San Gregorio, studiosi da tutta Italia per una palazzina implosa

Nella frazione 8 morti Sparisce la chiesa appena restaurata

    di Enrico Nardecchia L’AQUILA. Si chiama via della Pietà, ma qui il terremoto non ha avuto alcuna pietà. Anzi. Ha mietuto otto vittime. A San Gregorio, dirimpetto a Onna, c’è la casa diventata oggetto di studio da parte di tre università: Federico II di Napoli, Chieti-Pescara e La Sapienza di Roma. E anche dei vulcanologi. Una casa di cemento armato a tre piani ne ha perso uno e le colonne sono staccate dal resto.

    IL CASO NAZIONALE In questa palazzina di via della Pietà hanno installato degli strumenti per rilevare quale tipo di anomalia possa aver permesso lo schiacciamento di un piano, il più basso, e lo scivolamento della struttura a un metro dalle colonne rimaste in piedi ma senza reggere più nulla. Perché le colonne si sono staccate dal resto? Non si sa. L’unica certezza è che in questa palazzina che domina la vallata non ci sono stati morti, per fortuna. Durante la scossa delle 3,32 il marito ha detto alla moglie: «Chissà se ce la facciamo a uscire, c’è ancora un piano di scale da fare». Lei ha risposto: «Ma che? Siamo già arrivati». È stato il terremoto a fare da ascensore. Ora la casa è sotto sequestro in attesa del responso degli esami.

    CHIESA SPARITA
    San Gregorio non ha più una chiesa dove poter andare a piangere i suoi otto morti, ai quali e ne aggiungono altri sei originari dello stesso paese ma che abitavano all’Aquila. La chiesa al centro del paese fatta rastaurare con grande sforzo dal parroco don Domenico Marcocci, responsabile dei beni culturali dell’arcidiocesi aquilana, e dalla sua operosa comunità non c’è più. rasa al suolo,
    come bombardata. Rinane in piedi solo una colonna ma presto verrà buttata giù anche quella. Il tabernacolo è finito sotto la polverel la campana che scandiva le giornate in paese è lì muta, appoggiata in un angolo. Danni anche alle suore Ferrari, al palazzo dei baroni de’ Nardis. Olga Vasarelli si mette le mani nei capelli quando, scortata dai vigili del fuoco di Frosinone, per i quali è diventata una sorella maggiore, getta lo sguardo più in là dove finora non aveva osato guardare. «Oddio, ma io questo mica l’avevo visto. Non ci ha lasciato niente».

    LA RIVISTA Il viaggio dentro la San Gregorio che non c’è più prosegue in via del Mercato dove a terra, bagnata, c’è una vecchia Famiglia Cristiana del 9 settembre 1962, aperta casualmente a una pagina precisa. Il titolo dice: «Quando Quando c’è il terremoto sulla terra Dio cosa fa nel cielo?». Sembra fatto apposta. Chissà chi l’ha messo lì, sotto a una vecchia foto ingiallita di danni del sisma a Montecalvo Irpino (Avellino). Quando Olga lo racconta ai vicini di casa quasi non ci credono. «San Gregorio ha avuto gravissimi danni e nessuno finora ci ha calcolato», sostengono alcuni cittadini rimasti attorno alle case per fare la guardia contro i possibili sciacalli. «Abbiamo perso tutto, anche le vite umane, ma forse nessuno se n’è accorto. Ora la ricostruzione. Chissà chi e se la farà. Sappiamo solo che tutt’i ntorno è una devastazione».

    LA CASA DELLA BEATA È a terra, pietra su pietra, anche la casa natale di suor Ludovica De Angelis, le religiosa originaria di San Gregorio e beatificata da Papa Wojtyla. «Neppure le quattro mura dove nacque la nostra piccola madre Teresa si sono salvate. Ora sarà dura pensare di rimettere in sesto questo paese così martoriato». Al mulino sono morte due persone e una ragazza si è salvata. Alla casa famiglia una suora. Più avanti una coppia, lei parrucchiera lui poliziotto. Poi una bambina francese che era venuta qui per Pasqua. Sempre in centro altre due donne. «Noi che ci siamo salvati», spiega uno dei residenti, «dobbiamo ringraziare Dio e soprattutto i nostri angeli, i vigili del fuoco che fin dalla notte stessa del terremoto si sono messi a scavare, anche con le mani, per tirare fuori più gente possibile dalle macerie».

    AL CAMPO Più a valle, al campo sportivo, si preparano i pasti anche per San Gregorio 2, le case comunali di cui è rappresentante Fabrizio Di Marco. Chi entra viene schedato, ma non dalle forze dell’ordine. Nessuno lo dice apertamente, tuttavia si temono infiltrazioni da parte di malintenzionati. «Tutto bene», confermano gli ospiti del campo, che poi dicono: «Ma le stufette quando arrivano?».
    18 aprile 2009
     

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