di Antonio De Frenza
PESCARA. «Walter annuncia a Torino la sua candidatura? Sono contento e sto con lui». Così il vicepresidente della giunta regionale Enrico Paolini commenta il giorno dell'investitura del sindaco di Roma Walter Veltroni a leader del Partito democratico. «La scelta di Veltroni è un segno di novità. Piero Fassino ha usato una frase felice: è il più fresco di noi. L'ho sentito e gli ho fatto i complimenti. Gli ho chiesto anche di venire di nuovo in Abruzzo (recentemente è stato all'Aquila e a Pietransieri ndr), mi ha assicurato che sarà qui entro l'estate».
Quali sono le caratteristiche di Veltroni che la convincono di più?
«Veltroni raccoglie il consenso e l'attenzione di un elettorato più ampio della somma di Ds e Margherita. Attira su di sé un voto d'opinione che sarà decisivo».
Tutti sono rimasti sorpresi dai tempi della designazione. Eppure in partita c'erano Fassino, Rutelli...
«Dico bravo a Fassino che ha detto subito “sto con Walter”. È stata una manifestazione di grande generosità. Lo stesso vale per Rutelli».
Ma una candidatura senza avversari la convince?
«Che male c'è se c'è l'accordo?»
Parisi ha detto che vuole candidarsi.
«Beh, oltre a candidarsi bisogna anche trovare i voti».
Il Pd avrà una forma federale. In Abruzzo cosa succederà? All'Aquila martedì c'è stata una prima assemblea regionale molto partecipata, ma al tavolo non c'era la Margherita.
«Ma so che in sala c'erano molti esponenti d
ella Margherita. Io trovo quell'assemblea molto positiva, lì si è
manifestato un reale interesse popolare verso il Pd. Ora bisogna
costruire un partito regionale evitando i localismi. Una linea
chiara che Veltroni ha fatto sua. Dobbiamo lavorare subito per
trovare il leader migliore, ma dobbiamo lavorare anche sui
contenuti e i programmi, perché il Pd non deve essere fine a se
stesso, ma deve essere un'occasione per produrre il
cambiamento».
Per rilanciare anche l'azione del governo regionale?
«Oggi ci sono cose che vogliamo fare e non riusciamo a
fare. Basti vedere cosa è successo all'ultimo Consiglio regionale
dove una legge giusta, la riforma dell'Aptr, non si fa anche per la
frammentazione del centrosinistra».
Il 14 ottobre il Pd dovrà eleggere, oltre al leader
nazionale, anche il segretario regionale. Con qale
meccanismo?
«C'è ancora molto tempo per pensarci. Io credo che il
leader deve essere eletto dal popolo delle primarie e non
dall'assemblea regionale. Chiaramente chi andrà alle primarie dovrà
prima dichiarare la propria adesione al Pd e versare una quota. Si
tratta di un meccanismo democratico diretto che dà una forte
motivazione a chi va a votare. Diffido invece delle elezioni di
secondo grado, quelle delle assemblee, perché lì si introducono
logiche dorotee micidiali. Il leader dovrà essere il leader di
tutta la Regione e non il leader più forte di un territorio che
prevarichi in base a questa forza tutti gli altri».
Intende dire che non deve essere un leader locale?
«Esatto».
Ma il segretario, una volta eletto, sarà anche il leader
della coalizione in caso di elezioni regionali?
«Non necessariamente, perché mentre a livello nazionale è
presumibile anche se non scontato, nel caso regionale c'è il
discorso delle alleanze. E poi può esserci il caso di un segretario
che è anche deputato o che ha responsabilità di governo. In questo
caso può preferire anche non candidarsi alla Regione».
27 giugno 2007