di Antonio De Frenza
MONTESILVANO. Aspettiamoci una gara vera. Le primarie abruzzesi del Partito Democratico non saranno una liturgia officiata da Margherita e Ds, a giudicare dalla elettricità che si avvertiva ieri nella sala congressi dell’Hotel Serena Majestic, dove una platea di 500 imprenditori agricoli, amministratori, studenti, docenti, tutti aderenti al neonato movimento Terra Futura hanno assistito al primo confronto pubblico tra i due candidati alla segreteria regionale del partito: Luciano D’Alfonso, sindaco di Pescara, e Tommaso Ginoble, assessore regionale ai Trasporti.
E non è stato certo un confronto tra un predestinato e un concorrente d’ultima fila. Certo,
Ginoble ha dovuto fare in questi giorni come il secondogenito col fratello maggiore: schivare con destrezza l’ira e la gelosia di chi non è più solo sulla scena. E non è un caso se ha usato una metafora famigliare per affermare ancora una volta la propria scelta di disobbedire, candidandosi, alla decisione del leader del partito: «
Franco Marini per me è un padre, e ogni padre ha il dovere di comprendere le ragioni dei figli».
E le ragioni sono «nell’essenza stessa della costruzione del partito democratico. Sarebbe stato singolare se si fosse andati alle primarie, non a caso parola plurale, con un solo candidato. Non è successo in nessuna regione, tranne una».
Un esito per
D’Alfonso «che è un’opportunità», anche se il sindaco non ha mancato di rimarcare che la decisione degli organi dirigenti di Ds e Margherita andava verso t
utt’altra direzione, cioè verso una candidatura unica, la sua. Ma
il bersaglio polemico non era certo Ginoble (i due si stimano e
ieri lo hanno dimostrato), era sicuramente il presidente della
Regione
Ottaviano Del Turco quando D’Alfonso ha
ammesso di non aver apprezzato certe espressioni «che si potevano
scavalcare», ma, d’altra parte, ha aggiunto affondando la voce sui
toni più cupi, «nella natura umana ci sta il sentimento e il
risentimento».
È stato questo lo scambio più significativo e carico di emozione
di una serata che ai due contendenti è servita per prendere le
misure l’uno dell’altro, in attesa degli altri quattro confronti
che li impegneranno nei capoluoghi di provincia da qui al 14
ottobre, quando il popolo delle primarie sarà chiamato alle
urne.
È stato un confronto anche tra due personalità molto diverse. D’A
lfonso irruento, tecnico, deciso e decisionista («La politica non
si può mettere con le gambe a cavalcioni, deve stare alla stanga»,
e ancora, «farò il segretario del Pd come faccio il sindaco,
trasformando subito le idee in fatti»). Ginoble si è mostrato più
timido ma passionale. Ha ricordato il groppo in gola che lo
prendeva quando scendeva in campo da giocatore di basket e che
ancora oggi lo afferra quando prende la parola in pubblico.
Poi ha spiegato il valore dell’emozione in politica, «che porta
freschezza e voglia di confronto». Ha strappato un applauso alla
platea parlando dell’antipolitica e della responsabilità dei
politici «che non hanno fatto tutto il dovuto perché non si
diffondesse».
Sullo sfondo sono rimasti i temi dell’incontro: l’agricoltura, la
valorizzazione della terra. Ma sono discorsi che affronterà il Pd
dopo il 14 ottobre. Un Pd che avrà certamente un segretario e forse
due leader.
21 settembre 2007