di Gian Paolo Coppola
PESCARA. Finiranno per diventare più preziose delle sentenze, visto quanto da esse dipende la sopravvivenza di inchieste e udienze preliminari. Nel buco nero delle «omesse notifiche», buccia di banana su cui sta scivolando la giustizia pescarese, sono finiti, direttamente o per il coinvolgimento di altri indagati, anche nomi come Luciano D’Alfonso ed Enzo Cantagallo, travolti dagli scandali ma rimasti in stand by per quell’atto giudiziario - obbligatorio per legge - che non arriva mai o arriva tardi. C’è persino chi non l’ha ricevuto per 14 mesi. Eppure, fa il segretario generale in un Comune. Paradossi di una giustizia incartata nei suoi stessi meccanismi.
LE PRESCRIZIONI L’eccezione diventata regola in tribunale sta provocando rinvii in serie dei procedimenti. Mortificando inchieste chiuse a tempi da record, deprimendo le parti civili che reclamano giustizia, costringendo a snervanti attese anche quegli imputati che vorrebbero chiarire al più presto la loro posizione senza imboccare vie alternative. Sì, perché l’omessa notifica va spesso a braccetto con un alleato minaccioso e inesorabile: la prescrizione, che rischia di far estinguere i reati e di lasciare, nell’opinione pubblica, un dubbio su chi viene prosciolto solo perché la legge non ha fatto in tempo a emettere una sentenza.
TRIFUOGGI «A Pescara, la media della consegna delle notifiche oscilla tra i 10 e i 14 mesi», ha detto il procuratore Nicola Trifuoggi che ha più volte segnalato il problema delle carenze di organico degli uffici al presidente
del tribunale, al procuratore generale e al presidente della Corte
d’appello. Numeri impressionanti, ma dietro i quali si nasconde una
realtà ancora più drammatica, quella degli ufficiali giudiziari, ai
quali soli è demandata da qualche anno la notifica - prima affidata
a due addetti della polizia giudiziaria - di tutti gli atti del
tribunale penale e civile. Come dire, non solo le notifiche delle
udienze a imputati e testimoni, ma anche pignoramenti, esecuzioni,
sfratti, sequestri giudiziari, sequestri conservativi, riconsegne
di minori e contraffazioni di brevetti industriali.
RITMI INFERNALI Occorre allora risalire la catena
e addentrarsi nel cuore di un lavoro, quello degli ufficiali
giudiziari, che a Pescara è sottoposto a un carico senza
precedenti. E dove i numeri tracciano i contorni di un’operatività
e di un’efficienza ben diversa da quella che potrebbe sembrare
limitandosi a osservare solo i processi rinviati. Perché le cifre
raccontano una media di 10mila atti notificati ogni mese da ciascun
ufficiale giudiziario. Qualcuno di loro arriva anche a 15mila
notifiche e mille esecuzioni al mese, ma con un ritmo infernale,
lavorando anche di pomeriggio e fino al limite delle ore 20
previsto dalla legge per smaltire gli atti urgenti. Muovendosi con
mezzi propri, anche se avrebbe diritto alla macchina di servizio
che comunque non esiste. E affrontando il rischio di sviste, sempre
dietro l’angolo e insidiose perché espongono un ufficiale
giudiziario a procedimenti penali se sbaglia anche una sola data.
Come a dire che la relata del funzionario può sempre essere
contestata. Precisi come un computer, abbagli azzerati: così li
vuole la legge. Senza contare le possibili minacce e
aggressioni.
L’ORGANICO Ma torniamo ai numeri, che aiutano a
inquadrare meglio un ufficio che lavora nell’ombra ma in realtà è
il motore dell’intero palazzo di giustizia: in servizio attualmente
al tribunale di Pescara sono 9 ufficiali giudiziari, tre in meno di
quelli previsti dall’organico, per coprire il capoluogo e la
cintura metropolitana, principalmente Montesilvano e Spoltore. Di
fatto, però, sono sette quelli operativi sul campo, perché oltre al
dirigente c’è un addetto che si occupa della posta, vale a dire
quelle notifiche meno importanti come le comunicazioni di
cancelleria. Con una funzionaria prossima alla maternità che
copriva Montesilvano, gli “esterni” scenderanno a 6. Si sono divisi
le zone da coprire, ma se qualcuno si ammala l’area scoperta va a
gravare sul carico degli altri colleghi. La collaborazione di
alcuni avvocati, che nasce grazie al rapporto personale che si
instaura con i funzionari, consente di effettuare le notifiche agli
studi legali o direttamente in ufficio, ma è solo una piccola
discesa lungo un percorso a ostacoli.
I QUATTRO COMPUTER Perché le notifiche spesso non
vengono portate a termine per l’assenza del destinatario,
costringendo l’ufficiale giudiziario a effettuare il deposito al
Comune e a inviare la raccomandata per far sì che l’atto si
consideri notificato. Con ovvia perdita di tempo. Per non parlare
delle esecuzioni: si sa quando cominciano, ma non quando finiscono.
E’ il caso dello sfratto: può durare da un quarto d’ora a tutta la
giornata, e comprende anche l’inventario dell’immobile. Ma i numeri
risicati e le mille mansioni non spiegano il perché di migliaia di
notifiche arretrate da smaltire, che arrivano soprattutto dal
penale. Allora, dov’è che la macchina s’inceppa? Lo stop avviene
davanti a quattro computer. Alla carenza d’organico degli ufficiali
giudiziari si aggiunge quella, decisiva e fatale, delle
coadiutrici, cioè delle segretarie. Quando la procura passa all’u
fficio le notifiche da eseguire, queste devono essere registrate
sui vari pc. Ogni tipo di atto ha il suo modello e come tale viene
catalogato nell’elaboratore. Se la notifica non viene caricata sul
computer, l’ufficiale giudiziario non può recapitare l’atto.
LE COADIUTRICI Ed è qui che si blocca tutto.
Attualmente, le coadiutrici in organico sono 4, ma due di loro sono
impegnate ogni giorno con l’assistenza all’udienza, prevista nelle
loro mansioni ma decisamente penalizzante per l’efficienza dell’u
fficio perché le costringe a spostarsi nelle aule dalle 9 alle 14 -
e spesso anche di pomeriggio - per chiamare i testimoni dei
processi. I tentativi da parte dei dirigenti di esentare le
coadiutrici da questo incarico non hanno avuto fortuna. Senza
contare che una delle segretarie è stata applicata a un altro
ufficio. La coperta è cortissima. Per sodddisfare tutte le
esigenze, servirebbero almeno 6 segretarie. Così, capita che l’u
fficio resti sguarnito per intere mattinate e che le notifiche
restino in giacenza, con un aggravio sull’arretrato.
29 giugno 2009