«Sisma, gli esperti conoscevano i pericoli»

Al processo Grandi rischi le accuse del vulcanologo Stoppa. Barberi sbotta: ci insulta

    di Giampiero Giancarli  L'AQUILA. Le pungenti dichiarazioni del vulcanologo Francesco Stoppa che ha criticato le scelte della commissione Grandi Rischi hanno provocato tensione nella 13esima udienza del processo ai sette ex componenti dell'organismo.  Francesco Stoppa, vulcanologo, ex componente della commissione Grandi rischi negli anni 2000-2003, professore ordinario di Geochimica all'Università D'Annunzio di Chieti, ha testimoniato in quanto chiamato dalle parti civili rappresentate dall'avvocato teramano Wania Della Vigna.  «Che lo sciame sismico dell'Aquila», ha detto l'esperto, «avesse scaricato energia ai fini della mitigazione di una scossa è un falso. «Difficilmente» ha precisato alludendo a Bernardo De Bernardinis, «un sismologo poteva ritenere opportuna quella dichiarazione che ho sentito fare in televisione. In tal modo aumentato la vulnerabilità del sistema e accresciuto il rischio».  Un colloquio-fiume, durato circa tre ore anche per via delle domande degli avvocati. L'esperto ha ricordato che «per scaricare una scossa di magnitudo 6 ce ne vogliono 30 di magnitudo 5: immaginate quante ce ne vogliono di grado 4, forse migliaia. Siccome non c'erano state, la faglia non aveva scaricato un bel niente». Ricordando i giorni prima del sisma del 6 aprile 2009, Stoppa ha detto che «sono state prese misure, per esempio la rete gps è stata incrementata, segno concreto del fatto che scienziati e tecnici si aspettavano un'evoluzione concreta del fenomeno. C'erano param
    etri geofisici che facevano pensare che lo sciame stesse evolvendo».  Il vulcanologo, alle tante domande di alcuni avvocati di parte civile, tra i quali Fabio Alessandroni e Maria Teresa Di Rocco ha anche ribadito che quando era componente della commissione le riunioni come quella «flash» che si tenne all'Aquila il 31 marzo duravano sempre non meno di tre ore e in qualche caso anche per più giorni.  Tesi nette, dunque, che hanno suscitato momenti di tensione, in particolare da parte di uno degli imputati, Franco Barberi,che durante la testimonianza è sbottato: «Ci insulta» ha urlato per poi tacere. Anche uno degli avvocati, Alfredo Biondi si è alzato e ha esclamato «Ma questa è una requisitoria come fosse il pm».  Il testimone ha anche detto che voleva contattare la Protezione civile per dare il suo parere. Gli dissero che sarebbe stato convocato ma non se ne fece nulla.  Barberi al termine della testimonianza ha rilasciato una dichiarazione: «Ritengo doveroso» ha detto al giudice «far osservare che alcune delle dichiarazioni del consulente o teste appena ascoltato sono scientificamente infondate. Agli atti del processo ci sono pareri di altri esperti con formazione sismologica più solida e altri ne verranno».  La testimonianza del vulcanologo era stata preceduta da quella dello psichiatra Massimo Casacchia, docente dell'Università dell'Aquila, che ha visitato quattro sopravvissuti del crollo della Casa dello studente, ai quali ha diagnosticato la «indrome da stress post trauma, «un disturbo cronico, può durare per tutta la vita. E' una malattia del vivere, per cui non si può più dimenticare». Tra le altre testimonianze di ieri quella di Francesco Sidoti, docente di Criminologia, Gianfranco Amicucci, primario di chirurgia e Massimo Mortari, ex dirigente del pronto soccorso.  Sotto accusa, dopo la denuncia presentata dall'avvocato Antonio Valentini ci sono sette persone: Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l'unico finora sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico della Protezione civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre, Claudio Eva, ordinario di all'Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile.  Tutti gli imputati saranno ascoltati quando saranno concluse le testimonianze portate in udienza dalle parti civili.  Va segnalato, infine, che i il processo è iniziato in ritardo di un'ora a causa della nevicata di ieri in Abruzzo.

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    2 febbraio 2012
     

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