di Giampiero Giancarli
L'AQUILA. Un'ora davanti al giudice per ribadire la propria innocenza e spiegare che la clausola nel contratto di appalto che lo ha inguaiato era una consuetudine. Il provveditore alle opere pubbliche per l'Abruzzo, Giancarlo Santariga, ai domiciliari per concussione, ha respinto ogni accusa nell'interrogatorio di garanzia tenuto davanti al giudice per le indagini preliminari (supplente), Roberto Ferrari al termine del quale tramite il suo avvocato, Francesco Carli, ha chiesto la libertà provvisoria. E stamani si dovrebbe avere la risposta da parte del magistrato.
Va anche detto, al riguardo, che il giudice che ha firmato l'arresto, Marco Billi ha ritenuto opportuno scrivere nell'ordinanza che la misura cautelare resti in piedi per 90 giorni. Santariga, in particolare, è accusato di avere usato per scopi personali tre auto noleggiate dalla Prismo, che ha pagato per lunghi periodi anche il carburante, auto che dovevano essere utilizzate per attività relative all'appalto per la realizzazione della nuova sede della guardia di Finanza a Pescara. Il tutto sulla scorta di una clausola inserita nel contratto della commessa. Ma il dirigente ha contestato tutto andando anche oltre, come ha spiegato il suo legale, al termine della audizione.
«Questa è una vicenda», ha affermato l'avvocato Carli, «ingenerata da un malinteso e adesso si tratta di capire se questo malinteso è la conseguenza di una errata e cattiva visione del problema da parte dell'imprenditore, Agostino Bertoni il quale ha segnalato cose non vere, o invece è il frutto di una valutazione maliziosa
».
«Questo dovrà essere valutato con attenzione», ha spiegato ancora
il legale il quale ha annunciato una probabile iniziativa
giudiziaria da parte del suo assistito contro l'imprenditore.
«Comunque una attenta valutazione dei fatti», ha riferito, «porterà
Santariga a determinarsi in un senso o nell'altro su questo
aspetto». Il legale ha spiegato che al suo assistito non sono state
contestate situazioni relative ad appalti legati al terremoto.
«L'accusa non tiene conto di circostanze che sono agli atti», ha
aggiunto entrando nel vivo della sua attività difensiva, «non è
stata elargita una autovettura e il carburante in cambio di appalti
ma auto e benzina erano previste nel capitolato d'appalto
preesistente a tutta questa vicenda e anche alla presa di funzione
di Santariga».
Il fatto che poi Santariga avesse chiesto all'imprenditore di
rispettare il contratto non è un abuso, secondo la difesa, ma la
richiesta di applicare una norma. In riferimento alle parole del
provveditore alle opere Pubbliche, Donato Carlea, che nelle
intercettazioni prende le distanze da Santariga, l'avvocato Carli
ha sottolineato «che non si tratta di una clausola insolita, è
praticata in tutta Italia, ed anche all'Aquila dopo questa vicenda.
L'azienda sapeva tutto essendo un obbligo previsto nel capitolato e
nel contratto e Santariga ha soltanto provveduto a far rispettare
la disposizione chiedendo il carburante all'imprenditore. Come si
fa a parlare di concussione?».
Carli ha chiarito ancora che la clausola prevede che l'auto fosse a
disposizione dell ufficio, del direttore dei lavori o del
responsabile unico del procedimento. «Quando c è stata la
rescissione del contratto», ha spiegato il legale, «il ministero ha
messo a disposizione di Santariga un'altra macchina e buoni
carburante, per i medesimi scopi. La clausola era una maniera,
peraltro molto diffusa, per far risparmiare la Pubblica
amministrazione». L'interrogatorio, slittato al pomeriggio, è stato
proceduto da un momento di tensione ma poi tutto è tornato alla
normalità.
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24 gennaio 2012
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