di Monica Pelliccione
L'AQUILA. È operativo il nuovo atto aziendale, approvato dalla Asl il 2 febbraio. Un documento che modifica l'assetto organizzativo della sanità provinciale, creando «una rete integrata di servizi per seguire il paziente dalla degenza alle prestazioni domiciliari». Bando ai doppioni, molte le unità operative accorpate. I Dipartimenti passano da 16 a 8. Prevista una riduzione dei primari con nomina. «Tutto ciò senza toccare i livelli di assistenza», tiene a precisare il manager della Asl
Giancarlo Silveri, «ma solo, come si legge nel V titolo dell'atto aziendale, che avrà validità triennale, superando la frammentarietà dei servizi, che oggi si caratterizzano per essere tendenzialmente dei duplicati e verificando la possibilità di una reale integrazione tra pubblico e privato». Un atto aziendale che, nella sua prima stesura, presentata a novembre scorso, non ha mancato di suscitare polemiche per l'accorpamento di alcune unità operative nei presidi sanitari dell'Aquila, Avezzano e Sulmona e per la cancellazione di parte dei primariati. Due esempi su tutti: al San Salvatore le Unità operative di medicina passeranno da tre a due, mentre la neurochirurgia di Avezzano, dopo l'assunzione di otto neurochirurghi in tutta la provincia, garantirà il servizio di assistenza, ma dipenderà dall'Unità operativa dell'Aquila. Silveri ha già annunciato che, in una seconda fase, ad Avezzano verrà istituita un'
Unità operativa semplice dipartimentale di neurochirurgia. A
Castel di Sangro è previsto il potenziamento del pronto soccorso.
Una serie di tasselli che la Asl ha incastrato, con l'intento di
«razionalizzare e integrare i dipartimenti, superando il vecchio
modello ospedaliero». L'atto aziendale istituisce 8 dipartimenti
sanitari più due amministrativi, abolendone la metà (prima erano
16): medico, chirurgico, materno-infantile, prevenzione, salute
mentale, diagnostica per immagini, anatomia patologica e
laboratorio analisi, emergenza e urgenza. Due i dipartimenti
amministrativi: tecnico patrimoniale e giuridico. «Saranno
nominati dieci direttori di dipartimento», chiarisce Silveri.
«L'altra, importante, novità riguarda il personale assegnato, che
finora prestava servizio nelle unità operative e che adesso sarà
impegnato in attività trasversali, con un'integrazione che favorirà
l'interazione tra i reparti e migliorerà la qualità dell'assistenza
ospedaliera e territoriale. Il piano, già operativo e che attende
solo il visto di conformità della Regione su singoli capitoli, si
basa sulla funzionalità dei servizi, mettendo al centro il
cittadino». Negli 8 dipartimenti sanitari provinciali confluiranno
81 unità operative complesse e 60 unità operative semplici, contro
le 139 unità complesse e le 150 semplice previste finora. La
razionalizzazione dei reparti porterà, gioco-forza, a una
diminuzione dei primariati assegnati, che passeranno da 89 a 81.
Infine, i distretti sanitari scendono da sette a tre, ma non
vengono toccati gli ambulatori, «che resteranno tutti in funzione»,
sottolinea Silveri. «Attualmente i posti letto sono distribuiti per
unità operative. D'ora in poi saranno calati su scala
dipartimentale. Intendiamo passare da una visione che pone al
centro del sistema il singolo professionista ad una in cui il
paziente riceve, in modo integrato, la più appropriata risposta
assistenziale. Il nuovo modello sarà caratterizzato da una
strutturazione delle attività ospedaliere per livelli di assistenza
medica omogenei». Nell'ambito della struttura ospedaliera per
acuti sono previste aree dedicate alla riabilitazione e alla
lungodegenza, aree di transito per la dimissione dei pazienti e di
assistenza territoriale a carattere residenziale, i cosiddetti
ospedali di comunità.
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11 febbraio 2012
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