di Giampiero Giancarli
L'AQUILA. Tutti scagionati per la protesta in autostrada nel giugno 2010 per indurre il governo a sospendere il pagamento delle tasse. Tra essi il sindaco Massimo Cialente, l'assessore comunale Stefania Pezzopane e l'onorevole del Pd Giovanni Lolli. Il giudice ha archiviato anche per il consigliere provinciale
Lucia Pandolfi e il presidente del consiglio comunale
Carlo Benedetti. Insieme a loro erano indagati (per interruzione di pubblico servizio) e sono stati scagionati
Antonio Congeduti, Stefano Frezza, Paolo Alloggia, Sara Vegni, Anna Lucia Bonanni, Alessandro Tettamanti, Alberto Francesco De Matteis, il consigliere comunale
Vito Albano, Gian Luca Totani e lo studioso del radon
Gioacchino Giuliani. Il provvedimento è stato chiesto a fine anno scorso dalla procura della Repubblica è è stato stato firmato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale
Giuseppe Romano Gargarella. Al vaglio della magistratura ci fu quella giornata di protesta nella quale scesero in campo migliaia di persone e ci fu un breve blocco stradale in autostrada tra i caselli dell'Aquila est-Tornimparte. Secondo la procura, che ha fatto marcia indietro rispetto a poche settimana prima, non ci sono elementi sufficienti per sostenere l'accusa in un giudizio. Vediamo il perchè. «Rileva in particolare» si legge nella richiesta di archiviazione, «quanto emerso dell'interrogatorio dell'indagato Cialente in ordine alle motivazioni che lo hanno indotto insieme agli al
tri amministratori pubblici e comunque rappresentanti politici
quali
Lucia Pandolfi, Giovanni Lolli e
Carlo
Benedetti a fare ingresso in autostrada, ovvero la necessità di
guidare una folla di almeno diecimila persone che avrebbe comunque
fatto ingresso in autostrada e dunque impedire che vi fosse una
occupazione incontrollata, pericolosa per l'ordine pubblico e la
incolumità degli stessi manifestanti. Tale motivazione è stata
sostanzialmente confermata dalla escussione del questore
Stefano
Cecere che pure ha ricordato come il blocco stradale sia stato
di brevissima durata verosimilmente grazie ad alcuni politici
locali che si sono messi alla testa del corteo». «Rileva altresì»
si legge ancora nell'atto giudiziario «quanto evidenziato
dall'indagato, l'avvocato Totani, nella sua memoria e
nell'interrogatorio in merito alla segnalazione da parte della
società autostrade, con apposito cartello luminoso, della avvenuta
interruzione dell'autostrada, elemento che ragionevolmente potrebbe
avere indotto altri manifestanti, numerosissimi, che pure hanno
fatto ingresso dopo i rappresentanti politici, a ritenere legittimo
e autorizzato l'accesso». Il giudice ha fatto proprie queste
motivazioni e ha mandato in archivio il fascicolo. Quando si seppe
dell'indagine a carico dei manifestanti ci fu una sorta di
sollevazione popolare. Il sindaco dell'Aquila
Massimo
Cialente si disse orgoglioso di quell'avviso di garanzia.
Altri, comunque, notarono una sorta di anomalia anche fin troppo
evidente. Infatti ci si chiese come mai a fronte di migliaia di
persone che invasero la corsia autostrada a finire sotto accusa
fossero solo poco più di una dozzina di persone. Comunque la
archiviazione ha posto fine a dubbi e polemiche. Alcuni tra gli
indagati sono stati assistiti dagli avvocati
Gregorio Equizi
e
Lorenzo Cappa.
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1 febbraio 2012
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