Governatore e leader del partito nella regione più berlusconiana d’Italia. Decisivo il rapporto con il premier saldato dalla tragedia del terremoto e ora dal risultato elettorale
di Antonio De Frenza
Il terremoto salda definitivamente l'asse Berlusconi-Chiodi, anche
se mette il governatore in una posizione non facile.
L'interventismo del premier (è 13 volte all'Aquila) e il ruolo
nella ricostruzione del commissario Guido Bertolaso rischiano di
schiacciarlo sullo sfondo (un rischio colto dal Partito democratico
che lo tratta da comprimario senza ruolo in commedia). Però quello
che per Chiodi è un rischio si rivela una realtà per i dirigenti
del Pdl, che scompaiono di fatto dalla scena regionale, mentre
l'immagine pubblica di Chiodi cresce. Una immagine sbiadita, come
accusano i suoi avversari? Cosa importa? L'immagine viaggia ed è
quello che conta. Viaggia anche Chiodi tra L'Aquila e Roma dove
strappa accordi importanti, almeno sulla carta (come quello per le
infrastrutture da 6 miliardi a pochi giorni dal voto). E comincia a
viaggiare anche in campagna elettorale. Per presentare la
candidatura di Luigi Albore Mascia a sindaco di Pescara diserta
persino una delle tante visite di Berlusconi all'Aquila.
Impossibile che tra i due non ci fosse accordo. Qui la saldatura è
totale: Berlusconi si muove solo sull'Aquila tenendosi lontano dai
comizi elettorali (tranne qualche intervista alle tv locali),
Chiodi si muove nel resto della Regione promuovendo incontri
elettorali. Il partito? Fa quel che può. Il terremoto ha cambiato
la regione, e con la regione ha cambiato la politica e gli assetti
dei gruppi dirigenti.
La partita del voto è diventata una partita a due: il ticket
Berlusconi-Chiodi contro il centrosinistra. E la notte dell'8
giugno, a urne ancora fumanti, Chiodi fa una dichiarazione che più
chiara non può essere: «Gli elettori abruzzesi hanno premiato la
politica dei fatti. Segno che ha funzionato al meglio il raccordo
che, come in occasione del tragico evento del sisma, c'è stato e
continua ad esserci tra giunta regionale, governo centrale ed
amministrazioni locali. La gente d'Abruzzo ha percepito la
vicinanza dello Stato ed in particolare del premier e del suo
governo e le attività che, come giunta regionale, stiamo
sviluppando». Il Pdl? In Abruzzo sono io, dice Chiodi.
Sommessamente, com'è nel suo stile, ma con decisione da leader.
10 giugno 2009
Inviato da erasmo09
il 09 giugno 2009 alle 16:23