di Marianna Gianforte
La cartina base del piano di ricostruzione
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L'AQUILA. Riguarderà «non uno ma 50 centri storici» e costituirà il punto di partenza della rinascita urbanistica e sociale del territorio. Finalmente arriva il Piano di ricostruzione dell'Aquila. Il sindaco
Massimo Cialente lo ha presentato ieri insieme all'assessore
Pietro Di Stefano e agli architetti
Chiara Santoro e
Daniele Iacovone. Un piano di circa 300 pagine, un'enorme faldone, in cui sta scritto il futuro della città distrutta tre anni fa dal sisma. Riguarda 403 ettari di centro storico perimetrato, costerà circa 5 miliardi di euro e ricalca il piano strategico «L'Aquila 2020» al quale il sindaco lavorava prima del terremoto «e anche la sera del 5 aprile». L'obiettivo primario del piano è far rientrare le persone nelle loro abitazioni a partire dalla ricostruzione «della città storica e medievale», ha insistito Di Stefano.
L'ITER. Il piano di ricostruzione è stato approvato due giorni fa dalla giunta comunale. Giovedì 2 febbraio andrà in seconda commissione Territorio, poi sarà condiviso con le circoscrizioni e andrà in consiglio comunale. Ma dopo dovrà essere sottoposto alle consultazioni previste dal nuovo regolamento sulla partecipazione. Prima dell'ultimo passaggio e l'approvazione in consiglio comunale, sul piano di ricostruzione dovrà essere raggiunta l'intesa con il commissario e il presidente della Provincia. Il piano sarà effettivamente operativo non prima dell'estate, a causa delle elezioni che imporranno uno stop di qualche settimana. «Il piano
è uno strumento aperto e flessibile», ha ribadito l'assessore Di
Stefano.
A COSA SERVE. È uno strumento programmatico ed economico,
che servirà come vademecum al governo centrale per capire la
previsione di spesa per la ricostruzione dei centri storici. Anche
se, come ha spiegato Cialente, «la somma indicata nel documento è
solo una previsione. Il costo effettivo si saprà soltanto quando
arriveranno i progetti con tutti i loro dettagli». Nella
ricostruzione il documento privilegia il Piano regolatore generale
della città, che «si è mostrato flessibile e idoneo ad accogliere
le caratteristiche del piano di ricostruzione», ha spiegato
l'architetto Santoro, «nonostante sia stato approvato nel 1975».
Dunque si tende a seguire il piano regolatore evitando, per quanto
possibile, il ricorso esclusivo a una pianificazione separata. Il
piano comprende quattro sezioni: le linee d'indirizzo strategico,
ritenute di una certa importanza dal Comune. Poi lo stralcio degli
interventi edilizi diretti del capoluogo e quelli delle frazioni e
dei progetti strategici.
COME SI PROCEDERÀ. Si può dire che il piano di
ricostruzione prevede due livelli d'intervento. Il primo riguarda
il 70% degli interventi del centro e delle frazioni conformi al
piano regolatore, che possono essere avviati subito, sui quali il
Comune ha sempre insistito per un avvio rapido. Ci rientrano anche
800 edifici per i quali sono state già approvate le proposte
d'intervento. Durante la presentazione del piano di ricostruzione
del movimento "Città di persone", qualche giorno fa, Cialente aveva
ribadito l'importanza di «partire subito da queste aree senza
aspettare l'approvazione del piano di ricostruzione», tra le
polemiche dei cittadini. Il restante 30% dei lavori riguardano,
invece, gli interventi unitari e gli interventi pubblici, non
conformi al Prg. In questi casi i residenti del centro dovranno
aspettare che il piano diventi operativo.
LAVORO E TEMPI. «Abbiamo fatto un lavoro immenso con i
tecnici. Questo non è il piano di ricostruzione di un solo centro
storico, ma di 50 centri storici e lo abbiamo presentato in tempi
rapidissimi: sette mesi. Mi aspetto una lettera di encomio dal
governo e dal commissario
Chiodi». L'entusiasmo di
Cialente ha lasciato spazio soltanto a un breve passaggio sulle
polemiche che hanno accompagnato l'elaborazione del piano di
ricostruzione. «Il Comune non ha mai detto che non voleva fare il
piano. Saremmo stati schizzofrenici se lo avessimo affermato
lavorando, nello stesso tempo, al piano». Invece no, il Comune ci
ha lavorato seriamente e ci ha messo tutto il tempo che serviva per
seguire le indicazione della legge 77 e dei decreti commissariali
che indicavano come doveva essere realizzato il piano. C'è un nodo
che per il sindaco deve essere al più presto risolto: «La filiera
andrà via tra marzo e aprile. Ci devono consentire di mettere in
piedi una struttura alternativa per non fermare l'approvazione dei
progetti. È come se fosse scoppiato un incendio e nessuno sa come
spegnerlo. Scriverò al premier
Mario Monti. Non ci
possiamo permettere, come sta già succedendo, che gli ingegneri
presentino progetti che poi restano bloccati», ha detto.
L'assessore Di Stefano ha sottolineato la priorità di «riportare
le sedi degli uffici pubblici in centro storico, facendo il
contrario di quanto pianificato, ad esempio, a Gemona del Friuli o
in altre città terremotate. È un passo fondamentale per far tornare
anche le attività commerciali e la quindi la vita in centro».
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28 gennaio 2012
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