di Enrico Nardecchia
Il vescovo Giovanni D’Ercole
Sullo stesso tema
L'AQUILA. Il vescovo ausiliare monsignor Giovanni D'Ercole ora rischia il processo. La procura, che ha chiuso le indagini preliminari sulla tentata truffa della Fondazione Abruzzo solidarietà e sviluppo, lo accusa di aver favorito gli indagati.
L'ACCUSA. Dopo l'interrogatorio telefonò a
Traversi divulgando «notizie segrete». Per questo il pm
Antonietta Picardi sta per chiedere il processo a carico del vescovo ausiliare. L'accusa resta quella di rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale, mentre non figura, nell'avviso di conclusione delle indagini preliminari (notificato ieri mattina a tutti e cinque gli indagati) l'altro capo d'imputazione inizialmente formulato, relativo alle false informazioni al pubblico ministero. Il pm vuole il processo anche per gli altri indagati. Si tratta di
Fabrizio Traversi, 63 anni, romano, ex direttore del sistema qualità montagna del disciolto Ente italiano della montagna; del medico aquilano
Gianfranco Cavaliere, 37 anni (entrambi finiti agli arresti domiciliari a settembre dell'anno scorso); del sindaco di San Demetrio ne' Vestini
Silvano Cappelli, 41 anni; del barese residente a Roma
Nicola Ferrigni, 36 anni, presidente di Eurispes Abruzzo.
CHE SUCCEDE ORA. Con la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari decorrono i venti giorni di tempo entro i quali gli indagati possono estrarre copia degli atti, presentare memor
ie difensive, produrre documenti relativi alle investigazioni
difensive, chiedere al pm ulteriori atti d'indagine, presentarsi
per rendere dichiarazioni spontanee oppure chiedere di farsi
interrogare. Il passaggio successivo è la richiesta di rinvio a
giudizio con la quale gli indagati diventano imputati. Questa sorte
potrebbe toccare anche a D'Ercole, che ieri è stato a Roma per
tutta la giornata.
LE ALTRE ACCUSE. Il pm contesta a
Traversi,
Cavaliere,
Cappelli e
Ferrigni i reati di
concorso in tentata truffa aggravata e continuata «perché compivano
atti idonei a procurare loro ingiusto profitto inducendo in errore,
tramite artifizi e raggiri, il Dipartimento politiche per la
famiglia e il commissario delegato per la ricostruzione» per
ottenere 12 milioni di fondi per il sociale. Inoltre,
Cappelli,
Traversi e
Cavaliere sono accusati di falso in concorso;
Traversi e
Cavaliere anche di
millantato credito e tentata estorsione; il solo
Traversi anche di peculato per l'uso improprio di
utenze telefoniche di un ufficio pubblico.
L'ALTRA LETTURA. Nel sito Internet dell'agenzia
Sir (servizio informazione religiosa) legata alla Cei è contenuta
un'altra lettura della vicenda processuale del vescovo ausiliare.
Questo il titolo della notizia: «Si profila la estraneità ai fatti
per monsignor D'Ercole» che riporta una nota dell'ufficio
comunicazioni sociali della diocesi. «La Procura dell'Aquila ha
dichiarato chiusa l'inchiesta sulla tentata truffa aggravata ai
danni dello Stato per i fondi cosiddetti Giovanardi destinati al
sociale per le zone terremotate. L'inchiesta vede indagati
Fabrizio Traversi,
Gianfranco
Cavaliere,
Silvano Cappelli e
Nicola Ferrigni. In un successivo momento è stato
coinvolto anche monsignor
Giovanni D'Ercole,
vescovo ausiliare, con l'accusa di aver dichiarato il falso al pm e
quello di aver rivelato l'esistenza dell'indagine a uno degli
indagati. Da quanto si è appreso il pm ha deciso di archiviare uno
dei due reati contestati al vescovo ausiliare: quello di aver
fornito false informazioni. Resta, invece, quello di rivelazione di
segreti inerenti a un procedimento penale. Evidentemente», commenta
l'agenzia cattolica, «l'interrogatorio di monsignor D'Ercole
svoltosi nel mese di novembre ha chiarito la posizione del Vescovo
davanti agli inquirenti così da far archiviare l'accusa di false
dichiarazioni. In definitiva, precisa la diocesi, la responsabilità
del vescovo, rispetto a quanto ipotizzato inizialmente, è molto
ridotta. L'auspicio, mentre il procedimento giudiziario segue il
proprio corso, è che al più presto si chiarisca la posizione di
monsignor D'Ercole anche relativamente all'ipotesi di reato di
rivelazione del segreto istruttorio. Il monsignore ha appreso la
decisione del pm con molta serenità e adempiendo regolarmente i
suoi doveri di pastore e», conclude la nota, «attende fiducioso che
venga al più presto dimostrata la sua estraneità ai fatti come già
sta avvenendo».
© RIPRODUZIONE
RISERVATA
17 gennaio 2012
Altri contenuti
- Sulle persone citate
-
- Sugli stessi luoghi
-