Chiodi trascina gli emergenti del Pdl

    di Luigi Vicinanza Vuoi vedere che sta crescendo un leader? Un po' impacciato, eloquio un tantino tecnico, senza furori demagogici, insomma zitto zitto Gianni Chiodi si sta creando un ruolo e una missione nell'Abruzzo delle troppe emergenze. Gianni il bello - come lo presentò in pubblico il Cavaliere - incassa dalle elezioni di una settimana fa un risultato insperato: la regione più berlusconiana d'Italia per percentuale di voti alle europee e un bottino pieno alle amministrative. Che ribaltone. Appena un anno fa il centrosinistra in Abruzzo governava e controllava pressoché tutto. Oggi è a pezzi e il principale partito dello schieramento, il Pd, è crollato al 22 per cento dimezzando quasi i voti reali ottenuti rispetto alle politiche del 2008 (da 277 mila a 145 mila).

    Vincono Chiodi e il Pdl dunque. Nettamente. Perché nel Pd abruzzese si sono concentrate tutte le contraddizioni, di tipo locale e nazionale, che affliggono dalla nascita il partito che fu di Veltroni ed ora di Franceschini. Innanzitutto la questione morale. Dall'arresto di Ottaviano Del Turco (incastrato da un imprenditore che confessa a rate) a quello di Luciano D'Alfonso il Pd ha balbettato poche e confuse giustificazioni. Ma quel che è peggio non ha mai avviato una vera discussione sulle cause politiche (prima ancora che giudiziarie) di ciò che è accaduto alla Regione e poi al Comune di Pescara. L'ho già detto e lo ripeto: la giunta Del Turco era destinata a perdere le elezioni, allorquando si fossero svolte alla loro scadenza naturale, anche se non si fosse scatenato il ciclone giudiziario. Perché su quel governo e su qu
    ella coalizione - già prima degli arresti - c'era un giudizio politico negativo dettato da due anni e mezzo spesi con troppa prudenza nel rinnovare e trasformare la regione, infeudata dalla precedenza esperienza di centrodestra.

    Insomma alla irrisolta questione morale si è aggiunta una scarsa capacità amministrativa. Fino alle ultime elezioni il centrodestra vinceva a livello nazionale perché incardinato nella figura del capo indiscusso.

    Osannato anche quando parla di improbabili complotti eversivi ai suoi danni, padre-padrone di un partito-azienda. Ma era destinato a perdere nelle elezioni amministrative perché privo di una classe dirigente locale riconosciuta e spendibile. Mentre il centrosinistra dalla lontana «stagione dei sindaci» ha messo in campo per anni donne e uomini di qualità. Ora anche questo vantaggio sta svanendo. Lo si è visto alla Provincia di Chieti dove un politico di lungo corso come Tommaso Coletti esce di scena sconfitto, logorato da se stesso.

    Il centrosinistra ha dato l'impressione di essersi trasformato in un sistema di potere statico, poco innovativo e piuttosto litigioso nelle sue articolate componenti. La Provincia di Pescara, per esempio, viene conquistata dal giovane emergente Guerino Testa oltre che per il peso dei voti raccolti nel capoluogo, anche per le crisi nelle giunte di centrosinistra in tanti Comuni, a partire da Spoltore fino a Roccamorice.

    Infine il Pd abruzzese paga l'assenza di una linea politica nazionale forte e riconoscibile: qui più che altrove, perché c'è un grumo di emergenze sociali e ambientali irrisolte. In queste condizioni il Pd non aveva grandi speranze di vincere. Ma è un errore credere che lo sfondamento elettorale del centrodestra sia stato realizzato solo per demerito dell'avversario. Prima Chiodi alla Regione, poi le candidature azzeccate in questa tornata elettorale mostrano nel Pdl una presenza di amministratori radicati nel territorio maggiore di quanto finora sia apparso. Ispirati dal governatore, pacati nei toni e moderati nei programmi, hanno conquistato persino storiche roccaforti «rosse». Sostenuti dall'Udc e da una rete di liste civiche hanno conquistato quella terra di mezzo popolata da elettori incerti o delusi.

    Ora sono chiamati alla prova del fare. Non ci sono più alibi. Per la prima volta Comuni, Province, Regione e governo sono dello stesso colore, con una continuità garantita per almeno 4-5 anni. Se Chiodi è davvero un leader, ha l'occasione per dimostrarlo. Nell'interesse dei cittadini e dell'Abruzzo. A partire dall'Aquila terremotata dove, oltre le pur essenziali casette, c'è una città monumentale e storica da ricostruire. Ma senza risorse adeguate le promesse di Berlusconi sono destinate a restar tali. Amara propaganda. Saprà il governatore far pesare il consenso raccolto?

    Speriamo di sì.
    14 giugno 2009
     

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