di Enrico Nardecchia
L'AQUILA. Centro storico e imprese, ma anche come e chi sbloccherà 7mila pratiche e chi garantirà l'assistenza alla popolazione senza provocare una rivolta sociale a quasi tre anni dal terremoto. Questi alcuni dei punti in agenda per il ministro
Fabrizio Barca, che si è autodefinito «inviato speciale» per la ricostruzione dell'Aquila dopo l'incarico che gli è stato conferito venerdì scorso dal premier
Mario Monti al termine di un consiglio dei ministri durato sei ore e durante il quale si è di nuovo parlato del capoluogo abruzzese a Palazzo Chigi. L'arrivo di Barca, salutato positivamente sia dal sindaco
Massimo Cialente sia dal commissario per la ricostruzione
Gianni Chiodi, riapre un dialogo che, secondo le aspettative, dovrebbe consentire lo sblocco dell'avvio della ricostruzione pesante. Questi temi saranno al centro di un incontro che potrebbe tenersi nel corso della settimana.
FONTANA RESTA. Chiodi trattiene Fontana. Respinte, secondo le previsioni, le dimissioni presentate al commissario per la ricostruzione dall'architetto che guida la struttura tecnica di missione, organismo di coordinamento e di supporto all'attività dei Comuni. Così come Fontana, Chiodi ha scritto una lettera. «Nel richiederle di voler continuare nel suo lavoro, le confermo il mio preciso impegno ad assumere compiutamente e integralmente tutta la responsabilità politica dell'incarico di commissario delegato per la ricostruzione che il governo nazionale ha inteso confermarmi nonostante
che il 28 dicembre avessi rimesso la delega nelle mani del nuovo
presidente del Consiglio». È questo uno dei passaggi chiave della
missiva di quattro pagine con l'invito a continuare a lavorare
nello stesso incarico. Quella di Chiodi è una lettera che approccia
svariati temi. Si va dalle continue polemiche legate ai famigerati
piani di ricostruzione, primo tra tutti quello dell'Aquila, appena
presentato dall'amministrazione comunale, fino alle esigenze di
riforma della cosiddetta governance al ruolo delle amministrazioni
locali nella ricostruzione. In questo caso pare prendere corpo un
intervento più incisivo da parte degli enti locali con la struttura
commissariale destinata a restare sullo sfondo, per mantenere
funzioni di programmazione e di vigilanza.
«DEVO LEGGERE». A sera il dimissionario capo
della struttura tecnica di missione, raggiunto telefonicamente per
un commento sulla decisione di Chiodi, dice al Centro di non aver
ancora preso visione della missiva. «Devo leggerne il contenuto»,
spiega l'architetto che aveva mosso, sempre per lettera, dei
rilievi a Chiodi, specialmente in relazione al fatto che il suo
debba continuare a essere un ruolo tecnico e non politico. «Non
appena avrò esaminato quello che mi scrive il commissario mi
pronuncerò. Per ora posso dire che resta ferma la mia convinzione e
che porterò avanti solo l'ordinaria amministrazione senza assumere
nuove iniziative».
FONTANA NO. «Cogliamo l'attimo, ci sono tutte le
condizioni per ripartire. La nomina di un ministro che ci segue; un
tavolo romano vero; l'approvazione da parte della giunta del piano
di ricostruzione che cancella ogni alibi all'azione di deterrenza
del commisario; l'evidente fallimento dell'impostazione della
governance. Ricompattiamo il territorio: via Fontana, via anche il
commissario Chiodi. È ora che cali il sipario sul finto dramma
messo in scena dal capo della Stm che intanto convoca i sindaci del
cratere per una riunione, giusto per ordinaria amministrazione. Non
ci crede più nessuno a bugie così grossolane. Per riacquistare un
minimo di credibilità, farebbero bene a rimettere tutto nelle mani
del governo, dal momento che, sia Chiodi che Fontana, hanno
apprezzato la nomina di Barca a ministro per L'Aquila», lo
sostiene, in una nota,
Stefania Pezzopane
responsabile nazionale Pd per la ricostruzione.
«GRAZIE NAPOLITANO». Morena
Pasqualone (Udc provinciale) esprime «riconoscenza per le
parole del presidente
Napolitano e l'impegno sulla
ricostruzione».
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30 gennaio 2012
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