di Antonio De Frenza
SPECIALE ELEZIONI, TUTTI I RISULTATI -
La cronaca dello spoglio
ELEZIONI COMUNALI Pescara |
Teramo |
Giulianova |
Comuni con meno di 15 mila abitantiELEZIONI PROVINCIALI Chieti |
Pescara |
Teramo
EUROPEE 2009
I
risultati definitivi del voto in Abruzzo
PESCARA. I dati sono lusinghieri: 44,5% al Pdl alle europee (con
uno strabiliante 55% all'Aquila), le Province riconquistate dal
centrodestra, i capoluoghi in mani amiche. E oggi il governatore
Gianni Chiodi può tranquillamente appendere nell'armadio la casacca
del figurante, cucita dal centrosinistra, e indossare la maglia del
primatista, spedita direttamente da palazzo Grazioli a Roma. Le
tragedie danno nettezza ai caratteri. I successi li
rafforzano.
Nei cinque mesi del suo governo, Chiodi ha conosciuto la tragedia
del terremoto e il successo delle elezioni, e ne esce trasformato
da politico locale, quasi sconosciuto fuori dai confini della
provincia di Teramo, a capopartito. Parabola rapida e luminosa,
vaticinata dal rapporto sempre più stretto con Silvio Berlusconi.
Amicizia fresca, quella tra i due uomini politici, nata pochi mesi
prima delle elezioni regionali, quando Chiodi decide di dimettersi
da sindaco di Teramo e di proporsi alla candidatura della regione
per il centrodestra. Chiodi si muove con prudenza, perché in Forza
Italia e An ci sono almeno tre candidature pesanti: i senatori
Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano e il consigliere uscente
Giuseppe Tagliente. Berlusconi però vuole una faccia nuova, una
persona che non abbia avuto a che fare col governo regionale di Del
Turco neanche dall'opposizione.
Come prima mossa va a trovare Maria Teresa Letta ad Avezzano. La
signora Letta, presidentessa della Croce Rossa abruzzese, è la
sorella di Gianni il braccio destro del premier. La mossa si rivela
decisiva, perché quando Berlusconi chiede a Letta chi sia questo
sconosciuto pretendente alla presidenza della Regione, Gianni
chiama la sorella e le chiede una relazione scritta. La
professoressa si mette al lavoro e traccia un profilo positivo del
candidato. Qualche giorno dopo Berlusconi invita Chiodi a Palazzo
Grazioli assieme alla famiglia. A fine cena il cavaliere prende la
sua decisione e comunica al neonato Pdl abruzzese che il candidato
a Palazzo Centi sarà il sindaco di Teramo.
Cosa ha convinto Berlusconi? Lo dice lui stesso nel comizio di
presentazione del candidato all'Aquila il 23 novembre. «Chiodi non
è un politico di professione, ha avuto un'esperienza sia
all'opposizione che come sindaco della città, dunque ha la
preparazione amministrativa ideale. E poi ha equilibrio».
Sono probabilmente gli stessi giudizi espressi nella relazione di
Maria Teresa Letta. A questi Berlusconi ne aggiunge un altro, di
conio certamente personale: «E poi Gianni è bello».
Per Berlusconi la campagna elettorale abruzzese è qualcosa di più
di un fatto locale. Lo scrive Le Monde in un reportage del 3
dicembre titolato "Berlusconi nella battaglia d'Abruzzo". Per il
Cavaliere, spiega il quotidiano parigino, il voto abruzzese è
un'occasione per sfatare le voci di un premier sofferente in salute
e in crisi di consensi politici. E Berlusconi si impegna. Viene
quattro volte in Abruzzo. Il 6 dicembre, un sabato, si presenta
addirittura all'improvviso a Pescara, spiazzando il suo stesso
partito.
Chiodi ne capitalizza la vitalità, si muove abilmente senza
forzare i toni della campagna elettorale e alla fine vince le
elezioni. Dopo qualche giorno comincia a costruire la squadra di
governo cercando di tenere i partiti fuori dalla porta, mentre il
rapporto diretto con Berlusconi si rafforza. L'autonomia di Chiodi
dai partiti si vede anche dalle provenienze dei suoi assessori. Il
presidente si circonda di fedelissimi, quattro assessori sono
teramani (uno di loro, Mauro Di Dalmazio, è stato il più votato al
Comune di Teramo). Nessun assessore è aquilano. Chiodi teorizza
questa scelta: «Se voglio essere credibile non posso essere
condizionabile. Devo rendere conto agli abruzzesi e non ai
partiti».
Il terremoto salda definitivamente l'asse Berlusconi-Chiodi, anche
se mette il governatore in una posizione non facile.
L'interventismo del premier (è 13 volte all'Aquila) e il ruolo
nella ricostruzione del commissario Guido Bertolaso rischiano di
schiacciarlo sullo sfondo (un rischio colto dal Partito democratico
che lo tratta da comprimario senza ruolo in commedia). Però quello
che per Chiodi è un rischio si rivela una realtà per i dirigenti
del Pdl, che scompaiono di fatto dalla scena regionale, mentre
l'immagine pubblica di Chiodi cresce. Una immagine sbiadita, come
accusano i suoi avversari? Cosa importa? L'immagine viaggia ed è
quello che conta. Viaggia anche Chiodi tra L'Aquila e Roma dove
strappa accordi importanti, almeno sulla carta (come quello per le
infrastrutture da 6 miliardi a pochi giorni dal voto). E comincia a
viaggiare anche in campagna elettorale. Per presentare la
candidatura di Luigi Albore Mascia a sindaco di Pescara diserta
persino una delle tante visite di Berlusconi all'Aquila.
Impossibile che tra i due non ci fosse accordo. Qui la saldatura è
totale: Berlusconi si muove solo sull'Aquila tenendosi lontano dai
comizi elettorali (tranne qualche intervista alle tv locali),
Chiodi si muove nel resto della Regione promuovendo incontri
elettorali. Il partito? Fa quel che può. Il terremoto ha cambiato
la regione, e con la regione ha cambiato la politica e gli assetti
dei gruppi dirigenti.
10 giugno 2009
Inviato da erasmo09
il 09 giugno 2009 alle 16:23