Le intercettazioni: cocaina tagliata col riso

Inchiesta «Costa dorata». Un consumatore: droga di pessima qualità, non la pago

    di Giampiero Giancarli  L'AQUILA. Stupefacente tagliato con il riso. E' una delle tante chicche che spuntano dalle carte dell'inchiesta della polizia «Costa dorata» culminata con l'arresto di nove persone per spaccio e prostituzione che sarebbe avvenuta nel night «La bussola» ad Alba adriatica.  Ieri, comunque, ci sono stati gli interrogatori di alcuni indagati ai domiciliari i quali si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle donande del giudice Giuseppe Romano Gargarella.  Si tratta di Fabio Romoli, Alona Osipova, Roberto Foschi e Mirko Barone i quali sono stati assistiti dall'avvocato Alessandra Spadolini e da altri colleghi del foro di Teramo. Si parlava, dunque, di droga «tagliata» e questo scaturisce da alcune conversazioni riguardanti una consegna di dosi che fu fatta a Coppito nei pressi di via della Madonnella. In una telefonata si parla di cinque grammi per volta per un corrispettivo di 300 euro.  Uno dei percettori della droga se la prende con uno dei fornitori Edison Rrokaj albanese in quanto non voleva pagare lo stupefacente consegnato in quanto di pessima qualità. Ritenendo, inoltre, che era stato tagliato con il riso.  Per nascondere il presunto spaccio i sospettati adoperavano un linguaggio convenzionale ma che, comunque, è stato agevolmente decriptato dagli investigatori. Lo testimonia una conversazione tra l'indagato Wladimir Picaku e un consumatore che di mestiere fa l'imprenditore edile. Questi gli ordina un quantitativo di venti gr
    ammi di cocaina utilizzando una terminologia metaforica. «Senti...domani», dice in dialetto al telefono al suo interlocutore, «potemo pittà una ventina di appartamenti». Inizialmente lo straniero non percepisce ciò che voleva intendere l'imprenditore amico e questi lo riprovera dicendogli: «E dai bello... sveglia che sono le sette». Poi lo spacciatore capisce e gli manda un sms che quale gli dava l'ok dopo avere capito il tono della richiesta. «Allora ci possiamo vede' domani», dice l'imprenditore di Coppito», ma l'interlocutore prende tempo. L'aquilano è molto deciso e ha fretta: «Ma vattene a fa...». Alla fine l'accordo arriva e e i due si incontrano.  Dalle telefonate emergono altre peripezie per la consegna dello stupefacente. Si fa riferimento a presunte consegne fatte dal pescarese Mirko Barone il quale avrebbe ceduto un grammo di cocaina a un ragazzo per cento euro. Le consegne avvenivano a Cave di Scoppito oppure nei pressi dei Map della Protezione civile in una località denominata Casale di Scoppito.  Insomma un giro di droga sostanzioso e la magistratura sembra convinta della colpevolezza. Ma gli avvocati fanno una obiezione importante: di questa droga si parla nelle telefonate ma non ne è stata sequestrata affatto per cui sarebbe tutto virtuale. I precedenti giurisprudenziali all'Aquila, tuttavia, parlano di precedenti condanne anche pesanti per spaccio anche se non furono mai trovati riscontri concreti.

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    3 febbraio 2012
     

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