
D’Amario, informale nella polo bianca, racconta seduto nel suo
studio al primo piano della direzione della Asl, nel vecchio
ospedale di Pescara. Affronta, il nodo più spinoso: l’occupazione.
«Il programma di rientro non prevede un piano di assunzioni finché
quest’azienda non dimostrerà di aver iniziato un pensiero di
razionalizzazione delle risorse. Non ci saranno licenziamenti e le
assunzioni si faranno per concorso. Il primo atto è stato quello di
ridefinire le regole di governo del personale in termini di accordi
e relazioni sindacali. Ci sarà un sistema di valutazione,
premiante, in cui si andrà a valutare il grado d’impegmo di ogni
unità operativa».
Con la voce ferma, poi, parla della nuova linea di pensiero della
sanità pubblica pescarese, quella diversificazione che è al centro
dei cambiamenti dei tre presidi ospedalieri di Pescara, Penne e
Popoli. «Pescara sarà concentrata sull’emergenza chirurgica e
medica, sfruttando al meglio tutte le attività secondo criteri di
deospedalizzazione: pochi posti letto e molti servizi.
Per il presidio di Popoli puntiamo a creare due grandi poli: uno
riabilitativo, che manca in Abruzzo, e che prevede il rientro di
pazienti dalle altre province e l’attrazione di quelli di fuori; e
un polo di chirurgia programmata, basata sulla riduzione della
durata della degenza». «Ma insomma», si domanda retoricamente D’A
mario, alternando l’eloquio professionale a quello più libero, «è
possibile che qui si sequestrano i pazienti?». «E invece penso che
occorra migliorare la qualità percepita dai pazienti, snellire i
tempi di degenza e di attesa». «Infine, il presidio di Penne»,
prosegue il manager, «che accanto alle discipline
medico-chirurgiche di base, diventerà centrale nella geriatria a
lunga degenza di cui oggi si sente bisogno».
In quello che nel piano di riordino si chiama macrolivello
territoriale, D’Amario presenta i nuovi distretti che da 13
passeranno a 6. «Quello di Pescara nord che sarà completato con l’a
cquisto di un terreno a San Donato e che ospiterà tutte le
specializzazioni di base. Poi, uno per Pescara centro che farà
riferimento all’ospedale; quello di Montesilvano, l’area vestina di
Città Sant’Angelo, Spoltore, Pianella, e l’altro Maiella Morrone
per Caramanico e San Valentino». Infine, i consultori:
«Diminuiranno», conclude D’Amario, «ma saranno più efficienti, così
come l’attività amministrativa che sarà centralizzata.
16 luglio 2009