PESCARA. «Chiara eri sempre sorridente. Il tuo sorriso ti distingueva dagli altri. Adesso che sei lassù rallegra anche coloro che hanno perso la vita per il terremoto». Le toccanti parole sono state pronunciate ieri, nella basilica della Madonna dei Sette Dolori, dal vice preside dell’istituto professionale Michetti, Giuliano Natale, davanti alla bara di Chiara Taborre, studentessa di 19 anni morta giovedì in un incidente sulla strada Lungofino, a Città Sant’Angelo. Nello scontro, vicino alla rotatoria delle Quattro Strade, sono rimasti gravemente feriti due amici di Chiara. Tutti e 3 sul sedile posteriore di una Honda Civic, guidata da un coetaneo neopatentato.
L’auto si è schiantata contro altre due vetture. Pur essendo seduta in mezzo, tra i due amici, l’impatto è stato fatale per la giovane studentessa del Michetti, che abitava ai Colli con la sua famiglia. La 19enne, la “principessa” come la chiamavano le amiche, è morta sul colpo. Ai funerali celebrati da padre
Guglielmo Alimonti, una liturgia breve, senza eucaristia per la festività pasquale, hanno partecipato centinaia di persone che si sono strette intorno alla madre
Silvana, dipendente Rai, al papà
Marco, che lavora in un’azienda privata, e al fratello
Fabio, ciclista professionista, compagno di squadra di
Rebellin e
Simoni.
Poco prima del funerale, nell’obitorio dell’ospedale di Pescara per rendere omaggio alla salma è andato anche il campione
Danilo Di Luca.
Alle esequie c’erano i genitori di Di Luca e diversi rappresentanti
del ciclismo regionale. Ma soprattutto c’erano tanti ragazzi in
lacrime, gli amici di Chiara dei Colli, i compagni di scuola e
della classe quinta H servizi sociali del Michetti. Alcune ragazze
portavano rose rosse e peluche, ultimo dono per la sfortunata amica
strappata alla vita nel fiore degli anni.
Su uno striscione attaccato a un recinto davanti alla chiesa si
stagliava la scritta «Vorremmo donare il tuo sorriso alla luna.
Ciao Chiara», ispirata a una canzone di successo di Tiziano Ferro,
che la ragazza doveva amare in modo particolare. Le amiche hanno
anche portato in chiesa un cartellone con tante foto che ritraggono
Chiara Taborre, allegra e sorridente, nei momenti
felici della sua breve vita.
«La morte è una tragedia sempre. La morte violenta è doppiamente
tragedia. Ma per noi credenti in Cristo questa vita, la vita di
Chiara non finisce qui», ha detto padre Guglielmo, nel tentativo di
alleviare la sofferenza dei genitori e del fratello. «Non dovevi
morire per un incidente stradale.
Questa è l’età per studiare, per vivere, non per morire», il
toccante intervento dinanzi al feretro del vice preside Natale,
«negli anni scorsi avevo scritto al prefetto chiedendo se si
potesse fare di più nelle scuole per la sicurezza sulle strade. A
voi ragazzi dico di andare piano quando guidate, siate prudenti.
Non si può, non si deve morire così. Ora che ti dovevi diplomare,
Chiara, ci hai lasciato».
Anche un’amica, visibilmente commossa, ha preso la parola in chiesa
per l’addio, a nome delle ragazze dei Colli, alla principessa
Chiara. All’uscita dalla basilica, il feretro è stato accolto da un
lungo fragoroso applauso, l’ultimo saluto prima della tumulazione
della salma al cimitero. Restano gravi le condizione degli amici
all’ospedale di Pescara.
15 aprile 2009