Gli anni Ottanta dell’Ottocento erano stati anni felici, operosi;
la letteratura si sposava col giornalismo in una simbiosi nuova e
affascinante. Il giornalismo partenopeo segnava il polso del ricco
e vitale organismo culturale cittadino, orientato verso propositi
di svecchiamento della letteratura nel tentativo di purificarla dai
residui romantici e di sintonizzarla sul repertorio straniero.
Sintomatica a riguardo l’azione di Vittorio Pica che nel decennio
tra l’Ottanta e il Novanta fu un apostolo della letteratura
francese promuovendo non solo Zola e i De Goncourt, ma anche
Maupassant e Bourget, mentre Federico Verdinois e Domenico Ciampoli
(altro abruzzese trapiantato a Napoli) aprivano le porte con le
loro traduzioni agli scrittori russi. Era il periodo grosso modo
del Corriere del mattino di Martino Cafiero che Croce definirà non
a caso «la culla della nuova letteratura napoletana», la palestra
di formazione di giovani leve destinate ad affacciarsi spavalde nel
panorama italiano.
E tra le nuove proposte la Serao amò in particolare Paul Bourget,
nel quale troverà conferma della sua disponibilità psicologica già
dimostrata in opere d’esordio come «Cuore infermo» (1881). Mentre
condannava senza rimedio gli scolaretti di Zola (Céard, Rod,
Hennique, Huysmans, quelli, per intenderci, della scuola
naturalista delle Serate di Médan), additava con ammirazione l’a
utore dell’«Irréparable» e di «Terra promessa», quest’ultimo
romanzo subito ospitato nelle appendici del Mattino diretto insieme
al marito Edoardo Scarfoglio.
Scrivendo a Gegè Primoli, fotografo appassionato e generoso
mecenate, a proposito degli entusiasmi suscitatele dallo scrittore
francese, peraltro conosciuto di persona nel 1892, esclamava: «Che
strana letteratura, caro Gè! Quale delicato vagabondaggio nelle
regioni spirituali! Io le intendo e le apprezzo queste finissime
analisi delle anime inferme» (lettera del 27 luglio 1884).
* * *
Italiana e napoletana verace, il caso aveva voluto che nascesse in
Grecia a Patrasso, ove suo padre Francesco Serao si era rifugiato
per sottrarsi alle persecuzioni della polizia borbonica. Vecchio e
squattrinato pubblicista (la sua figura è adombrata a tratti nel
personaggio di Riccardo Joanna nel romanzo omonimo), Matilde
apprende da lui quanto conti nella professione giornalistica la
dignità e la libertà di opinione, di contro a qualsiasi
interferenza o sollecitazione esterna.
Dopo un biennio in cui si trova a lavorare come impiegata ai
Telegrafi di Stato (1876 - 1878), la giovane Serao si immerge
completamente nelle attività delle redazioni e collabora a varie
testate prima a Napoli, poi a Roma, ove si distingue nel Fanfulla
della domenica, nella Domenica letteraria, nella Cronaca bizantina
stringendo amicizia tra gli altri con Giovanni Verga, Giuseppe
Giacosa, Ferdinando Martini e ove si unisce il matrimonio con
Edoardo Scarfoglio, con il quale, prima direttrice di quotidiani in
Italia, fonda Il Corriere di Roma durato fino al 1887; in seguito,
dopo il fallimento dell’impresa, torna a Napoli occupandosi del
neonato Corriere di Napoli e del giornale che la caratterizzerà
maggiormente, Il Mattino (1892), diretto insieme all’esuberante
marito, polemista irriducibile, africanista tenace, meridionalista
convinto e spregiudicato.
L’atteggiamento molto spesso antigovernativo del giornale procurò
alcuni sequestri fino alla fuga in Svizzera del direttore. Ma nel
1903 la coppia si separa sul piano privato e su quello
professionale e Donna Matilde dà luogo a Il Giorno (1904),
rivelatosi quasi sempre in concorrenza feroce con lo stesso
Mattino, salvo che per la guerra di Libia, dinanzi alla quale le
due testate mantengono posizioni alquanto concordi, così come per
il neutralismo manifestato allo scoppiare del primo conflitto
mondiale. Nel 1917 Edoardo muore, mentre Donna Matilde, da sempre
pacifista e antimilitarista, rivelerà una certa prudenza che le fa
onore nei confronti del Fascismo e di Mussolini in nome della
sacrosanta libertà d’espressione.
31 luglio 2007