Fontana convoca i sindaci dopo l'addio

Prima accusa Chiodi e si dimette, poi chiama gli amministratori

    di Enrico Nardecchia  L'AQUILA. Si dimette ma convoca i sindaci per il 31 gennaio. Accusa Chiodi di non aver saputo evitare la divisione sul territorio ma non ce l'ha soltanto con lui. Ma anche con Antonio Cicchetti, il vicecommissario al cui tavolo l'architetto non si siede più da qualche tempo. Lui tecnico si sente poco sostenuto dal livello politico. Anzi, tirato dentro alla battaglia elettorale. Sullo sfondo della ricostruzione bloccata il capo della struttura di missione, il dimissionario Gaetano Fontana, va alla resa dei conti col commissario che non si allarma più di tanto, prende tempo e afferma di volergli rispondere con una lettera. «Non sono dimissioni», dice Chiodi al telefono, «tant'è che Fontana sta continuando a lavorare». Insomma, uno scenario che racconta di tecnici invischiati in battaglie politiche e di politici accusati di servirsi dei tecnici anche per scopi che esulano dalle competenze di quest'ultimi. Un caos istituzionale che potrebbe accelerare ulteriormente la fine della gestione commissariale. Soprattutto ora che in parlamento ha ripreso a camminare l'iter della legge per la ricostruzione nata da un'iniziativa popolare. Tra gli scenari possibili anche un cambio di rotta del governo con la nomina di un nuovo commissario.  LO SCONTRO. Quando Chiodi vedrà faccia a faccia Fontana gli chiederà conto del passaggio della sua lettera laddove il tecnico afferma: «Non ritengo utile per la ricostruzione puntare sull'appoggio e sulla condivisione del nostro operato
    da parte dei sindaci dei Comuni minori in contrapposizione al Comune dell'Aquila: la divisione dei soggetti del territorio è sempre e comunque una sconfitta che è compito del commissario evitare». Ed è sotto gli occhi di tutti che il contrasto non solo non è stato evitato ma viene alimentato giorno dopo giorno, specialmente sul terreno della ricostruzione e dei famigerati piani. Ancora oggi, infatti, Chiodi afferma che «i piccoli Comuni si sono messi a lavorare senza polemica e con l'ausilio della struttura di missione mentre il Comune dell'Aquila fa polemica in maniera costante come se la struttura di missione fosse responsabile di tutto». Quindi il capo della struttura commissariale ammette che le divisioni sono insanabili. «Fontana, nella sua lettera, non fa un richiamo al commissario», secondo Chiodi. «Dice soltanto: se il problema del blocco sono io posso farmi da parte. Ci parlerò».  LE COLPE. Bordate all'indirizzo del coordinatore dimissionario dai consiglieri comunali Angelo Mancini (Italia dei Valori), Enrico Perilli (Rifondazione), Giuseppe Bernardi (Sinistra per L'Aquila). «Fontana non parla del lavoro svolto dalla struttura di missione e dalla struttura commissariale e dei risultati raggiunti. Spieghi piuttosto come mai non è riuscito a garantire neanche la piena sicurezza nella ricostruzione, la vera sfida dopo il sisma. Ci dica perché è la convenienza economica a far decidere se le abitazioni gravemente danneggiate devono essere riparate, con miglioramento sismico solo al 60% oppure abbattute e ricostruite, cosa che garantirebbe l'adeguamento sismico totale. La verità è che tutte le norme tendono a risparmiare a danno della sicurezza e a rallentare l'esame delle pratiche. Il motivo è semplice. Oggi la disponibilità di risorse non consente di autorizzare tutti i contributi, considerando che, solo per le abitazioni E della periferia, occorrono 2mila 250 milioni di euro, a fronte di una disponibilità residua di mille e 500 milioni per tutti i Comuni del cratere. Tutte questioni sulle quali Fontana dovrebbe spiegazioni, a fronte dei lauti emolumenti percepiti. Ci spieghi inoltre, quali risultati sono stati raggiunti con le sue linee guida, con i decreti e le direttive e quali sono gli effetti delle ultime ordinanze». Per gli esponenti del centrosinistra «si può sicuramente affermare che i cantieri sulle sei aree a breve non sono partiti. La ricostruzione delle abitazioni E della periferia è ferma, la filiera Fintecna, Reluis e Cineas ha oltre settemila pratiche, presentate entro il 31 agosto, bloccate e ulteriori 8mila che non verranno esaminate prima del 31 marzo. Per il centro storico, invece, l'ordinanza arriva, a 3 anni dal sisma, confermando la necessità dei piani di ricostruzione anche per piani stralcio, accompagnati da una stima di massima dei costi, senza altri strumenti e con l'aggravio del taglio dei contributi per le seconde case. Provi a spiegare, Fontana, perché Fintecna, Reluis e Cineas, a fronte dei risultati, costano 12 milioni l'anno, più mille e 600 euro per ogni pratica della periferia esaminata, mentre il Comune dovrebbe esaminare le complesse pratiche dei centri storici con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili, senza nuovi oneri per la finanza pubblica. Fontana dovrebbe spiegare chi ricostruirà le seconde case E senza contributi o indennizzi. La sua struttura anziché aiutare la ricostruzione ha finito per bloccarla e rallentarla».

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    27 gennaio 2012
     

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