I divorzi crescono del 30%

Oltre 100 coppie si sono rivolte al tribunale in un solo semestre

    di Federica Pantano  SULMONA. Aumentano divorzi e separazioni nella città dell'amore, patria del poeta Ovidio e dei confetti. Il dato arriva dal tribunale sulmonese. Nel 2010 le «coppie scoppiate» sono state 156, 102 solo nei primi sei mesi del 2011, con un andamento destinato a raddoppiare, come confermano gli avvocati matrimonialisti. La crisi delle famiglie, purtroppo, si conferma un indicatore della recessione.  All'ombra della statua del poeta latino dell'Ars amatoria, litigano e si dividono le coppie sulmonesi. Calcolando che nel 2009 ammontava a 132 l'insieme delle separazioni (consensuali e giudiziarie) e dei divorzi (congiunti e giudiziali), la cifra di 102 che fotografa la situazione fino al giugno scorso, conferma un andamento destinato a raddoppiare, raggiungendo almeno il numero di 200. Il trend in aumento viene confermato dall'avvocato matrimonialista Maria Rita Di Loreto. «È un fenomeno in crescita», conferma il legale sulmonese, «e quello che sorprende è soprattutto il numero alto delle separazioni giudiziali, destinate al raddoppio e che superano di sette unità nei primi sei mesi del 2011 quelle dell'anno precedente». Il dato delle separazioni non consensuali, in sostanza quelle più complicate e litigiose, è infatti pari a 28 nel 2011, rispetto 21 del 2010. Una tendenza che conferma anche l'influsso negativo della crisi economica, con la perdita di lavoro e i tanti provvedimenti di cassa integrazione attivati, che vanno a minare la serenità non solo economica delle famig
    lie sulmonesi. Quando uno dei coniugi perde il posto, aumentano i motivi di discussione e liti, che portano poi nei casi più estremi alla decisione di separarsi. «Con i problemi economici le coppie litigano di più», conferma l'avvocato Di Loreto, «i contrasti maggiori sono legati ai soldi. Ma chi si separa si impoverisce. Basta pensare al raddoppio delle utenze e delle case. Ma ciò evidentemente non scoraggia, nonostante per me rappresenti l'ultima strada». I costi di una separazione consensuale sono di circa 3mila euro, che possono salire fino a 9mila per quelle giudiziali, che durano in media quattro anni. I maggiori fattori di lite fra i coniugi sono legati agli assegni di mantenimento e alla frequentazione dei figli. «Per questo noi avvocati consigliamo sempre le separazioni consensuali», continua Di Loreto, «i costi sono più contenuti e dopo un delicato lavoro di mediazione si arriva ad un accordo». Ulteriori spunti arrivano dai dati dell'Istat che fotografano l'andamento dei matrimoni nella provincia: il capoluogo è primo per numero di divorzi, cui seguono Sulmona e Castel Di Sangro. La città dell'amore, poi, è diciottesima nella classifica regionale dei comuni più refrattari al matrimonio, L'Aquila terza e Castel Di Sangro quinta.

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    10 febbraio 2012
     

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