L'AQUILA. «Sono molto sereno». Così parlò monsignor
Giovanni D'Ercole, regolarmente presente al ritiro del clero secondo un calendario già fissato da tempo. Del resto, come informa la nota dell'agenzia di stampa della Conferenza episcopale italiana, in queste ore il vescovo ausiliare indagato, e potenziale imputato, «ha appreso la decisione del pm con molta serenità e adempiendo regolarmente i suoi doveri di pastore, attendendo fiducioso che venga al più presto dimostrata la sua estraneità ai fatti come già sta avvenendo».
IN RITIRO. Un passaggio fondamentale dell'inchiesta che lo vede tra gli indagati coincide, ancora una volta, con il ritiro del clero, appuntamento quasi snobbato dalla maggior parte dei sacerdoti, molti dei quali impegnati in parrocchia con le feste di Sant'Antonio. Un'altra volta faccia a faccia coi suoi preti, senza poter nascondere la preoccupazione o l'imbarazzo, l'angoscia o la sofferenza. Proprio come avvenne quella mattina dell'8 novembre 2011 quando, mischiati ai prelati, si presentarono nell'istituto di Scienze religiose anche due ufficiali dei carabinieri, i quali chiesero al presule di potergli parlare in disparte per poi notificargli immediatamente un avviso di garanzia per la storia della Fondazione vicina alla Curia. Due mesi dopo la Procura della Repubblica ha definito l'inchiesta cristallizzando le accuse nei confronti del vescovo ausiliare. Che ieri, almeno in pubblico, non ha fatto il benché minimo accenno alla sua personale vicenda
giudiziaria. Anche perché, magari, come fanno osservare alcuni sacerdoti che preferiscono rimanere nell'anonimato, «non era il caso di starne a parlare davanti a un ospite quale monsignor
Lorenzo Chiarinelli». Il 77enne vescovo emerito di Viterbo, membro della Congregazione delle cause dei santi e della Congregazione per il clero, era stato infatti invitato per tenere una riflessione sul profeta Geremia. Insomma, nessun riferimento all'attualità.
BASSO PROFILO. Anche a fronte di un concreto rischio di processo come quello che riguarda il primo collaboratore dell'arcivescovo
Molinari, la linea scelta dall'arcidiocesi aquilana è quella del silenzio.
CHI È IL GIUSTO. Al mattino D'Ercole, celebrando la messa, ha pregato con l'antifona del giorno: «Il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano...». (e.n.)
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18 gennaio 2012
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