L'AQUILA. La Direzione distrettuale antimafia dell'Aquila si è trovata di fronte, negli ultimi mesi, a molte vicende legate al fenomeno delle infiltrazioni mafiose nella ricostruzione post sisma. Il fatto emerge dalla Relazione annuale sulla criminalità organizzata della Procura nazionale antimafia. Inoltre secondo la Dna: «L'Abruzzo é la destinazione finale per il commercio al minuto di associazioni criminali soprattutto di Campania e Calabria». Citando il protocollo d'intesa tra la Direzione nazionale antimafia (il capo è
Alfredo Rossini coadiuvato in particolare da
Olga Capasso) e la Prefettura dell'Aquila guidata da
Giovanna Maria Iurato (intesa che ha permesso di individuare tutta una serie di società che, in vario modo, avevano aperto la strada ad imprese collegate ad organizzazioni mafiose, con i conseguenti provvedimenti), la Relazione traccia un bilancio dell'attività svolta nell'ambito della ricostruzione. Complessivamente sono state adottate 17 interdittive antimafia, mentre le misure di prevenzione sono state proposte per sette imprese aquilane. Per altre dieci sono state sollecitate le Procure distrettuali territorialmente competenti. L'Abruzzo - rileva la Relazione - anche prima del terremoto, aveva ospitato società che erano state costituite appositamente molto lontano dalla Sicilia, in una terra fino allora relativamente tranquilla. Si trattava tuttavia solo di un anticipo di quello che sarebbe venuto dopo, con il massiccio ingresso di società di personagg
i legati alla camorra ed alla 'ndrangheta, spesso con sede legale
nel nord Italia. In materia di appalti, il controllo viene
esercitato attraverso l'esame dei flussi finanziari con
l'attribuzione di uno speciale codice - il Cup - ad ogni impresa
appaltatrice, «che permette di evitare la creazione di fondi neri e
di seguire la destinazione delle erogazioni pubbliche, si
effettuano anche gli accessi ai cantieri delle imprese "sospette" o
per numero di appalti ottenuti o per l'elevato importo dell'appalto
aggiudicato o perché segnalate dall'Autorità Giudiziaria o infine
perché destinatarie di informative antimafia "atipiche" rilasciate
dalle Prefetture competenti». La Relazione ricorda anche la
richiesta di rinvio a giudizio per il deputato Denis Verdini e per
l'imprenditore Riccardo Fusi, accusati di tentato abuso d'ufficio
in concorso. Secondo la relazione: «Se da un lato la penetrazione
mafiosa e della criminalità organizzata in Abruzzo si é ingigantita
all'Aquila, in seguito al terremoto, dall'altro reati di
vario genere, quali ad esempio riciclaggio di denaro sporco,
traffico di stupefacenti, riduzione in schiavitù o sfruttamento
della prostituzione, vengono consumati prevalentemente in altre
località, suddivise in tre fasce: zona costiera,
Marsica e Alto
Sangro». In particolare la zona costiera comprende le province
di
Pescara, Chieti e Teramo. Quest'ultima, con lo sviluppo
dell'edilizia, dell'industria e del commercio, si presta ad
operazioni di riciclaggio. La Marsica, con le città di
Avezzano,
Carsoli e Tagliacozzo é caratterizzata da una forte presenza di
extracomunitari e quindi é adatta alla commissione di reati di
immigrazione clandestina e di sfruttamento della manodopera
irregolare, soprattutto da parte di cittadini cinesi. Nell'Alto
Sangro e nella Valle Peligna sono presenti soggetti legati alla
camorra, interessati all'acquisto di immobili ed attività
commerciali soprattutto nel settore turistico ed alberghiero. Nella
Relazione viene menzionata la presenza sul territorio abruzzese,
lungo la fascia costiera di Teramo e Pescara, di cittadini cinesi,
etnia non eccessivamente pericolosa in Abruzzo, ma capace comunque
di organizzarsi per favorire l'immigrazione clandestina di
connazionali. La criminalità organizzata di stampo mafioso é
presente in Abruzzo anche nel campo della droga «essendo costante
il flusso di stupefacenti dalla Calabria e dalla Campania, gestito,
a monte, dalla camorra e dalla 'ndrangheta. Rimangono comunque
sempre attivi in questo settore - si legge nel documento - gli
albanesi, dediti allo spaccio nei locali notturni e lungo la costa.
Lo spaccio di droga, soprattutto cocaina, prosegue florido
specialmente lungo la costa. Il fenomeno dello sfruttamento della
prostituzione nel tempo ha assunto proporzioni maggiori e non é
rimasto circoscritto alla criminalità locale. Recenti indagini
hanno evidenziato che, soprattutto nella zona della
Bonifica del
Tronto, nel teramano, «i nigeriani si sono affiancati ai romeni
nel lucroso mercato, sfruttando le proprie concittadine in modo da
impedire loro qualsiasi via d'uscita».
9 febbraio 2012
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